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Market Mover del giorno 21 gennaio 2013

Questo lunedì 21 gennaio inizia con una giornata di medio impatto nel mercato delle valute, principalmente vediamo la chiusura delle banche statunitensi a causa del ” Martin Luther King Day “. Nell’eurozona invece la giornata odierna prevede il primo incontro dell’eurogruppo del 2013, vediamo i market mover in pubblicazione.

Sterlina: dati sull’immobiliare

Il dato di oggi risulta essere relativamente importante ai fini dell’analisi del mercato immobiliare del Regno Unito. Quello che verrà reso pubblico oggi è l’House Price Index, l’indice che misura il cambiamento dei prezzi degli immobili messi in vendita senza però esporre il prezzo degli immobili venduti.

Euro: occhi su Bruxelles

Particolare importanza va invece data alla riunione dell’eurogruppo che si terrà oggi a Bruxelles. Il programma del giorno prevede di affrontare temi scottanti e attuali come le questioni relative al ESM e l’implementazione del Patto di Stabilità.

Prezzi di produzione tedeschi

Il dato relativo ai prezzi di produzione ha sicuramente un certo impatto sull’inflazione in quanto un aumento del prezzo di produzione implica un aumento del prezzo finale e quindi una spesa maggiore per i consumatori. Il dato tendenzialmente non ha effetti immediati sui mercati, ma va ricordato che se fosse superiore alle aspettative si potrebbe avere un apprezzamento dell’euro nelle ore successive all’uscita del dato.

Dollaro Canadese: vendite all’ingrosso

Il dato ha scarso impatto sui mercati valutari, ma va comunque tenuto d’occhio in quanto se si rivelasse al di sopra delle aspettative si avrebbe sicuramente un apprezzamento del dollaro canadese. Il dato in questione è relativo al cambiamento di valore delle vendite all’ingrosso, misura perciò le aspettative dei commercianti riguardanti la vendita dei prodotti al dettaglio ( una variazione delle vendite all’ingrosso presuppone una richiesta diversa dei commercianti al dettaglio, richiesta che riflette le aspettative di vendita di tali soggetti ). Secondo gli analisti è previsto un calo dallo 0,9% allo 0,4%.

TABELLA SINTETICA MARKET MOVER

Market mover

Indicatori di trading: come funziona il MACD

Conoscere il mercato è come conoscere una persona lunatica che cambia quindi umore da un momento all’altro. Il mercato non è mai coerente e molto spesso riesce a sorprendere anche i trader che vi operano da diversi anni. Tuttavia, nonostante la sua imprevedibilità alcuni comportamenti risultano essere quasi sempre gli stessi e come sempre si possono sfruttare per trarre profitti di un certo peso.

Per sfruttare al meglio i movimenti di prezzo, per coglierli nella loro fase iniziale, sono stati elaborati un numero enorme di indicatori che aiutano il trader in questa impresa. Uno degli indicatori più utilizzati è il MACD.

COME SI COSTRUISCE IL MACD

Il MACD è un indicatore affidabile e semplice da interpretare, la formula con la quale si costruisce è semplice, infatti, si tratta di una sottrazione tra due medie mobili, una veloce a 12 ed una lenta a 26. La differenza tra le due medie viene poi confrontata con una terza media a 9 periodi che ne costituisce il segnale di entrata.

Il MACD obbedisce a delle semplici regole interpretative che ricordano molto quelle dei normali indicatori di momentum. Ovviamente, per quanto l’indicatore MACD possa essere preciso non è immune, come del resto tutti gli indicatori, ai falsi segnali. Prima di trovare rimedio a ciò andiamo ad analizzare quali sono i segnali del MACD e come dobbiamo interpretarli.

SEGNALI DELL’INDICATORE MACD

Il MACD ci da sia segnali di acquisto sia segnali di vendita, la regola fondamentale è: acquistare quando la media veloce buca dal basso verso l’alto quella ottenuta dalla differenza delle due medie; vendere quando la media veloce buca dall’alto verso il basso quella ottenuta dalla differenza delle due medie. Cerchiamo di capire come funziona osservando graficamente il comportamento dell’indicatore.

SEGNALE DI ACQUISTO

Indicatori di trading

SEGNALE DI VENDITA 

Indicatori di trading

Come puoi ben vedere dai grafici, risulta estremamente semplice ed intuitivo analizzare i segnali che ci offre il MACD, tuttavia, può capitare, soprattutto nelle fasi laterali, che compaiano troppi falsi segnali.

