Home » Tag Archivi: criptovalute

Tag Archivi: criptovalute

Come fare l’analisi fondamentale per i CFD dei Bitcoin

Fare trading con i CFD dei Bitcoin è la soluzione migliore per investire a breve e medio termine su questa criptovaluta. L’utilizzo delle piattaforme Exchange, infatti, prevede tempi molto lunghi per le transizioni che, nel caso del Bitcoin, scontano limiti strutturali. Grazie ai CFD, quindi, i Bitcoin possono essere commerciati come se fossero una valuta qualsiasi. Questo pone in essere alcune domande. La più importante delle quali è: come fare l’analisi fondamentale? Se si fa trading con l’euro, il dollaro, la sterlina e le altre valute tradizionali il problema non sussiste, dal momento che sono codificate prassi analitiche e si segnala una vastissima letteratura in merita.

trading criptovalute

La verità è spiacevole, per quanto scontata: fare l’analisi fondamentale per i CFD Bitcoin è veramente difficile. Lo è per almeno due motivi, ecco quali.

Bitcoin: l’indipendenza è un’arma a doppia taglio

I motivi che rendono l’analisi fondamentale per i CFD Bitcoin realmente ostica procedono da quella che, convenzionalmente, viene considerato la caratteristica più importante della criptovaluta: l’indipendenza.

Il primo motivo che si può addurre, quindi, è la conseguenza principale della natura indipendente del Bitcoin: l’assenza di una banca centrale o di un qualsiasi ente che, più o meno arbitrariamente, agisca sul lato dell’offerta. La quantità di euro, di dollari, di sterline etc. presente nel mercato può essere manipolata dal taglio e dal rialzo dei tassi. Un’azione doverosa, visto la mission delle banche centrali. Un’azione in grado di incidere profondamente sul mercato, certo. Ma anche un market che conferisce leggibilità all’asset. Ebbene, il Bitcoin non ha nessuna banca centrale alle spalle, quindi manca di un market mover fondamentale.

Il secondo motivo riguarda sempre l’indipendenza, ma in questo caso non da un organismo bensì da un economia. Se l’euro è collegato all’Eurozona, il dollaro agli Stati Uniti, la sterlina alla Gran Bretagna, il Bitcoin è semplicemente… Apolide. L’effetto è lo stesso: niente economia reale sottostante, niente market mover economici, minore leggibilità e difficoltà a produrre un’analisi fondamentale degna di questo nome.
bitcoin

Come aggirare i limiti del Bitcoin

Tutto ciò implica che non sia possibile fare l’analisi fondamentale quando si fa trading con i CFD Bitcoin? In realtà, no. E’ possibile adoperare alcune accorgimenti per individuare dei market mover che, pur non essendo solidi come i tassi di interesse, l’inflazione, il PIL, il tasso di disoccupazione etc. possano fornire terreno fertile per l’analisi fondamentale.

Questi accorgimenti consistono nel porsi due domande. E nello specifico: cosa influisce sull’offerta di Bitcoin? Cosa influisce sulla domanda? Il Bitcoin è un asset come gli altri, quindi è vincolato dalla legge della domanda e dell’offerta. E’ l’interazione tra questi due termini che forma il prezzo (o la maggior parte di esso).

Cosa contribuisce all’offerta di Bitcoin

Non esiste nessuna banca centrale che eroghi i Bitcoin, certo. Tuttavia, da “qualche parte” devono pur spuntare. La fonte erogatrice è il mining, ossia il processo di estrazione del codice che consente di immettere criptovaluta nel mercato. Ora, le dinamiche del mining sono oggetto del lavoro degli sviluppatori. Dunque, un cambiamento di queste dinamiche, ovvero un intervento più o meno pesante da parte dei developer può incidere sul lato dell’offerta. Se per esempio si rendesse il mining più complicato, il prezzo subirebbe una spinta ribassista. Se di contro si liberalizzasse il processo di mining, rendendolo alla portata di molti, il prezzo diminuirebbe.

La conclusione è la seguente: un market mover efficace potrebbe consistere nelle notizie che riguardano la tecnologia alla base del Bitcoin.

Cosa contribuisce alla domanda di Bitcoin

Rispondere a questa domanda è molto difficile. Il motivo è semplice: il mercato delle criptovalute è recente, quindi le dinamiche sono parzialmente sconosciute o comunque in grado di sorprendere. In linea di massima, la domanda può essere data da tre fattori.

