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Recensione Avatrade: un buon broker forex?

Avatrade è uno dei broker Forex più conosciuti in Italia. Forex, azioni, indici e materie prime sono a portata di mano con condizioni professionali ed efficienti.

Ha alle spalle una solida esperienza, rafforzata dal crescente favore che ha acquisito presso il suo pubblico di riferimento. E’ innanzitutto un broker onesto e sicuro. A dimostrarlo, tra le altre cose, le numerose licenze europee possedute. Su tutte vanno segnalate quelle erogate ASIC e dalla FSA. Avatrade, inoltre, è soggetto alla MiFid, normativa europea che tutela in modo efficace e stringente gli interessi degli utenti. 

Broker Avatrade: le condizioni economiche

Avatrade offre condizioni economiche vantaggiose. I trader sono messi in condizione di fare profitto grazie a una politica di spread piuttosto agevole. Si va, infatti, da un minimo di 3 a un massimo di 7 pip. Il deposito minimo è tra i più bassi della categoria, appena 100 euro, e consente anche alle persone comuni di intraprendere una carriera nel trading. E’ previsto un bonus di benvenuto pari al 20% del deposito iniziale, il quale tuttavia non può essere superiore a 10.000 euro. 

  • Depositi e prelievi veloci e sicuri
  • Deposito minimo di 100 euro
  • Spread a partire da 1 pips
  • Bonus fino al 20%

I prelievi e i depositi possono essere effettuati tramite bonifico bancario, Paypal, Neteller, Skrill e Web Money. I tempi di attesa non vanno mai oltre i cinque giorni, sebbene in alcuni casi (es. l’account Ava Select) la ricezione avvenga nelle 24 ore. 

Avatrade forex trading

Avatrade consente di tradare sul Forex, sui CFD, sulle azione e sugli indici, sulle materie prime e con le opzioni classiche. L’offerta è davvero completa e comprende oltre 200 asset differenti. 

Il broker Forex Avatrade eccelle soprattutto per quanto riguarda le piattaforme. Gli utenti hanno solo l’imbarazzo della scelta. A loro disposizione, infatti, ce ne sono addirittura otto. Dalla famosissima MetaTrader 4 alle versione con il mobile, dalla variante dedicata a chi pratica al trading automatico a quella riservata ai trader delle opzioni binarie. 

L’offerta di strumenti finanziari dipende dal tipo di conto. In ogni caso, al Trader è garantita la possibilità di praticare l’analisi tecnica e fondamentale, di visionare grafici in tempo reale. Vengono messe inoltre a disposizione analisi di mercato già pronte per l’uso e notizie molto aggiornate. 

I conti sono quattro: Silver, Gold, Platinum e Ava Select. Quest’ultimo conto dà diritto a fruire dei servizi di un analista contabile “personale”, di un tempo di prelievo ridotto a sole 24 ore e l’accesso diretto alla sala contrattazioni. 

Conto demo Forex gratis

Si segnala inoltre la possibilità di aprire il conto demo, uno strumento di inestimabile valore per chi vuole fare pratica senza rischiare il proprio capitale. La somma a disposizione dei trader che provano la demo è di 100.000 dollari (ovviamente finti). Il mercato è quello reale anche se il deposito è virtuale.

A prescindere dall’account, i trader sono supportati da una assistenza di qualità, presente in dieci lingue: italiano, inglese, arabo, cinese, tedesco, francese, giapponese, portoghese, russo, spagnolo. L’assistenza può essere contattata in ogni momenti tramite live chat, email, telefono. 

Un altro dei motivi che ha sancito il successo di Avatrade è l’importanza data alla formazione. Gli utenti, quale che sia il loro account, hanno accesso a una grande mole di materiale formativo, in grado di introdurre anche il più profano nel complicato mondo del trading. 

Google e Facebook pronti per l’acquisto di Twitter?

Può esistere un social network di nicchia? La risposta è positiva, se si punta a una redditività bassa. E’ quanto ha sperimentato Twitter, che nell’ultimo anno si è scoperto “meno di massa” rispetto a quanto sperasse. Gli utenti non stanno crescendo, gli introiti nemmeno, sicché la piattaforma cinguettante sembra ormai appannaggio di un pubblico ben definito e circoscritto, forse troppo. Se questa è la dimensione che spetta a Twitter, allora emerge chiaro un problema di competitività, soprattutto rispetto a Facebook, che ha fatto dell’approccio generalista il suo cavallo di battaglia.

