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Investire sugli indici azionari: una guida esaustiva

Il termine “giocare in borsa”, per quanto improprio, ha nell’immaginario collettivo il medesimo significato di “investire”. Nello specifico, investire in azioni. Eppure esiste una variante che, per quanto poco conosciuta dai profani, potrebbe rivelarsi più redditizia: l’investimento sugli indici azionari. Ecco di cosa si tratta, come si fa a investire sugli indici azionari, le differenze rispetto al classico trading delle azioni.

Le tipologie di indice


indici azionariUn indice è semplicemente un paniere più o meno rappresentativo e omogeneo di azioni. Sono spesso considerati dei benchmark, ossia dei punti di riferimento, da un lato, per verificare le prestazioni di un titolo azionario o, dall’altro, per valutare la redditività e lo stato di salute di un comparto, di un segmento, di un intero mercato etc.

Per capire quanto sia redditizio investire sugli indici, o semplicemente per imparare a farlo, è necessario conoscere le tipologie di indici. Ecco quali sono.

  • Indici azionari value weighted. Sono i più diffusi in quanto rispondono a un principio di proporzionalità, e pertanto restituiscono una immagine fedele delle performance del gruppo rappresentato. In buona sostanza, all’interno di questo indice, ciascun titolo ha un peso proporzionale alla relativa società emittente.
  • Indici azionari equally weighted. Questa tipologia non prende in considerazione la capitalizzazione. Pertanto, ogni titolo ha il medesimo peso.
  • Indici azionari price weighted. La tipologia in questione fa distinzione tra titolo e titolo, ma non in base alla capitalizzazione delle società emittenti. Il criterio di riferimento è il prezzo. E’ il tipo meno diffuso, in quanto il criterio è poco stabile (i prezzi cambiano) e non è in grado di restituire una immagine fedele.
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Come investire sugli indici azionari

La differenza più grande tra l’investimento sulle azioni semplice e l’investimento sugli indici riguarda l’oggetto di studio. Nel primo caso sarà la società emittente, soprattutto sotto il profilo produttivo e patrimoniale. Un lavoro lungo e faticoso, ma non molto complesso, almeno sul piano interpretativo. Discorso diverso se si parla di indici. Certo, rimane la necessità di studiare il patrimonio e le performance delle società, magari di quelle più importanti o con un peso maggiore, ma il grosso del lavoro va fatto a un livello più ampio. L’oggetto di studio devono essere le prospettive “macro” e “micro” dell’economia a cui l’indice fa riferimento. La difficoltà di tale attività è data dalla necessità di interpretare i dati non di un’azienda o di una società, bensì di un paese intero.

Markets: azioni e formazione

Va specificato uno svantaggio relativo agli investimenti sugli indici. Tale svantaggio consiste nella scarsa volatilità, almeno in confronto alle azioni. Alcuni titoli possono registrare variazioni nell’ordine di parecchie decine di punti percentuali. Gli indici, che rappresentano una misura composita, no, o almeno è molto raro che lo facciano. Questo ovviamente restringe le possibilità dal punto di vista speculativo.

Infine, gli indici, al pari delle azioni, possono fungere da sottostanti. In questo caso, l’investimento sugli indici si fa “di massa”, in quanto oggetto del trading in CFD e delle opzioni binarie, offerto ormai da numerosi broker, pensati appositamente per gli utenti “comuni”.

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Broker Avatrade: le condizioni economiche

Avatrade offre condizioni economiche vantaggiose. I trader sono messi in condizione di fare profitto grazie a una politica di spread piuttosto agevole. Si va, infatti, da un minimo di 3 a un massimo di 7 pip. Il deposito minimo è tra i più bassi della categoria, appena 100 euro, e consente anche alle persone comuni di intraprendere una carriera nel trading. E’ previsto un bonus di benvenuto pari al 20% del deposito iniziale, il quale tuttavia non può essere superiore a 10.000 euro. 