  • Percezione. Se il Bitcoin viene percepito come una valuta sicura, e la copertura mediatica è buona, più persone entreranno nel mercato e la domanda riceverebbe una spinta verso l’alto.
  • Endorsement del mercato. Allo stesso modo, se le aziende, le banche commerciali e istituti vari dimostrano interesse per il Bitcoin e per le criptovalute in generale, la reputazione di queste ultime cresce e lo stesso accade per la loro domanda.
  • Dichiarazioni istituzionali. Di nuovo, il principio è lo stesso. In questo caso, però, le dinamiche riguardano i commenti e le opinioni di alti dirigenti, politici, banchieri, persino governatori delle banche centrali. Con le loro parole, sono in grado di orientare gli investitori quindi possono influire sulla reputazione del Bitcoin e di conseguenza sulla domanda.

Ne consegue con altri market mover importanti sono le notizie che riguardano le prestazioni del Bitcoin e in particolar modo le sue garanzie di sicurezza, che riguardano possibili partnership e le dichiarazione di figure istituzionali.

Un altro elemento da prendere in considerazione, infine, è l’andamento degli asset che, a vario titolo, entrano spesso in competizione con i Bitcoin. Il riferimento è alle valute più importanti e redditizie, ma anche ai beni rifugio, in primis l’oro. In estrema sintesi, se questi asset si rendono protagonisti di pessime performance, il Bitcoin ne trae teoricamente una spinta al rialzo.

Bitcoin vs Ethereum: chi sostituirà il dollaro come valuta internazionale

Lo scenario delle criptovalute si è arricchito nel corso degli anni trainati dall’avanzata del bitcoin e dell’ethereum. La scelta, per chi vuole investire nelle valute virtuali, è davvero ampia. A contendersi lo scettro, però, sembrano essere in particolare il Bitcoin e l’Ethereum. Lottare per il primato, in questo preciso momento storico, vuol dire candidarsi come valuta internazionale, magari (in un prossimo futuro) a sostituire il dollaro. Di seguito, una panoramica sulla prospettiva “criptovaluta moneta internazionale” e un’analisi delle speranze, in tal senso, di Bitcoin ed Ethereum.

Perché una criptovaluta dovrebbe diventare la valuta degli scambi internazionali

Potrebbe sembrare fantascienza, e in effetti i tempi non sono affatto maturi, ma la prospettiva è più che verosimile, solo proiettata in un futuro più o meno prossimo.

In realtà, i motivi per cui una criptovaluta potrebbe diventare la futura divisa per gli scambi internazionali possono essere rintracciati nelle caratteristiche intrinseche del mezzo.

Indipendenza. Le criptovalute non dipendono da nessuna economia in particolare. Un po’ come l’esperanto, potrebbero rappresentare tutti i paesi in maniera imparziale.

Scarsa manipolabilità da parte delle istituzioni. Dietro le criptovalute non c’è nessuna banca centrale in grado di manipolare i tassi e, attraverso questa importante leva, il valore della moneta. I paesi, quindi, non sarebbe costretti a subire le decisione di una istituzione sulla quale non hanno nessun controllo.

C’è da considerare, poi, la questione geopolitica. La conquista da parte di una criptovaluta del ruolo di valuta internazionale potrebbe fare il gioco dei paesi emergenti, che per adesso devono fare riferimento – in maniera più o meno diretta certo – al dollaro. Se proprio qualcuno deve scalzare il dollaro, quindi, è bene che lo faccia una valuta che almeno è sulla carta imparziale, che non dia il là a conflitti più o meno aspri.

Il Bitcoin come valuta internazionale

Sarà il Bitcoin a scalzare il dollaro? Alcuni elementi giocano a favore di questa ipotesi e alcuni a sfavore.

Tra i fattori positivi spicca la popolarità del Bitcoin. Un potere, insegnano i migliori sociologici, è tale solo se legittimato dal basso. E lo stesso vale per il potere che tutte le valute hanno. Se una valuta non è considerata utile agli scambi, semplicemente non viene utilizzata. La storia lo insegna, con esplicito riferimento ai casi di iperinflazione che hanno portato le popolazioni a risfoderare il baratto. Attualmente, il Bitcoin è la valuta che gode dell’appoggio dal basso più ampio e solido. Ha una forma di monopolio nell’immaginario collettivo. Per ora è così: dici criptovalute e pensi al Bitcoin.

Un altro fattore importane risiede nelle performance di mercato. Il Bitcoin è una valuta forte e, quel che è più importante, solidamente inserita in un trend ascendente. Questo è un requisito fondamentale per una valuta internazionale: il valore. Se il dollaro crollasse, non verrebbe vista come valuta utilizzabile per gli scambi internazionali.