COME EVITARE I FALSI SEGNALI 

Ancora una volta per evitare i falsi segnali degli indicatori serve esperienza, ma possiamo, in attesa che la nostra conoscenza del mercato si ampli, utilizzare una semplice tecnica che riduce l’effetto negativo dei falsi segnali consentendoci di avere le probabilità a favore e di guadagnare sempre.

Dato che i falsi segnali sono inevitabili, almeno per il momento, non ci resta che agire sul money management, ossia, sulla gestione del denaro. Per comprendere l’importanza di tale concetto basta immaginare di poter evitare i falsi segnali semplicemente riducendone la portata. Per ottenere tale risultato è sufficiente inserire sempre uno stop loss al 5% della peridita. In questo modo appena avremo perso il 5% del nostro capitale l’investimento si bloccherà automaticamente.

Come analizzare il mercato: l’analisi tecnica

Come analizzare il mercatoInvestire nel forex significa tenere sempre sotto controllo il prezzo perché vi sono dei casi in cui questo può letteralmente sorprenderci.

L’analisi tecnica dei mercati offre al trader un grande riferimento per poter seguire il prezzo e le tendenze che si verificano sia nel lungo termine sia nel breve.
Malgrado ciò le interpretazioni che si possono dare ad un grafico possono risultare diverse a seconda del trader che lo osserva. A tal proposito cerchiamo di stabilire quali sono i criteri base per poter trarre delle conclusioni razionali.

Come Analizzare il mercato

Come analizzare il mercato?, questa è una delle domande che i nostri lettori ci pongono spesso via email, la risposta è semplice ma mai scontata. Il mercato si analizza seguendo quelle che sono le basi dell’analisi tecnica. Il grafico dei prezzi sconta tutto, ossia, riporta le dinamiche di mercato presenti e future.
Analizzare il prezzo è il passo più importante da fare,  vediamo come iniziare.

La prima cosa da fare è l’analisi ciclica. Dobbiamo stabilire dove ci troviamo al fine di orientarci meglio ed evitare che determinati movimenti di prezzo non ci siano chiari.

Come analizzare il mercato

La cosa migliore da fare per stabilire in che parte del ciclo ci troviamo è analizzare il precedente ciclo economico. Per farlo basta che impostiamo il grafico in time frame W1, in questo modo ogni candela rappresenta l’evoluzione del prezzo in una settimana. Fatto ciò andiamo a cercare questo tipo di schema:

Come analizzare il mercato

Ovviamente non deve essere proprio preciso, ma lo schema deve potersi adattare bene al prezzo come vedi nella seguente figura:

Come analizzare il mercato

Fatto ciò abbiamo isolato il precedente ciclo e possiamo partire ad analizzare quello attuale. Tracciamo sempre in nostro schema sino al punto in cui siamo arrivati. Potremmo anche essere all’inizio di un ciclo o a metà o anche verso la fine.

Individuare le fasi del ciclo

Avendo come punto di partenza il precedente ciclo possiamo renderci subito conto se attualmente ci troviamo nella fase toro o nella fase orso. Nel caso in cui ci trovassimo all’inizio della fase toro allora il prezzo, nonostante i vari movimenti di correzione, tenderebbe a salire per circa 1-2 anni. Nel caso in cui ci trovassimo all’inizio della fase orso, allora, il prezzo tenderebbe a scendere sempre per circa 1-2 anni. La durata è da intendersi statistica, quindi, non è detto che una fase toro duri necessariamente da 1 a 2 anni, ma sicuramente non può durare meno di 1 anno.

Una volta individuata la fase non ci resta che tracciare la linea di tendenza, che rappresenterà la tendenza primaria ed investire a seconda del tipo di fase in cui ci troviamo. Durante il corso della fase ci saranno due movimenti di correzione in cui il prezzo per un certo periodo andrà contro tendenza. In queste fasi possiamo agire in tre modi:

  • Non facciamo nulla tanto il prezzo poi salirà
  • Monetizziamo e investiamo quando il prezzo ricomincerà a salire
  • Monetizziamo ed investiamo in controtendenza

Tutti e tre i modi risultano essere validi, ma se sei alle prime armi ti consigliamo di evitare di investire in controtendenza, sarebbe pericoloso e difficile da gestire.