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L’offerta di strumenti finanziari dipende dal tipo di conto. In ogni caso, al Trader è garantita la possibilità di praticare l’analisi tecnica e fondamentale, di visionare grafici in tempo reale. Vengono messe inoltre a disposizione analisi di mercato già pronte per l’uso e notizie molto aggiornate. 

I conti sono quattro: Silver, Gold, Platinum e Ava Select. Quest’ultimo conto dà diritto a fruire dei servizi di un analista contabile “personale”, di un tempo di prelievo ridotto a sole 24 ore e l’accesso diretto alla sala contrattazioni. 

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Un altro dei motivi che ha sancito il successo di Avatrade è l’importanza data alla formazione. Gli utenti, quale che sia il loro account, hanno accesso a una grande mole di materiale formativo, in grado di introdurre anche il più profano nel complicato mondo del trading. 

Google e Facebook pronti per l’acquisto di Twitter?

Può esistere un social network di nicchia? La risposta è positiva, se si punta a una redditività bassa. E’ quanto ha sperimentato Twitter, che nell’ultimo anno si è scoperto “meno di massa” rispetto a quanto sperasse. Gli utenti non stanno crescendo, gli introiti nemmeno, sicché la piattaforma cinguettante sembra ormai appannaggio di un pubblico ben definito e circoscritto, forse troppo. Se questa è la dimensione che spetta a Twitter, allora emerge chiaro un problema di competitività, soprattutto rispetto a Facebook, che ha fatto dell’approccio generalista il suo cavallo di battaglia.

Aggiornamento del 19 Ottobre: Google rinuncia all'acquisto e adesso il processo di vendita sembra essere messo in pausa. Il CEO Dorsey dovrà pensare ad altre strategie per rendere Twitter di nuovo un social appetibile per la vendita. Dovrà sfruttare le elezioni presidenziali USA e affrontare gli azionisti il 27 Ottobre, giorno in cui presenterà i suoi dati.

Twitter: bilancio deludente

A pesare è anche un modello economico che non sta portano i risultati sperati e che semplicemente impallidisce rispetto a quelli – efficienti e in grado di muovere grandi volumi di denaro – targati Facebook e Google. Sicché non stupisce che in seno al management si sia fatto largo l’ipotesi della vendita. Meglio abbandonare la nave quando è ancora in buone condizioni, incassare e pensare magari a un altro progetto. Tale ipotesi ha acquisito forza a un anno dall’investitura a Ceo di Jack Dorsey, giudicato da alcuni analisti, piuttosto scettici a dire il vero, come l’ultima carta da giocare per far compiere il salto di qualità a Twitter. A spingere i piani alti alla vendita vi è anche il palese interessamento di alcuni importanti nomi. Su tutti Google, Facebook e SaleForce. Quest’ultimo, a dire il vero, ha abbandonato l'idea di acquisto di Twitter. Il costo dell’operazione si aggirerebbe sui 20 miliardi, un po’ troppo per un’azienda che, nonostante sia un colosso del cloud, ha recentemente ricapitalizzato per 49 miliardi. Nello specifico, lo stop sarebbe arrivato da Fidelity Investment, l’azionista di maggioranza.

Facebook: monopolista dei social network

Dunque, se Disney non sarà della partita (si era fatto anche questo nome) la sfida si giocherà tra Google e Facebook. Sarebbero palesi, a questo punto, i piani di Zuckemberg. In primo luogo, concorrere con Big G per il predominio del mondo di internet, ancora in mano al colosso di Mountain View. Secondariamente, diventare una specie di monopolista dei social network. Va ricordato, infatti, che Facebook possiede Whatsapp. Forse sarebbe meglio non tifare per Zuckemberg, almeno a giudicare dall’uso che sta facendo dall’inaspettata liaison. Si vocifera, infatti, che sarebbe in cantiere un collegamento tra gli account Whatsapp e i profili Facebook. Lo scopo sarebbe quello di mostrare agli utenti del social inserzioni più pertinenti. Ciononostante, i rischi sul fronte della privacy sono evidenti. Per adesso, tuttavia, si è assistito solo a un cambiamento dei termini di servizio in senso non restrittivo.