Va considerato, poi, l’estrema indipendenza di cui gode il Bitcoin. A differenza di altre criptovalute, per esempio l’Ethereum, non ha nessun legame, nemmeno a livello di endorsement, con le istituzioni. Questo può essere un handicap all’inizio, ma alla lunga potrebbe risultare un vantaggio in quanto gli conferisce una aura di imparzialità.

I fattori a sfavore sono numerosi. In primo luogo, è troppo volatile. E’ vero, infatti, che è inserito in un percorso di crescita ben definito, ma è altrettanto vero che è vittima di ritracciamenti che gli conferiscono una certa instabilità. E, si sa, una valuta internazionale deve essere stabile, in modo da ridurre il rischio di cambio (che è lo spauracchio degli investitori a tutti i livelli).

C’è da considerare, poi, un limite tecnico: il Bitcoin è lento. Ovviamente, il riferimento è alle transazioni. E’ l’effetto collaterale della sicurezza, che è uno dei pregi della criptovaluta. Sono necessari, attualmente, svariati minuti per trasferire denaro, e questo limita l’evoluzione del Bitcoin a mezzo di pagamento, relegandolo al ruolo (comunque felice) di mezzo di investimento. Certo, gli sviluppatori sono corsi ai ripari creando il Bitcoin Cash, ma attorno a questo sperimento permangono alcune incertezze.

Infine, la scarsità di endorsement. Questi se da un lato minano potenzialmente l’indipendenza, dall’altro rendono la criptovaluta più autorevole, ne migliorano la reputazione. Ebbene, il Bitcoin è stato oggetto di pochi endorsement. In alcuni casi, e il riferimento è ad alcuni governatori delle banche centrali, è stato vittima di scetticismo.

L’Ethereum come valuta internazionale

In secondo luogo, l’Ethereum è già attrezzata per essere un mezzo di pagamento “reale” più o meno efficiente. E’ già pronta, le transazioni sono molto veloci.

Di contro, si segnala un deficit di popolarità. Certo è un crescendo, ma rimane ancora molto indietro rispetto al Bitcoin, che è il re incontrastato dalle criptovalute. La lotta per l’immaginario collettivo si prospetta molto ardua, dal momento che è piuttosto difficile incidere in tempi brevi sull’opinione pubblica, soprattutto se l’oggetto del contendere è una platea conservativa come quella degli investitori.

Infine, vanno considerate le performance di mercato. A sottolineare ancora una volta il dominio altrui, l’Ethereum segue il Bitcoin, per la maggior parte. Da questo punto di vista, la sudditanza è palese. Il Bitcoin trascina tutti, quindi anche l’Ethereum. Questo è un elemento che gioca a sfavore, in quanto una valuta internazionale per dirsi tale deve essere autorevole e indipendente.

Alla luce di queste riflessioni, si evince come sia il Bitcoin che l’Ethereum abbiano delle possibilità ma siano frenate da alcuni ostacoli. Per questo motivo, c’è chi pensa che la criptocurrency/valuta internazionale non sarà né il Bitcoin né l’Ethereum ma una valuta creata a tavolino da qualche importante istituzione. I movimenti interessanti, da questo punto di vista, si stanno vedendo in Cina. Il colosso asiatico potrebbe sviluppare una sua valuta virtuale, la quale – visto il presumibile appoggio delle istituzioni – partirebbe avvantaggiata nella lotta per il commercio globale.

Bitcoin Gold cosa è?

Bitcoin, bitcoin gold e cash… facciamo chiarezza sui fork: motivi, tendenze, vantaggi e svantaggi per i trader di criptovalute.

Il Bitcoin si è “sdoppiato” per la prima volta qualche mese fa, e per alcuni andava già bene così, con la valuta madre che confermava il ruolo di strumento di speculazione e la variante, nota come Bitcoin Cash, a lottare per il ruolo di “mezzo di pagamento”. Evidentemente, per gli sviluppatori, questo assetto non era sufficiente, ed ecco che, a fine ottobre, è stato eseguito un nuovo fork. Il frutto di questo lavoro è il Bitcoin Gold.

Che cos’è nello specifico? Qual è la sua ragion d’essere? Quali sono le prospettive?

La genesi del Bitcoin Gold

Il Bitcoin Gold ha fatto la sua comparsa ufficiale il 25 ottobre, data in cui il fork si è verificato. Per la cronaca, il fork è una pesante modifica software che, a partire da un codice sorgente già sviluppato, dà vita a un nuovo soggetto. In parole povere, il Bitcoin Gold è una variante del Bitcoin classico, proprio come lo è il Cash.