Aggiornamento del 19 Ottobre: Google rinuncia all'acquisto e adesso il processo di vendita sembra essere messo in pausa. Il CEO Dorsey dovrà pensare ad altre strategie per rendere Twitter di nuovo un social appetibile per la vendita. Dovrà sfruttare le elezioni presidenziali USA e affrontare gli azionisti il 27 Ottobre, giorno in cui presenterà i suoi dati.

Twitter: bilancio deludente

A pesare è anche un modello economico che non sta portano i risultati sperati e che semplicemente impallidisce rispetto a quelli – efficienti e in grado di muovere grandi volumi di denaro – targati Facebook e Google. Sicché non stupisce che in seno al management si sia fatto largo l’ipotesi della vendita. Meglio abbandonare la nave quando è ancora in buone condizioni, incassare e pensare magari a un altro progetto. Tale ipotesi ha acquisito forza a un anno dall’investitura a Ceo di Jack Dorsey, giudicato da alcuni analisti, piuttosto scettici a dire il vero, come l’ultima carta da giocare per far compiere il salto di qualità a Twitter. A spingere i piani alti alla vendita vi è anche il palese interessamento di alcuni importanti nomi. Su tutti Google, Facebook e SaleForce. Quest’ultimo, a dire il vero, ha abbandonato l'idea di acquisto di Twitter. Il costo dell’operazione si aggirerebbe sui 20 miliardi, un po’ troppo per un’azienda che, nonostante sia un colosso del cloud, ha recentemente ricapitalizzato per 49 miliardi. Nello specifico, lo stop sarebbe arrivato da Fidelity Investment, l’azionista di maggioranza.

Facebook: monopolista dei social network

Dunque, se Disney non sarà della partita (si era fatto anche questo nome) la sfida si giocherà tra Google e Facebook. Sarebbero palesi, a questo punto, i piani di Zuckemberg. In primo luogo, concorrere con Big G per il predominio del mondo di internet, ancora in mano al colosso di Mountain View. Secondariamente, diventare una specie di monopolista dei social network. Va ricordato, infatti, che Facebook possiede Whatsapp. Forse sarebbe meglio non tifare per Zuckemberg, almeno a giudicare dall’uso che sta facendo dall’inaspettata liaison. Si vocifera, infatti, che sarebbe in cantiere un collegamento tra gli account Whatsapp e i profili Facebook. Lo scopo sarebbe quello di mostrare agli utenti del social inserzioni più pertinenti. Ciononostante, i rischi sul fronte della privacy sono evidenti. Per adesso, tuttavia, si è assistito solo a un cambiamento dei termini di servizio in senso non restrittivo.

Twitter, FB e Google in borsa

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Le azioni Twitter sono quasi ai minimi storici e recentemente hanno nuovamente violato il primo importante supporto di 17.60 dollari. Se non si registra un ritorno veloce sopra tale valore allora si rischia di rivedere le quotazioni anche verso 14 dollari. La sensazione è che i possibili acquirenti interessati stiano aspettando un miglior prezzo per lanciare un'opa e contrattare un miglior prezzo.

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Le azioni Facebook invece continuano a mostrare un chiaro trend rialzista che si è attualmente stabilizzato tra 125 e 132 dollari. Dal grafico weekly si evidenzia il primo supporto a 118 dollari circa. Sul supporto sarebbe molto interessante rientrare al rialzo.

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Anche per le azioni Google (Alphabet inc.) mostrano un rallentamento del trend rialzista nelle ultime settimane e un supporto (ideale per un possibile nuovo acquisto di lungo periodo) intorno a 735 dollari.

Apple vs Google: sfida per smartphone e automobili

Con la conferenza di San Francisco, la sfida tra Apple e Google è entrata nel vivo. Big G ha presentato due nuovi smartphone: Pixel e Pixel XL. Niente di nuovo all’orizzonte, potrebbe dire qualcuno. D’altronde il colosso di Larry Page ha esordito sei anni fa con il Nexus. Eppure gli elementi di novità ci sono.