Twitter, FB e Google in borsa

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Le azioni Twitter sono quasi ai minimi storici e recentemente hanno nuovamente violato il primo importante supporto di 17.60 dollari. Se non si registra un ritorno veloce sopra tale valore allora si rischia di rivedere le quotazioni anche verso 14 dollari. La sensazione è che i possibili acquirenti interessati stiano aspettando un miglior prezzo per lanciare un'opa e contrattare un miglior prezzo.

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Le azioni Facebook invece continuano a mostrare un chiaro trend rialzista che si è attualmente stabilizzato tra 125 e 132 dollari. Dal grafico weekly si evidenzia il primo supporto a 118 dollari circa. Sul supporto sarebbe molto interessante rientrare al rialzo.

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Anche per le azioni Google (Alphabet inc.) mostrano un rallentamento del trend rialzista nelle ultime settimane e un supporto (ideale per un possibile nuovo acquisto di lungo periodo) intorno a 735 dollari.

Apple vs Google: sfida per smartphone e automobili

Con la conferenza di San Francisco, la sfida tra Apple e Google è entrata nel vivo. Big G ha presentato due nuovi smartphone: Pixel e Pixel XL. Niente di nuovo all’orizzonte, potrebbe dire qualcuno. D’altronde il colosso di Larry Page ha esordito sei anni fa con il Nexus. Eppure gli elementi di novità ci sono.

Innanzitutto, questa volta Google non ha demandato a terzi la produzione del suo smartphone. Se in passato si era affidata a LG e ad Huawei, ora è tutto farina del suo sacco (eccetto per l’assemblaggio, realizzato da Htc) e infatti è ben visibile il logo dell’azienda. In secondo luogo, sia Pixel che Pixel XL promettono un passo in avanti notevoli nell’insidioso terreno dell’intelligenza artificiale.

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Il segreto sta nell’integrazione tra smartphone e universo Google

Il sistema prende il nome di “Assistente Google Integrato” e consente agli utenti di “parlare” con il cellulare, il quale per rispondere fa appello, in maniera immediata e automatica, alle risorse del motore di ricerca più famoso al mondo. Basta un semplice “buongiorno” pronunciato la mattina per ricevere informazioni vocali sul traffico e sul meteo. L’integrazione viene declinata anche nella possibilità di salvare le foto e in genere i file sui server di Google, dunque senza limiti di spazio. Non poteva mancare la realtà virtuale, qui offerta dalla possibilità di inserire i due smartphone nel DayDream.

Pixel e Pixel XL sono concepiti come dispositivi di alta gamma. Il prezzo parte infatti da 649 dollari. La batteria ha un’autonomia di sette ore e può essere ricaricate in solo quindici minuti grazie alla modalità “ricarica veloce”. Lo schermo misura rispettivamente 5 e 5,5 pollici.

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Progetto Apple Car e Titan

La sfida tra Google e Apple si arricchisce quindi di un nuovo capitolo, dopo che quello “sulle automobili” ha fatto segnare un provvisorio uno a zero per Mountain View. Il progetto “Titan”, incentro sulla Apple Car, un automobile senza pilota, si è arenato a metà settembre, almeno secondo le voci di corridoio. Sicuramente c’è stato un reset al progetto, che quindi partirà da capo. E’ quanto avrebbe deciso Bob Mansfield, manager scelto da Tim Cook, già noto per essere stato uno stretto collaboratore del fu Steve Jobs. Troppo irti gli ostacoli, troppo difficili da padroneggiare le tecnologie necessarie a realizzare un prodotto sicuro ed efficiente. Eppure le premesse erano buone: Titan sarebbe dovuto andare in porto entro tre o quattro anni e avrebbe dovuto insediare il predominio di Uber, oltre che battere Google car.