Come guadagnare nelle fasi laterali di mercato

Il mercato si può muovere essenzialmente in 3 modi:

  • Lateralmente
  • A rialzo
  • A ribasso

Tra le tre fasi la prima, che viene definita mercato laterale, è la più difficile da gestire. Nella fase laterale il prezzo tende a rimbalzare tra due valori estremi che vengono definiti dalle rette di supporto e resistenza.

Tendenza laterale

In questo scenario, che si va definendo con il trascorrere del tempo, il prezzo potrebbe in qualsiasi momento rompere o la retta di supporto o quella di resistenza. Se la fase laterale va avanti da molto tempo la rottura di una delle due rette porterà ad un cambiamento di tendenza abbastanza marcato. Per poter investire e guadagnare in questa fase è necessario utilizzare uno strumento che si chiama opzione. L’opzione consente di gestire la possibilità che il prezzo rompa una delle due rette e che prosegua verso una direzione ben definita, la strategia da attuare in questa fase è la seguente:

Bisogna entrare a mercato quando il prezzo tocca una delle due rette che ne definiscono rispettivamente il supporto e la resistenza, nello stesso momento si comprerà un opzione di tipo put se il prezzo si trova sulla retta di supporto ed un opzione Call se il prezzo si trova sulla retta di resistenza, vediamo nel dettaglio come operare.

Acquistiamo il titolo in prossimità della retta di supporto e compriamo, come protezione del capitale investito, una opzione di tipo put che ci consentirà di guadagnare nel caso in cui il prezzo bucasse il supporto, in tal caso la posizione di acquisto deve essere chiusa mentre l’opzione ci farà guadagnare come se avessimo venduto allo scoperto. Se il prezzo si trova in prossimità della retta di resistenza venderemo allo scoperto e acquisteremo una opzione di tipo Call.

Attenzione alle aziende sopravvalutate: il caso Facebook

Azioni facebook

Molti di voi ricorderanno il fatidico giorno della collocazione in borsa del colosso dei social network, il grande Facebook. La collocazione iniziale era di 38 dollari ad azione, una cifra niente male che ha fatto pensare a moltissimi investitori ( piccoli ) di comprare e, quindi, investire nel proprio social network preferito, in effetti è bello sentirsi piccoli padroni del grande Facebook.

Peccato però che il valore delle azioni ad oggi sia di 18 dollari, meno della metà del valore iniziale. Un crollo del genere non si verificava da molto tempo a wall street e molti risparmiatori e pionieri dell’investimento nella creatura di Zukemberg si sono ritrovati con in mano un pugno di mosche.

Ma perché Facebook ha fatto questa fine?

I motivi sarebbero molti, ma possiamo isolarne alcuni per capire meglio quanto l’azienda sia stata sopravvalutata. Partiamo dal business su cui punta facebook, ossia, la pubblicità. Ebbene, nonostante sia il social network più popolato al mondo le sue pubblicità non funzionano come quelle di google, gli utenti di facebook raramente si interessano alle pubblicità e pochissime volte i click corrispondono ad effettivi guadagni da parte dell’azienda che ha speso soldi per avere quel piccolo spazio sul social network.

L’unica vera fonte di ricchezza di facebook è il suo enorme e vastissimo database che contiene praticamente tutto ciò che riguarda le abitudini degli iscritti, dal loro colore preferito alla loro prima volta. Il problema è che tali informazioni sono di carattere riservato e, quindi, non cedibili a terzi. In sostanza Facebook non e un business concreto, non ha un piano razionale di incremento di utili e potenzialmente potrebbe rimanere tale. Il caso facebook è un palese caso di sopravvalutazione di una azienda, la situazione, se attentamente osservata, era prevedibile sin dall’inizio.

Analisi tecnica: le tendenze di mercato

Abbiamo detto che l’analisi tecnica non si occupa di prevedere o dare sentenze, ma si occupa principalmente di probabilità.

Dal punto di vista tecnico, che è comunque un punto di vista oggettivo scaturito dall’osservazione attenta del mercato, ne viene fuori che i prezzi di un qualsiasi strumento finanziario si muovono attraverso delle tendenze specifiche, ossia, attraverso dei minimi e dei massimi di prezzo che possono essere ben riconosciuti ed isolati, tali minimi e massimi tendono a susseguirsi formando una tendenza che ha una specifica direzione che può essere:

– rialzista

– ribassista

– laterale

La tendenza rialzista si ha quando i prezzi massimi sono di valore crescente rispetto a quelli precedenti. Una tendenza rialzista è facilmente individuabile anche osservando un qualsiasi grafico come il seguente.