Il Bitcoin Cash è stato creato a partire da una esigenza molto sentita dai possessori della criptovaluta: velocizzare le transazioni, in modo da avvicinare il BTC alle valute tradizionali e porre le basi per una trasformazione in strumento di pagamento. Una ragion d’essere, come si evince, piuttosto solida e che rispondeva a una reale richiesta da parte del mercato.

Il Bitcoin Gold è nato a partire da una esigenza del tutto diversa, marcatamente tecnica: semplificare il processo di mining. Ora, tutti i possessori della criptovaluta sanno che è possibile acquisire Bitcoin attraverso due metodi: l’acquisto e il mining. Il primo è accessibile a tutti, il secondo è appannaggio di pochissimi soggetti. Per “scovare” i Bitcoin, infatti, è necessaria una potenza di calcolo straordinaria, e solo con l’unione di più computer potentissimi è possibile raggiungere un qualche risultato. Non stupisce che, attualmente, a fare il mining siano poche aziende specializzate o qualche sporadico gruppo di avventurosi.

Il Bitcoin Gold semplifica il mining, lo rende accessibile anche a macchine con potenze di calcolo minori. E’ una esigenza avvertita dal basso? Non propriamente, o meglio non come quella che ha portato alla nascita del Bitcoin Cash. Il mining, almeno per ora, è questione di appassionati, di esperti di informatica, come minimo. E’ però una esigenza del Bitcoin stesso, dal momento che è stato scavalcato anche sotto questo aspetto dalle nuove criptovalute. In un certo senso, il Gold è una risposta alla concorrenza.

I fattori di rischio per il Bitcoin Gold

Come sta andando il Bitcoin Gold? E’ ancora difficile offrire una panoramica delle sue performance, anche perché è sul mercato da pochissimi giorni. E’ partito con un tasso di cambio di 1 a 1 rispetto alla valuta madre, ma tutti sapevano che non avrebbe retto a lungo. E infatti si è già deprezzato del 50%. Un calo fisiologico? Chissà, dovremo aspettare qualche settimana per rispondere a questa domanda.

Di certo non tira un’aria molto buona, dal momento che sono molti i fattori che giocano contro un’ascesa del Bitcoin Gold.

Sicurezza. La società non ha ancora pubblicato (a fine ottobre) il codice, quindi non sono ancora chiare le garanzie di sicurezza che questa nuova criptovaluta è in grado di offrire.

La mentalità. Semplicemente, nel mercato la cultura del mining è assente o presente in dosi davvero mining. Non è affatto un’attività di massa, poiché da sempre è stata, per motivi tecnici, appannaggio di pochi. Il numero di coloro che è attratto dal mining è piuttosto basso e ciò potrebbe sfavorire uno sviluppo armonico della domanda.

La potenza del Bitcoin. Non c’è niente da fare, il Bitcoin è troppo forte. Non lo è solo dal punto di vista del valore, piuttosto dal punto di vista dell’immagine. Scrivi criptovaluta e leggi Bitcon. La valuta madre, in estrema sintesi, tende a fagocitare i “fratellini”. Persino il Cash, che è partito da una esigenza realmente sentita dal mercato, è andato incontro a una pesante svalutazione. Dunque, che speranze ha il Gold, che è nato per soddisfare un bisogno, per così dire, elitario?

Come funziona il mining di criptovalute

Per ottenere bitcoin è possibile solo in due modi: acquistarli o con il mining di criptovalute. La prima alternativa è a disposizione di chiunque, attraverso i broker o exchange. La seconda alternativa è decisamente elitaria, e a disposizione di pochi soggetti. Il motivo è presto detto: minare, o più propriamente “fare mining” è estremamente difficile, e richiede hardware con una potenza di calcolo elevatissima.

Ma cosa vuol dire in realtà fare mining? Come si fa? Ecco la risposta a queste domande.

Perché il mining

Il Bitcoin è una valuta elettronica decentralizzata. Questo vuol dire che non è supportata da nessuna banca centrale o da un ente che ne faccia le veci. Gli sviluppatori del Bitcoin si sono trovati fin dall’inizio, quindi, davanti a un dilemma: come regolare l’emissione della moneta?

Si adottò il concetto di mining come soluzione. Il mining fu pensato, inizialmente, come lo strumento per mezzo del quale gli individui potevano essi stessi creare moneta.

Per capire cosa sia veramente il mining, però, è necessario comprendere come funziona il Bitcoin. Le transazioni, tutte le transazioni, producono la scrittura di un blocco, il quale si lega alla blockchain. Questa contiene i blocchi corrispondenti a tutte le transazioni avvenute fino a questo momento. Un sistema ingegnoso, il cui scopo è rendere estremamente difficile qualsiasi violazione del sistema, dal momento che per “bucare” un blocco è necessario fare lo stesso con tutti i blocchi (tecnicamente impossibile).