Apple e Google in borsa

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In borsa i titoli hanno reagito bene alle ultime news ed entrambi hanno ripreso il trend rialzista che li ha portati sui massimi del 2016. Tuttavia Google è vicino ai massimi storici e le resistenze si fanno sentire. La rottura dei massimi potrebbe spingere il titolo oltre i 900 dollari.

Supporti azioni Google: il livello chiave per Google è tra 790 e 810 dollari. Sotto tali prezzi potremmo assistere a movimenti ribassisti fino a 740 dollari.

Per il titolo Apple si è creato un forte movimento rialzista che ha scongiurato altri minimi annuali e ha riportato in poco tempo le quotazioni sopra 112 dollari.

Supporti azioni Apple: il supporto di 112 dollari è il livello che assicura ai trader la possibilità di rivedere nuovi massimi. Tecnicamente è possibile investire al rialzo finchè i prezzi si mantengono sopra tale supporto.

 

Nintendo in borsa: prospettive rosee grazie al lancio di Mario iOS

Tredici punti percentuali. E’ questo il salto che ha compiuto il titolo azionario di Nintendo nei giorni immediatamente successivi alla conferenza di San Francisco. “Salto” è il termine adatto, dal momento che il guadagno è stato determinato dall’arrivo su iPhone di Super Mario che, evidentemente, di salti se ne intende.

Prima i Pokemon e poi SuperMario: i mercati apprezzano

L’azienda nipponica, per la precisione, rilascerà la versione app – chiamata Super Mario Run – a Dicembre 2016. Un altro successo che replicherà il lancio dei Pokemon? E’ bastato il semplice annuncio per far schizzare verso l’alto il titolo. Sia chiaro, i bollenti spiriti degli investitori si sono calmati dopo pochi giorni ma tant’è: Nintendo ora veleggia serenamente sui 26 euro. Un ottimo risultato, se pensiamo al crollo di inizio estate (13 euro a giugno).

Nintendo partner di Apple

D’altronde Nintendo aveva bisogno di un annuncio di questa portata per risollevarsi dal punto di vista economico. I fasti della Wii sono lontani: oggi il mercato delle console è dominato da Xbox One e Playstation 4, e per la Wii U non rimangono che le briciole. Certo, il segmento delle console portatili lancia segnali positivi ma da solo non basta per fermare il declino di un’azienda da cui tutti, investitori compresi, si aspettavano i più.

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La nuova strategia industriale di Nintendo

nintendo

Sicché, ecco la svolta epocale. Nintendo si prepara ad abbandonare, o forse a trascurare ufficialmente, il mercato delle console e approda su smartphone. L’iniziativa è degna di nota, e non solo dal punto di vista finanziario. Mai prima d’ora s’era vista un grande sviluppatore impegnarsi a fondo nella realizzazione di giochi per dispositivo mobile. Il cambio di rotta deciso da Nintendo potrebbe, nei fatti, cambiare il concetto stesso di smartphone. Ne ha data una chiara dimostrazione Shigeru Miyamoto, uno dei creatori del gioco, che ha illustrato come il gameplay non abbia risentito minimamente del passaggio di piattaforma. La risalita repentina del titolo in borsa è giustificato anche da questi ragionamenti, che comprensibilmente vanno oltre il semplice annuncio di Mario su iPhone.

L’importanza di questo cambiamento è risultato evidente in tutte le borse internazionali. In particolare in Giappone, come è ovvio che sia. Nella borsa di Tokio il titolo Nintendo ha fatto un balzo del 18%, preceduto da un clamoroso +29% degli Adr commerciati a New York (strumenti che consentono di investire nelle realtà straniere). A beneficiare della risalita di Nintendo sono state numerose aziende giapponese, tra cui la DeNa Co., incaricata di sviluppare i giochi su device mobili. Anzi, per lei si segnala un eccellente +21%.