Tendenza rialzista

In questo caso si può facilmente notare come il prezzo tenda a salire in modo più o meno costante.

Una tendenza ribassista invece è caratterizzata da una tendenza del prezzo ad essere via via inferiore rispetto a quello precedente. Anche questo genere di tendenza è facilmente individuabile attraverso l’osservazione di un grafico.

Tendenza ribassista

Come puoi notare l’andamento del prezzo è decrescente, parte, quindi, da un valore massimo sino ad arrivare ad un valore minimo.

Le tendenze o fasi laterali rappresentano dei movimenti di prezzo in cui i minimi e i massimi si equivalgono a quelli precedenti conferendo al prezzo una forma a ” zig zag ” che non tende  né verso l’alto né verso il basso, ma orizzontalmente.

Tendenza laterale

Le fasi laterali di mercato sono quelle più insidiose ma anche quelle che offrono al trader esperto moltissime opportunità di operare con le probabilità a favore.

Crollo delle vendite Auto nei primi mesi del 2012

Non Poteva accadere diversamente con il prezzo dei carburanti che continua a salire ed il Governo che per trovare fonti di finanziamento tassa sempre gli stessi settori, un esempio ne è l‘aumento delle accise fino ad un massimo di 5 centesimi per finanziare territori colpiti da calamità e disastri naturali.

Nel mese di marzo si registra un vertiginoso calo del mercato automobilisco europeo, in particolar modo ne risentono maggiormente i paesi che da questa crisi stanno riscontrando forti difficoltà, come l’Italia e la Spagna.

I risultati italiani mostrano un calo del 27% rispetto a marzo dello scorso 2011, in pratica non si registrava un segno così negativo dal lontano 1980.
Il primo trimestre si chiude dunque con un meno 21%.

Anche la Spagna non sorride, dove il calo è meno netto, sebbene questo però si protrae già da due anni consecutivi.

Resistono Gran Bretagna e Germania.
La prima perché storicamente questo periodo è sempre stato quello che ha fatto registrare forti vendite, mentre per la Germania perché è l’unico paese Europeo che durante la crisi registrava i minori ribassi del PIL, e durante i periodi di ripresa registra invece i più alti tassi di crescita.

Malissimo anche la Francia che assieme all’Italia registra elevati tassi di cedimento.

Secondo quanto emerge dalla situazione attuale, il mercato italiano sembra essere uno di quelli che sta risentendo maggiormente delle vendite per una serie di fattori piuttosto evidenti:

Crescita inarrestabile dei prezzi dei carburanti
Sfiducia dei consumatori, che rimandano dunque gli investimenti in beni durevoli nel futuro
Incertezza sul futuro
Nessun segnale di ripresa economica che ovviamente condiziona le scelte d’acquisto
Prezzi delle assicurazioni esorbitanti
Altre imposte sull’acquisto ed il mantenimento dell’automobile troppo elevate, ad esempio il superbollo per le auto di grossa cilindrata
Alta disoccupazione
Limitazioni all’utilizzo del contante
Perdita di potere di acquisto (aumentano le tasse e i prezzi ma non gli stipendi)
Manovre che si scagliano sul settore incuranti delle già grosse difficoltà

Sebbene a livello generale sembrano resistere le auto di lusso, perché si sa, la crisi colpisce i poveri e non i ricchi, in Italia anche questo comparto perde terreno.
Tra i maggiori motivi, in aggiunta a quelli sopra elencati sicuramente l’eccessivo controllo sulle transazioni.
Il Cavallino Ferrari ha visto ridurre le vendite del 50%, la Maserati del 70%.

E proprio ieri le Iene hanno mandato in onda un servizio dove spiegano perché molti italiani delle auto di lusso preferiscono acquistarle con targa tedesca in leasing:

Non si paga il super bollo
Le assicurazioni costano meno
Dal contratto di leasing risulta proprietario la società tedesca
Per una legge tedesca, le multe prese in italia da una auto tedesca non possono essere pagate. Ricordiamo che il proprietario risulta la società tedesca e non chi guida l’auto (ciè l’italiano).