Alcune interessanti statistiche sono fornite da questo portale https://blockchain.info/it/stats

  • in media si crea 1 bitcoin ogni 9 minuti
  • attualmente si creano circa 2000 bitcoin al giorno
  • il numero di bitcoin in circolazione è di quasi 17 milioni e sono previsti un numero massimo di 21 milioni

Ora, anche la creazione di moneta è una transazione. Così come una banca centrale per creare moneta deve procedere con una transazione (es. acquisto dei titoli di Stato), allo stesso modo il sistema della blockchain per creare moneta deve “elargirla” a un soggetto, quindi deve compiere una transazione. Questo soggetto deve de facto creare un codice, azione che in gergo è nota come “chiudere il blocco”.

Il mining, quindi, non è altro che il processo di individuazione di tale codice. Il problema sta nel fatto che il codice diventa più complicato a mano a mano che la blockchain si estende. Se all’inizio il mining non era poi così complicato, proprio perché c’erano pochi Bitcoin in giro e la blockchain non era molto estesa, attualmente i codici sono estremamente complessi, poiché complessa e incredibilmente estesa è la blockchain.

Come si fa il mining e chi può farlo

Per chiudere un blocco è necessario mettere a disposizione una data potenza di calcolo. All’inizio era sufficiente un computer molto potente messo a lavoro 24 ore su 24 per ottenere molti Bitcoin al giorno. Ora la potenza di calcolo necessaria è diventata insostenibile persino per i pc più potenti. A tal punto che sono nate aziende di sviluppo hardware-software finalizzate alla creazione di macchine per il mining. Tale attività, quindi, è diventata oltremodo elitara. Ed è una fortuna: proprio la difficoltà nel fare il mining ha sbilanciato il rapporto domanda-offerta a favore della prima, favorendo la rivalutazone del bitcoin.

Tuttavia, è un processo destinato a interrompersi, poiché, prima o poi, il mining diventerà teoricamente e praticamente impossibile. La conseguenza è la fine dell’emissione del Bitcoin, con il rischio dell’esplosione di una bolla. E’ anche per questo motivo che, a fine Ottobre, gli sviluppatori hanno creato una variante del Bitcoin, il Bitcoin Gold, che semplifica grandemente il processo di mining.

Mario Draghi contro Criptovalute: ha ragione?

Le criptovalute stanno andando incontro a una diffusione clamorosa, che si riflette anche nelle performance di mercato, praticamente senza precedenti. Si pensi che attualmente un Bitcoin vale quasi 8.000 dollari.

E’ una bolla destinata a scoppiare?

La risposta non è affatto scontata, anche perché nella direzione opposta a quella dettata dai catastrofisti ci sono i vari tentativi – per ora solo a parole, ma è già tanto, se ammettiamo i principi della forward guidance – delle istituzioni di cooptare le criptovalute nelle dinamiche monetarie delle valute reali.

Certo, tutto si sta verificando all’insegna della prudenza. Le aperture ci sono, ma sono molto timide, sebbene la sensazione è che, in fondo, la strada sia già stata tracciata. Da questo punto di vista, appare distruggere l’opinione di Mario Draghi che, in qualità di numero uno della BCE, è senz’altro uno degli epigoni del sistema finanziario.

Cosa pensa Mario Draghi delle criptovalute? Un suo recente intervento dipinge le valute virtuale con tinte fosche, nonostante abbia riservato loro il beneficio del dubbio.

Il Draghi pensiero sulle criptovalute

Il riferimento è alle parole pronunciate in due occasioni: la conferenza “Youth Dialogue” tenutasi il 22 settembre al Trinity College di Dublino e l’audizione al Parlamento Europeo del 25 settembre. Ebbene, nella prima occasione Mario Draghi ha bocciato le criptovalute, intese però come elemento in grado di sostituire le valute tradizionali, quindi di giocare un ruolo di primo piano nelle politiche monetarie.

Queste le parole del presidente della BCE: “Questa tecnologia non è ancora matura per poter essere considerata nelle politiche monetarie della Bce o come sistema di pagamento”.

Qualche giorno dopo, al Parlamento Europeo, ha espresso un leggero timore circa la possibile integrazione tra “virtuale e reale” ma ha comunque rimandato ogni conclusione a tempi migliori. “Dobbiamo chiederci quali effetti le criptovalute abbiano sull’economia. La Bce non ha ancora discusso l’eventuale impatto delle monete virtuali”.

