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Come funziona il mining di criptovalute

Per ottenere bitcoin è possibile solo in due modi: acquistarli o con il mining di criptovalute. La prima alternativa è a disposizione di chiunque, attraverso i broker o exchange. La seconda alternativa è decisamente elitaria, e a disposizione di pochi soggetti. Il motivo è presto detto: minare, o più propriamente “fare mining” è estremamente difficile, e richiede hardware con una potenza di calcolo elevatissima.

Ma cosa vuol dire in realtà fare mining? Come si fa? Ecco la risposta a queste domande.

Perché il mining

Il Bitcoin è una valuta elettronica decentralizzata. Questo vuol dire che non è supportata da nessuna banca centrale o da un ente che ne faccia le veci. Gli sviluppatori del Bitcoin si sono trovati fin dall’inizio, quindi, davanti a un dilemma: come regolare l’emissione della moneta?

Si adottò il concetto di mining come soluzione. Il mining fu pensato, inizialmente, come lo strumento per mezzo del quale gli individui potevano essi stessi creare moneta.

Per capire cosa sia veramente il mining, però, è necessario comprendere come funziona il Bitcoin. Le transazioni, tutte le transazioni, producono la scrittura di un blocco, il quale si lega alla blockchain. Questa contiene i blocchi corrispondenti a tutte le transazioni avvenute fino a questo momento. Un sistema ingegnoso, il cui scopo è rendere estremamente difficile qualsiasi violazione del sistema, dal momento che per “bucare” un blocco è necessario fare lo stesso con tutti i blocchi (tecnicamente impossibile).

Alcune interessanti statistiche sono fornite da questo portale https://blockchain.info/it/stats

  • in media si crea 1 bitcoin ogni 9 minuti
  • attualmente si creano circa 2000 bitcoin al giorno
  • il numero di bitcoin in circolazione è di quasi 17 milioni e sono previsti un numero massimo di 21 milioni

Ora, anche la creazione di moneta è una transazione. Così come una banca centrale per creare moneta deve procedere con una transazione (es. acquisto dei titoli di Stato), allo stesso modo il sistema della blockchain per creare moneta deve “elargirla” a un soggetto, quindi deve compiere una transazione. Questo soggetto deve de facto creare un codice, azione che in gergo è nota come “chiudere il blocco”.

Il mining, quindi, non è altro che il processo di individuazione di tale codice. Il problema sta nel fatto che il codice diventa più complicato a mano a mano che la blockchain si estende. Se all’inizio il mining non era poi così complicato, proprio perché c’erano pochi Bitcoin in giro e la blockchain non era molto estesa, attualmente i codici sono estremamente complessi, poiché complessa e incredibilmente estesa è la blockchain.

Come si fa il mining e chi può farlo

Per chiudere un blocco è necessario mettere a disposizione una data potenza di calcolo. All’inizio era sufficiente un computer molto potente messo a lavoro 24 ore su 24 per ottenere molti Bitcoin al giorno. Ora la potenza di calcolo necessaria è diventata insostenibile persino per i pc più potenti. A tal punto che sono nate aziende di sviluppo hardware-software finalizzate alla creazione di macchine per il mining. Tale attività, quindi, è diventata oltremodo elitara. Ed è una fortuna: proprio la difficoltà nel fare il mining ha sbilanciato il rapporto domanda-offerta a favore della prima, favorendo la rivalutazone del bitcoin.

Tuttavia, è un processo destinato a interrompersi, poiché, prima o poi, il mining diventerà teoricamente e praticamente impossibile. La conseguenza è la fine dell’emissione del Bitcoin, con il rischio dell’esplosione di una bolla. E’ anche per questo motivo che, a fine Ottobre, gli sviluppatori hanno creato una variante del Bitcoin, il Bitcoin Gold, che semplifica grandemente il processo di mining.