Ferrari e Poste Italiane in borsa: novità, previsioni e sviluppi

Il titolo Ferrari è protagonista di ottime prestazioni. A incidere positivamente, le novità del Cavallino che giungono dal Salone dell’auto di Parigi, dove è stata presentata la nuova Ferrari Aperta, un’edizione speciale di cui saranno prodotte solo 289 unità, costo 1.850.000 euro (tasse incluse). Le auto sono già state vendute e la loro consegna inizierà entro la fine dell’anno. L’azienda ha inoltre annunciato che, in onore dei 70 anni dalla fondazione, produrrà cinque serie di modelli speciali. A ogni serie corrisponderanno 70 unità, per un totale di 350. Infine, Ferrari ha dichiarato di aver accorciato la lista di attesa per la 488Gtb a 12-24 mesi.

Azioni Ferrari ai massimi storici

Alla luce di queste notizie positive, il titolo ha raggiunto e superato i suoi massimi storici nelle giornate di venerdì 30 e lunedì 3 ottobre, superando abbondantemente quota 46 euro. Le prospettive sono molto buone dal momento che i fondamentali dell’azienda rimangono solidi come solido è il patrimonio in termini di reputazione, che nel settore del lusso incide in maniera rilevante. Il target price potrebbe raggiungere i 50 euro. E’ questa la soglia suggerita da Banca Akros, che ha valutato positivamente il miglioramento delle stime del fatturato 2016-2017 del Cavallino.

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Azioni Posteitaliane in fase laterale

Calma piatta invece per Poste Italiane. Gli investitori sono ancora in attesa degli sviluppi sul fronte Pioneer. Secondo indiscrezioni della stampa, Poste Italiane sarebbe tra i tre offerenti in short list pronti ad acquisire la famosa società di risparmio gestito del gruppo Unicredit. Il titolo naviga sui 6 euro da metà estate e, a meno di sviluppi importanti, non dovrebbe dare segnali diversi. La lateralità del trend intrapreso da Poste Italiane è dovuta, oltre al sentimento di attesa, dalla conferma del rating Baa2 da parte di Moody’s, che inoltre non prospetta cambiamenti nella valutazione per il prossimo anno. L’unico elemento di rischio è legato alla crisi in Italia. Poste Italiane è infatti fortemente esposto rispetto all’economia nazionale, dunque il titolo intraprenderebbe un trend negativo qualora le speranze di crescita italiane verrebbero compromesse ulteriormente.

Azioni Terna: grafico sui supporti

Le azioni Terna sono state diverse volte oggetto di studio nel nostro sito perchè offre spesso ottimi punti di acquisto. In questi giorni le azioni Terna sono vicino a supporti di lungo periodo. Terna è una delle società più importanti per le infrastrutture italiane perchè detiene il controllo della rete elettrica. Terna è una società del gruppo Enel. Le quotazioni hanno dimostrato storicamente un continuo trend rialzista che ha reso felici tutti gli azionisti fin dal momento dell'offerta pubblica di sottoscrizione per le quotazioni in borsa. Oltre ad un continuo trend rialzista che ha fatto prendere valore ai portafogli che hanno investito in Terna, c'è da considerare anche il continuo e stabile dividendo di circa 20 centesimi (circa 5% del valore del titolo) che ogni hanno è stato distribuito (acconto in Novembre e saldo in Giugno). 

trnaweekly

Grafico azioni Terna

Nel mese di Giugno avevamo indicato di poter comprare le azioni Terna al prezzo di 4,50 euro e subito dopo le quotazioni sono schizzate fino a 5 euro (+11%) e nel frattempo si sono incassati anche i dividendi (0,12 euro per azione). In quel momento il grafico presentava le quotazioni sostenute dalla kumo ichimoku su grafici settimanali. Ecco il vecchio articolo: https://guidatrading.com/terna-azioni-da-comprare-nel-2016/

Oggi invece c'è una differenza che potrebbe permette di acquistare le azioni Terna a migliori prezzi.