Dalle dichiarazioni di Draghi emergono tre elementi. Il primo, che le criptovalute, almeno nella coscienze dei decisori economici, non hanno ancora acquisito una dignità tale da richiedere con urgenza una discussione in merito. Ciononostante (secondo punto) non viene disconosciuta, almeno a livello europeo, che le criptovaluta possano generare, se non oggi in un prossimo futuro, una certa influenza a livello sistemico (secondo punto). Infine, che le criptovaluta, più che mezzi di pagamento, sono delle tecnologie. Il termine “tecnologia” sicuramente non è stato tirato in ballo a caso.

Mario Draghi ha ragione?

Certamente, sulla mancanza di maturità non si può che essere d’accordo con il presidente. Tale difetto è dimostrato in maniera inequivocabile dal fatto che le criptovalute sono utilizzate tuttora come strumento di investimento speculativo, piuttosto che come una moneta vera e propria. A incidere è soprattutto la lentezza, ancora evidente nel Bitcoin, delle transazioni.

Anche il secondo punto appare giustificato dalla realtà dei fatti. D’altronde, un asset – qualsiasi asset – che produce performance di questo genere non può che fare pensare a un impatto – qualsiasi impatto, buono o cattivo, notevole o lieve – sull’economia reale.

Infine, appare ragionevole anche la riduzione, se la si vuole interpretare così, della criptovaluta a “tecnologia”. Il motivo di ciò è semplice: l’essenza delle criptovalute è data dal meccanismo delle blockchain, che lungi dall’aver conquistato una dimensione omogenea e universalmente efficace, ne determinano in maniera pressoché completa i destini e le possibilità di successo.

A giudicare dalle parole di Draghi, la strada verso una integrazione del Bitcoin e delle altre criptovalute nel sistema monetario è ancora lunga e incerta. Staremo a vedere cosa riserva il futuro. Per adesso, e per molti va già bene così, le valute virtuali sono un formidabile strumento di investimento.

Open Trading Network Token per clienti IQoption

Il 2017 può essere ricordato come l’anno della cripto-economy in cui sono nate le basi per una nuova era finanziaria, economica e digitale.

Non tutti hanno ancora capito cosa sta accadendo nel mondo digitale con l’avvento della BlockChain e delle aziende che stanno nascendo. E’ tempo di innovazioni e di grandi opportunità per chi ha una visione aperta sul futuro.

E’ il caso di Open Trading Network che raccoglie in se Wallet, Exchange, criptovalute e Token.

E’ molto probabile che nel 2016-2017 sono nate aziende (ancora sconosciute) ma che nel giro di pochi anni rivoluzioneranno il nostro mondo digitale come:

  • memorizzare dati in sicurezza

  • nuovi metodi di transazioni finanziarie sicure, affidabili, tracciabili o anonime

  • invio e trasmissione di informazioni con grande attenzione ai costi o alla privacy

E’ molto probabile che alcune di queste nuove aziende, fra 2 o 5 anni, saranno molto importanti e conosciute come è successo già nell’era della nascita di internet con Amazon, Microsoft, Apple, Facebook e Google.

E’ molto probabile che alcune di queste aziende che oggi valgono poco, nel futuro avranno un valore 50, 100 o 500 volte quello attuale.

Open trade network

Token, Ico e criptovalute

La prima rivoluzione in atto è già conosciuta con i termini di ICO (leggi QUI), Token e Criptovalute. Ovvero nuovi metodi per raccogliere denaro dagli investitori, investire e crescere e che ragiona al di fuori delle regole attuali (niente controlli da parte di enti come la Consob) e accessibili anche a chi vuole investire solo 100 euro.

In breve possiamo dire che le ICO sono paragonabili alle IPO (ovvero prima offerta ai mercati delle azioni), i Token sono paragonabili alle azioni e le criptovalute sono le nuove monete digitali.

Con le criptovalute è possibile comprare Token, partecipare alle ICO o scambiarle con altre Criptovalute.

Con Open Trading Network (sviluppato dal team di IQoption) è possibile comprare, conservare o scambiare 12 tipologie tra token e criptovalute come:

  • Bitcoin
  • Litecoin
  • Ethereum
  • Omisego
  • Zcash
  • Dash
  • Monero
  • Ripple

E questo mese nascono pure i Token OTN che sono accreditati ai clienti IQoption che fanno trading attivo su criptovalute in proporzione al loro volume di trading. Più si investe e maggiore sarà il numero di token OTN accreditati.