Innanzitutto, questa volta Google non ha demandato a terzi la produzione del suo smartphone. Se in passato si era affidata a LG e ad Huawei, ora è tutto farina del suo sacco (eccetto per l’assemblaggio, realizzato da Htc) e infatti è ben visibile il logo dell’azienda. In secondo luogo, sia Pixel che Pixel XL promettono un passo in avanti notevoli nell’insidioso terreno dell’intelligenza artificiale.

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Il segreto sta nell’integrazione tra smartphone e universo Google

Il sistema prende il nome di “Assistente Google Integrato” e consente agli utenti di “parlare” con il cellulare, il quale per rispondere fa appello, in maniera immediata e automatica, alle risorse del motore di ricerca più famoso al mondo. Basta un semplice “buongiorno” pronunciato la mattina per ricevere informazioni vocali sul traffico e sul meteo. L’integrazione viene declinata anche nella possibilità di salvare le foto e in genere i file sui server di Google, dunque senza limiti di spazio. Non poteva mancare la realtà virtuale, qui offerta dalla possibilità di inserire i due smartphone nel DayDream.

Pixel e Pixel XL sono concepiti come dispositivi di alta gamma. Il prezzo parte infatti da 649 dollari. La batteria ha un’autonomia di sette ore e può essere ricaricate in solo quindici minuti grazie alla modalità “ricarica veloce”. Lo schermo misura rispettivamente 5 e 5,5 pollici.

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Progetto Apple Car e Titan

La sfida tra Google e Apple si arricchisce quindi di un nuovo capitolo, dopo che quello “sulle automobili” ha fatto segnare un provvisorio uno a zero per Mountain View. Il progetto “Titan”, incentro sulla Apple Car, un automobile senza pilota, si è arenato a metà settembre, almeno secondo le voci di corridoio. Sicuramente c’è stato un reset al progetto, che quindi partirà da capo. E’ quanto avrebbe deciso Bob Mansfield, manager scelto da Tim Cook, già noto per essere stato uno stretto collaboratore del fu Steve Jobs. Troppo irti gli ostacoli, troppo difficili da padroneggiare le tecnologie necessarie a realizzare un prodotto sicuro ed efficiente. Eppure le premesse erano buone: Titan sarebbe dovuto andare in porto entro tre o quattro anni e avrebbe dovuto insediare il predominio di Uber, oltre che battere Google car.

Apple e Google in borsa

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In borsa i titoli hanno reagito bene alle ultime news ed entrambi hanno ripreso il trend rialzista che li ha portati sui massimi del 2016. Tuttavia Google è vicino ai massimi storici e le resistenze si fanno sentire. La rottura dei massimi potrebbe spingere il titolo oltre i 900 dollari.

Supporti azioni Google: il livello chiave per Google è tra 790 e 810 dollari. Sotto tali prezzi potremmo assistere a movimenti ribassisti fino a 740 dollari.

Per il titolo Apple si è creato un forte movimento rialzista che ha scongiurato altri minimi annuali e ha riportato in poco tempo le quotazioni sopra 112 dollari.

Supporti azioni Apple: il supporto di 112 dollari è il livello che assicura ai trader la possibilità di rivedere nuovi massimi. Tecnicamente è possibile investire al rialzo finchè i prezzi si mantengono sopra tale supporto.

 

Nintendo in borsa: prospettive rosee grazie al lancio di Mario iOS

Tredici punti percentuali. E’ questo il salto che ha compiuto il titolo azionario di Nintendo nei giorni immediatamente successivi alla conferenza di San Francisco. “Salto” è il termine adatto, dal momento che il guadagno è stato determinato dall’arrivo su iPhone di Super Mario che, evidentemente, di salti se ne intende. 

Prima i Pokemon e poi SuperMario: i mercati apprezzano

L’azienda nipponica, per la precisione, rilascerà la versione app – chiamata Super Mario Run – a Dicembre 2016. Un altro successo che replicherà il lancio dei Pokemon? E’ bastato il semplice annuncio per far schizzare verso l’alto il titolo. Sia chiaro, i bollenti spiriti degli investitori si sono calmati dopo pochi giorni ma tant’è: Nintendo ora veleggia serenamente sui 26 euro. Un ottimo risultato, se pensiamo al crollo di inizio estate (13 euro a giugno).