I prezzi sono entrati sulla Kumo rialzista ma si stanno direzionando sui supporti che si possono valutare nei seguenti prezzi:

  • primo supporto a 4.5 euro
  • secondo supporto a 4.20 euro
  • tenzo supporto a 4 euro

Su questi livelli l'investitore può programmare delle entrate sia al fine di trading online (con lo scopo di poter uscire sui livelli superiori in poco tempo) oppure per un trading da posizione, ovvero da cassettista. Nel secondo caso il trader mira non solo ad un trend rialzista di lungo periodo ma soprattutto a sfruttare anche i rendimenti dei dividendi distribuiti dalla società.

I target rialzisti che si possono ottenere dal trend di questo titolo sono posti sopra 4,8 euro.

Come comprare azioni Terna

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I broker CFD che permettono il trading azioni accreditano anche i dividendi che sono distribuiti agli azionisti (o li addebitano in caso di posizioni short).

Prezzo azioni Terna in tempo reale

In questo grafico potete seguire l'andamento delle quotazioni e dei prezzi di Terna in tempo reale:

Cosa sta accadendo alle banche (non solo italiane)?

Ultimamente il sistema bancario italiano ha fatto parlare di sé per via delle tempeste che hanno coinvolto alcuni suoi istituti di credito. Tra salvataggi di stato, cordate tra istituti e inchieste, sembra proprio che non ci sia pace per il comparto bancario italiano!

Banche a rischio fallimento?

Le banche italiane stanno soffrendo per molte ragioni: perché hanno dei consigli di amministrazioni poco capace, un regime di sorveglianza che fa acqua da tutte le parti, e perché sono piene di crediti rivelatisi poi inesigibili e di prodotti finanziari “tossici” che hanno favorito la speculazione finanziaria. Prima con Monte dei Paschi di Siena per cui si sta cercando tuttora una soluzione, e poi con le varie Banca Marche, Banca Etruria, Cariferrara e Carichieti, il governo si ritrova con più di una gatta da pelare.

Ciò significa che se non tutte le banche sono a rischio fallimento, in Italia c'è effettivamente un clima di poca fiducia circa il fatto che alcuni istituti possano continuare a farcela. Per questa ragione il governo sta cercando di intervenire come può, pur rispettando i limiti imposti dal Bail In secondo il quale sono vietati aiuti alle banche effettuati con soldi pubblici.

Cosa nasconde la Germania?

DBK.GERWeekly

Ma a quanto sembra il problema delle banche in difficoltà non è solo ed esclusivamente italiano, anzi, anche dalla Germania ci sono avvisaglie in merito al fatto che "qualcosa non va". La Deutsche Bank, che è la banca più importante della Germania, è stata travolta a più riprese dagli scandali interni e anche in quest'ultimo periodo ci sono elementi che ne stanno compromettendo il volto di solidità e impeccabilità che aveva tentato di darsi.

Dietro il nome di Deutsche Bank, anni fa si nascondeva un gruppo che si proponeva come l'orgoglio della Germania, come la punta di diamante del sistema finanziario made in German. Ma le cose sono cambiate: da un po' di tempo a questa parte le azioni del gruppo hanno visto dimezzare il loro valore in appena un anno di tempo, e l'istituto si vede ora costretto a tagliare circa 9mila posti di lavoro e a chiudere 200 filiali entro il prossimo anno; per non parlare poi degli azionisti, che potrebbero ritrovarsi a perdere i dividendi seguendo una scia già tracciata nel 2015.