Il vantaggio dei detentori dei token OTN è il loro possibile valore futuro in forte ascesa e la possibilità di utilizzarli per comprare altre criptovalute.

E’ il primo caso in Europa in cui un’azienda finanziaria lancia il proprio progetto di exchange e Token dedicati ai clienti e che può creare valore nel futuro e interagire anche con altri wallet ed exchange.

Infatti è molto probabile che i token OTN saranno scambiabili anche su altri exchange in giro per il mondo finanziario.

Il valore delle criptovalute oggi e futuro

Quello che è successo fino ad oggi è questo: ogni criptovaluta creata ha aumentato il proprio valore in modo esponenziale in pochi mesi / anni… ad esempio il Bitcoin è passato dai 15 dollari ai 5500 dollari.

La cripto-economy ha creato nuovi milionari digitali. La verità è questa… la creazione di un nuovo mercato parallelo di un valore sproporzionato, enorme.

Wallet & Exchange

Un altro nuovo impatto nella vita degli investitori digitali è l’avvento dei wallet dove si possono “memorizzare” in sicurezza tutti i Token e le criptovalute acquistate. Ci sono tanti investitori che stanno acquistando Token e valutando di rivenderli fra qualche anno quando si presume possano avere un alto rendimento.

In parallelo sono nati anche gli Exchange, ovvero servizi privati che permettono di comprare e vendere token e criptovalute e che quindi offrono quotazioni in tempo reale e aggiornate.

A tal fine vi consigliamo di informarvi sui seguenti progetti di Wallet e Exchange di grande rilievo:

Cosa sono le ICO e perché sono importanti per il mondo delle criptovalute

ICO è l’acronimo di Initial Coin Offering. Il concetto, e anche il termine a dire il vero, è simile a quello di IPO, Initial Pubbling Offering, molto noto nel contesto azionario. Le similitudini sono numerose. Le aziende che si quotano in borsa lo fanno per essere finanziate, e lo stesso vale per le aziende – anzi i progetti – che intendono finanziarsi attraverso le ICO. Le differenze principali sono due:

  • Le IPO si posizionano all’interno del sistema finanziario internazionale. Le ICO agiscono al di fuori di esso.
  • A seguito delle IPO, vengono rilasciate delle azioni. A seguito delle ICO vengono rilasciati dei token.

Le ICO sono considerate, inoltre, strumenti affini al crowdfunding.

D’altronde si parla di contesti, almeno sulla carta, informali per quanto regolamentati. Si parla, soprattutto, di metodi di acquisizione di un capitale. Alla base delle ICO, infatti, vi sono, più che aziende, dei veri e propri progetti, o almeno delle start up. E qui si giunge all’informazione forse più importante. Le ICO sono utilizzate soprattutto per finanziare progetti di sviluppo delle criptovalute. Lo strumento del token, da questo punto di vista, è quanto mai azzeccato al contesto. Consente, infatti, che il titolare del token, a seguito della sua “donazione” possa godere, in tempi più o meno lunghi, di un ritorno dell’investimento. Una possibilità, questa, che– di default – non riguarda il crowdfunding.
ico criptovalute

Le ICO: uno strumento complesso.

Ecco qualche info più specifica.

Il funzionamento. Una start-up o una qualsiasi realtà che vuole avviare un progetto (anche la creazione da zero di una criptovaluta), decide di puntare sulla ICO per finanziarsi. Viene creato un piano di business, un documento disponibile a tutti i potenziali investitori con tutti i dettagli del caso.

I token. La partecipazione degli investitori viene certificata con il rilascio del token. Nel caso delle criptovalute, acquisire un token vuol dire acquisire, in un prossimo futuro, una quantità prestabilita della futura valuta digitale. E’ l’azienda stessa a decidere la quantità di token disponibili, il costo di ciascun token, la quantità di valuta corrispondente a un token.

Il prezzo da pagare. Se si parla di criptovalute, è possibile partecipare a una ICO solamente mediante l’utilizzo di altre criptovalute. Per acquistare un token, quindi, non è possibile pagarne il prezzo in euro o in dollari. Sono generalmente accettati, invece, ethereum e bitcoin.

I rischi. Ebbene, sono numerosi. In primo luogo, perché quello delle ICO non è un mercato regolamentato, come è invece quello del crowdfunging e, soprattutto, quello azionario (ai quali le ICO fanno riferimento). Il rischio di frode, quindi, è dietro l’angolo.