Nintendo partner di Apple

D’altronde Nintendo aveva bisogno di un annuncio di questa portata per risollevarsi dal punto di vista economico. I fasti della Wii sono lontani: oggi il mercato delle console è dominato da Xbox One e Playstation 4, e per la Wii U non rimangono che le briciole. Certo, il segmento delle console portatili lancia segnali positivi ma da solo non basta per fermare il declino di un’azienda da cui tutti, investitori compresi, si aspettavano i più.

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La nuova strategia industriale di Nintendo

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Sicché, ecco la svolta epocale. Nintendo si prepara ad abbandonare, o forse a trascurare ufficialmente, il mercato delle console e approda su smartphone. L’iniziativa è degna di nota, e non solo dal punto di vista finanziario. Mai prima d’ora s’era vista un grande sviluppatore impegnarsi a fondo nella realizzazione di giochi per dispositivo mobile. Il cambio di rotta deciso da Nintendo potrebbe, nei fatti, cambiare il concetto stesso di smartphone. Ne ha data una chiara dimostrazione Shigeru Miyamoto, uno dei creatori del gioco, che ha illustrato come il gameplay non abbia risentito minimamente del passaggio di piattaforma. La risalita repentina del titolo in borsa è giustificato anche da questi ragionamenti, che comprensibilmente vanno oltre il semplice annuncio di Mario su iPhone.

L’importanza di questo cambiamento è risultato evidente in tutte le borse internazionali. In particolare in Giappone, come è ovvio che sia. Nella borsa di Tokio il titolo Nintendo ha fatto un balzo del 18%, preceduto da un clamoroso +29% degli Adr commerciati a New York (strumenti che consentono di investire nelle realtà straniere). A beneficiare della risalita di Nintendo sono state numerose aziende giapponese, tra cui la DeNa Co., incaricata di sviluppare i giochi su device mobili. Anzi, per lei si segnala un eccellente +21%.

Ferrari e Poste Italiane in borsa: novità, previsioni e sviluppi

Il titolo Ferrari è protagonista di ottime prestazioni. A incidere positivamente, le novità del Cavallino che giungono dal Salone dell’auto di Parigi, dove è stata presentata la nuova Ferrari Aperta, un’edizione speciale di cui saranno prodotte solo 289 unità, costo 1.850.000 euro (tasse incluse). Le auto sono già state vendute e la loro consegna inizierà entro la fine dell’anno. L’azienda ha inoltre annunciato che, in onore dei 70 anni dalla fondazione, produrrà cinque serie di modelli speciali. A ogni serie corrisponderanno 70 unità, per un totale di 350. Infine, Ferrari ha dichiarato di aver accorciato la lista di attesa per la 488Gtb a 12-24 mesi.

Azioni Ferrari ai massimi storici

Alla luce di queste notizie positive, il titolo ha raggiunto e superato i suoi massimi storici nelle giornate di venerdì 30 e lunedì 3 ottobre, superando abbondantemente quota 46 euro. Le prospettive sono molto buone dal momento che i fondamentali dell’azienda rimangono solidi come solido è il patrimonio in termini di reputazione, che nel settore del lusso incide in maniera rilevante. Il target price potrebbe raggiungere i 50 euro. E’ questa la soglia suggerita da Banca Akros, che ha valutato positivamente il miglioramento delle stime del fatturato 2016-2017 del Cavallino.

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Azioni Posteitaliane in fase laterale

Calma piatta invece per Poste Italiane. Gli investitori sono ancora in attesa degli sviluppi sul fronte Pioneer. Secondo indiscrezioni della stampa, Poste Italiane sarebbe tra i tre offerenti in short list pronti ad acquisire la famosa società di risparmio gestito del gruppo Unicredit. Il titolo naviga sui 6 euro da metà estate e, a meno di sviluppi importanti, non dovrebbe dare segnali diversi. La lateralità del trend intrapreso da Poste Italiane è dovuta, oltre al sentimento di attesa, dalla conferma del rating Baa2 da parte di Moody’s, che inoltre non prospetta cambiamenti nella valutazione per il prossimo anno. L’unico elemento di rischio è legato alla crisi in Italia. Poste Italiane è infatti fortemente esposto rispetto all’economia nazionale, dunque il titolo intraprenderebbe un trend negativo qualora le speranze di crescita italiane verrebbero compromesse ulteriormente.