Il titolo è adesso in forte tendenza ribassista e potrebbe raggiungere i minimo del 2008 a 7,35 euro! – vedi quotazioni in tempo reale QUI

Mentre Angela Merkel chiede al governo italiano di attenersi alle regole del Bail In e di non intervenire con denaro pubblico per salvare le sue banche in difficoltà, sotto sotto, in Germania, la Deutsche Bank potrebbe avere bisogno di un aiuto del tutto simile da parte della cancelleria tedesca. In pochi ne parlano – men che meno la Germania stessa – ma il gruppo capitanato da Paul Achleitner ha un core capital ratio in continua discesa, e la stessa figura di Achleitner è stata posta sotto accusa per aver contribuito al tracollo dell'istituto.

Sono poi quasi 8mila i procedimenti giudiziari nei quali è precipitata Deutsche Bank, con accuse che vanno dal riciclaggio di denaro fino alla manipolazione dei cambi, passando per l'accusa (tutta italiana) di aver alterato il mercato dei titoli nel primo semestre 2011 con l'obiettivo di favorire una crisi politica dell'Italia a cui effettivamente seguì un cambio di governo.

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Banche italiane in pericolo fallimento?

Il sistema bancario italiano è contraddistinto ancora oggi da un enorme ammontare di crediti deteriorati, e i movimenti al ribasso generati dalla Brexit non hanno certo aiutato sul fronte della ripresa interna. Per questo motivo il governo ha chiesto alla Commissione Europea di poter intervenire con una sorta di "scudo" da 150 miliardi di euro destinato a fare da garante alle banche in maggiore difficoltà, e in tutto ciò si registrano delle operazioni che in un senso o nell'altro destano grande apprensione da parte degli investitori.

Il nuovo amministratore delegato di Unicredit

A cominciare da Unicredit. Dopo settimane di vuoto il consiglio di amministrazione di Unicredit ha eletto il suo nuovo amministratore delegato. Si tratta di Jean-Pierre Mustier, manager che come si intuisce ha origini francesi e che succederà dal 12 luglio prossimo a Federico Ghizzoni. La svolta è arrivata a fine giugno, quando un cda convocato in fretta e furia dal presidente Giuseppe Vita si è dato l'obiettivo di giungere a un nome in tempi quanto più brevi.

UNCRDWeekly

Come spiega il presidente Vita, l'insediamento di Mustier "gli permetterà di assumere immediatamente la guida operativa della banca", e lo stesso Mustier a margine della nomina precisa che "sarà un piacere lavorare a stretto contatto con il cda e con le persone di Unicredit per stilare un nuovo piano strategico".

Intesa San Paolo preda di una forte debolezza

E se Unicredit si dà una veste un po' più solida con un amministratore delegato fresco di nomina, la stessa cosa non sembra valere per Intesa San Paolo che continua invece a mostrare una forte debolezza. Non è un caso infatti se Morgan Stanley, famosa banca di affari con sede a New York, abbia deciso di tagliare il rating attribuito al gruppo: i newyorkesi ritengono che Intesa San Paolo rimanga l'unica banca italiana da tenere realmente sott'occhio, tanto è vero che per il biennio 2017/2018 è previsto un calo del dividendo di Intesa da 3.2 a 2.6 euro.

INTSNPLWeekly

Comprare Unicredit oppure IntesaSanPaolo?

Dai grafici sopra pubblicati è evidente che la tendenza ribassista di unicredit è molto più pesante rispetto a quella di IntesaSanPaolo. Infatti è oramai possibile raggiungere i supporti del 2010 a 1,5 euro. Dal punto di vista grafico è preferibile attualmente accumulare posizioni long su IntesaSanPaolo e vendere (speculare al ribasso) su Unicredit fino a quando non toccherà i supporti. IntesaSanPaolo potrebbe invece riuscire a mantere questi valori anche in futuro perchè l'azienda sembra essere molto meglio impostata sui fondamentali e sul rischio dei crediti deteriorati.

Quindi la decisione più logica è di vendere unicredit e comprare intesasanpaolo.

