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Carry Trade: tradare con i tassi di interesse

Il Carry Trade, più che una strategia di trading, è un approccio per guadagnare sfruttando la differenza dei tassi di interesse tra due o più paesi. Se messo in pratica in maniera consapevole e ragionata, può dimostrarsi davvero proficuo. Per rendere al meglio, tuttavia, il Carry Trade deve essere condotto da investitori di grande esperienza e in possesso di conoscenze non indifferenti.

Cos’è il Carry Trade

Il Carry Trade può essere considerato un’attività che punta a generare profitto a partire dalla differenza dei tassi di interesse. In parole povere, il trader prende in prestito denaro nei contesti in cui il suo costo è basso, perché sono bassi i tassi, e lo utilizza nei mercati in cui il costo è più elevato, perché i tassi sono più alti. Il guadagno è determinato dalla differenza dei tassi presi in esame.

Detta così, il Carry Trade può sembrare un’attività bizzarra, eticamente discutibile. Va detto, però, che non è affatto nuova. Anzi, in alcune situazioni è utilizzata spesso. L’esempio emblematico di quanto il Carry Trade sia diffuso, e della sua capacità di favorire i profitti, è dal comportamento che alcune banche centrali hanno tenuto nel 2012. Il riferimento è al periodo concomitante con all’LTRO, il programma di finanziamento alle banche nazionali e agli istituti retail da parte della BCE. In estrema sintesi, le banche hanno preso in prestito denaro a costo zero e lo hanno investito nell’acquisto di titoli di Stato italiani e spagnoli che, all’epoca dei fatti, rendevano interessi pari o superiori al 7%.

La BCE, valutando le operazioni di Carry Trade incoerenti con le finalità del programma, ha poi vincolato le banche a investire in famiglie e imprese. Questi episodi, molto diffusi a dire il vero, hanno però contribuito ad attirare l’attenzione sul Carry Trade.

Il Carry Trader retail

Può esistere un Carry Trader “retail”? Anche i piccoli investitori possono praticare questa attività o è esclusivo appannaggio degli istituti finanziari? La risposta è affermativa, sebbene vadano considerati alcuni pericoli. Per padroneggiarla al meglio, infatti, occorre una certa consapevolezza delle dinamiche delle anche centrali; se è possibile, prevederne addirittura le iniziative.

I decisori economici, tra cui spiccano le banche centrali, tendono a manipolare il mercato per raggiungere gli obiettivi di politica monetaria che, com’è ovvio, non coincidono con gli interessi dell’investitore. Il risultato è che le condizioni che rendono il Carry Trade veramente redditizio possono dissolversi improvvisamente, portando al fallimento l’operazione di investimento.

Un altro rischio deriva dal fatto che, affinché il Carry Trade funzioni, sono necessari volumi piuttosto alti. La differenza tra i tassi di interesse sono infatti ridotti, anche perché le banche centrali tendono a “imitarsi” a vicenda. Un esempio? Il costo del denaro nella zona Euro è dello 0%, negli Stati Uniti è dell’1,50%.

La necessità di volumi alti spinge i trader ad abusare della leva finanziaria, che pone in essere ulteriori rischi. La leva, infatti, consente di aumentare i potenziali guadagni. Peccato che, allo stesso tempo, moltiplichi anche le potenziali perdite.

In conclusione, il ricorso al Carry Trade può essere preso in considerazione, a patto che ci si impegni in uno studio assiduo e completo del comportamento delle banche centrali.