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Fondo Atlante 2: ci sarà per davvero?

Nel frattempo il governo è al lavoro per la creazione di un Fondo Atlante bis (un Fondo Atlante 2, dunque), e proprio per questo pare che siano in atto delle operazioni per reperire i cinque miliardi di euro da destinare al fondo stesso. Fonti governative rivelano che l'intenzione sarebbe proprio quella di ricapitalizzare Atlante per lenire le sofferenze del sistema finanziario italiano, ma soprattutto per ridurre quella mole di crediti deteriorati che sono tutt'oggi il vero grande problema del tessuto bancario italiano.

Le borse crollano? ecco le opportunità in Italia

Dopo la Brexit abbiamo assistito al crollo della sterlina nei confronti delle altre valute e anche le azioni degli indici europei sono scese a picco (specialmente nel settore bancario). La borsa di Milano (che è di proprietà della London Stock Exchange) ne ha risentito in modo particolare e in questo momento sta perdendo il 12%! Particolarmente colpito il settore bancario. 

Ma attenzione! i ribassi di questi giorni non sono ancora un'opportunità. Dobbiamo attendere nuovi minimi nei prossimi mesi per costruire un portafoglio sano e funzionale per il futuro. Sotto alcuni dei nostri consigli.

Tuttavia non c'è da allarmarsi perchè chi ha seguito questa vicenda in modo corretto e ha utilizzato i giusti sistemi di trading può solo capire che si stanno per creare numerose opportunità di guadagno per i prossimi mesi.

La borsa è fatta per sorprendere e le news sono il motore che ci permette di creare e sfruttare le oscillazioni di mercato.

Azioni italiane da comprare nel 2016

Ecco alcuni titoli che dobbiamo tenere in mente e comprare a buoni prezzi approfittando dei possibili futuri ribassi delle quotazioni degli indici. I grafici seguenti sono su timeframe Settimanale con applicazione di Fibonacci e del TrendGT indicator.

Terna azioni e cfd

Il supporto sui grafici settimanali di Terna SPA è tra 4,40 e 3,90 euro. Il prezzo è già quasi giunto in questa fascia e stiamo in attesa di essere eseguiti.

TRNAWeekly

Il grafico sopra vi mostra che anche i ritracciamenti di Fibonacci ci inducono a pensare che intorno al 50% dell'ultimo movimento di forza rialzista, le azioni Terna dovrebbero nuovamente reagire.

Unicredit e IntesaSanPaolo: banche verso i minimi

Si tratta delle 2 banche italiane più importanti e di "peso" sul listino FtseMib. Unicredit ha sicuramente una posizione più sofferente rispetto a IntesaSanPaolo ma essendo tra le "Too Big to Fail" continuano ad ottenere un grande interesse da parte dei trader.

I prezzi attuali sono ancora alti per un'entrata di lungo periodo da "cassettista" e attendiamo nuovi minimi annuali come dai seguenti grafici:

INTSNPLWeekly UNCRDWeekly

Azioni Exor

La società Exor negli ultimi anni ha subito numerosi cambiamenti strutturali anche a seguito dello spostamento della FIAT in America con conseguente fusione con la Chrysler. Il titolo ne ha fortemente beneficiato ma adesso ha stornato oltre il 50% di fibonacci. L'ultima candela weekly ci mostra una figura ribassista che può avere come obiettivo il raggiungimento di zona 22-24 euro.

EXRWeekly

Atlantia

Infine concludiamo la nostra analisi con la società Atlantia. Il trend di lungo periodo rimane ancora rialzista anche se nel 2016 abbiamo assistito ad un ritorno verso il primo ritracciamento di fibonacci al 23,6%. La tenuta di questo livello può riportare i prezzo verso nuovi massimi. Al contrario invece dobbiamo attendere una forza ribassista verso 17-18 euro, area di supporto del 2014 e ottimo punto per un buy da "cassettista".

ATLNTWeekly