Alcune offerte presentate come ICO o come Token nascondono tentativi di truffe, scam o schema ponzi da evitare assolutamente. Prima di aderire a qualsiasi tipo di ICO è bene informarsi in modo approfondito.
the rock trading exchange bitcoinMalta
Team italiano
Deposito con bonifico
coinbase gdaxCalifornia - USA
Deposito con Bonifico, Carte di credito o prepagate
otnOTN sarà avviato nel 2018
otnBinance è un exchange con una propria criptovaluta e offre commissioni di negoziazione competitive
otnHitBTC è uno dei più importanti exchange dove tradare Token e ICO

Per adesso, comunque, non vi è notizia di frodi o progetti falliti in partenza. Il consiglio, comunque, è quello di leggere attentamente il piano di business, analizzarlo con cura in maniera da fiutare in anticipo la eventuale truffe. Sia chiaro, non tutti i progetti si concludono felicemente. Molto spesso chi ha acquistato i toker gode di un ritorno dell’investimento al di sotto delle aspettative (perché magari la nuova valuta, una volta entrata nel mercato, si deprezza). Ciò non toglie che le ICO stiano vivendo un periodo particolarmente positivo.

Le criptovalute e la nuova legge antiriciclaggio: conseguenze per gli investitori

Il legislatore si è interessato, forse un po’ inaspettatamente, alle criptovalute. Il riferimento, in particolare, è al legislatore italiano. Il Bel Paese, infatti, ha battuto sul tempo tutti gli altri, concretizzando, non senza una certa dose di discrezionalità, una direttiva europea che invitava gli stati membri a definire il ruolo degli intermediari delle criptovalute, in funzione antiriciclaggio. Ne è risultato un decreto legislativo, il n.90 del 2017, promulgato il 25 maggio ed entrato in vigore il 4 luglio.

Il timore degli investitori è che questo gire di vite possa, in qualche modo, compromettere o rendere più difficoltose le attività di investimento. E’ davvero così? Ecco le novità introdotte dal decreto.

criptovalute

Il decreto e le criptovalute: i contenuti

Niente paura. Almeno in linea teorica, non dovrebbero esserci conseguenze per gli investitori. Il decreto legislativo, infatti, interviene in un ambito che non è affatto operativo, bensì… Informativo. Introduce, molto banalmente, obblighi di trasparenza. Questi, ovviamente, devono essere rispettati da quei soggetti che operano “dall’altro lato della cattedra” rispetto agli investitori, ossia da chi fornisce servizi di intermediazione. Il decreto li definisce “cambia valute virtuale”. Nello specifico, sono cambiavalute virtuali tutti quei soggetti che offrono a terzi servizi funzionali all’utilizzo, allo scambio, alla conservazione delle criptovalute. Fanno parte di questa categoria anche chi fornisce servizi di conversione delle criptovalute in valute aventi corso legale.

25 € gratis per comprare e vendere Bitcoin e criptovalute con XM

I broker che offrono le quotazioni di bitcoin e bitcoin cash sono:

Il decreto impone a questi soggetti, siano esse persone fisiche o giuridiche, di comunicare in maniera standardizzata la loro presenza sul territorio, secondo il principio di riconoscibilità. La volontà è quella di impedire che le criptovalute diventino, o possano diventare, un canale per il riciclaggio del denaro. Sia chiaro, ad oggi non sono pervenuti casi in cui le valute virtuali siano stati utilizzati a questo scopo ma il legislatore ha fiutato, almeno in astratto, il pericolo.

Il decreto fa luce anche sulla definizione di valuta virtuale, passibile di una certa confusione vista l’eterogeneità dello strumento. Secondo il legislatore italiano, la valuta virtuale è tale solo se non viene emessa da una banca centrale e non ha, e non può avere, un corrispettivo materiale, bensì solo digitale. Una definizione semplice ma che lascia comunque spazio alle innovazioni future ed eventuali nel campo delle criptovalute.

Ad ogni modo, agli investitori basti sapere che il decreto legislativo non compromette e non influisce in alcun modo sulle loro attività di investimento. Anzi, semmai, offre maggiori garanzie di sicurezza.

Trading con le criptovalute: l’offerta dei broker

Il trading con le critptovalute hanno guadagnato l’interesse dei trader e degli speculatori. Non c’è da stupirsi, se si considerano le performance elevate di Bitcoin e compagni. I broker si sono adeguati e hanno messo a disposizione degli utenti il trading con le criptovalute. La buona notizia è che l’offerta non ruota attorno al Bitcoin, che ha praticamente funto da apri-pista, ma anche ad altre valute meno famose come Ethereum, Litecoin, Dash. Segnale, questo, che il trading con le criptovalute ha acquisito una sua dignità e ha raggiunto una maturità tale da essere accostato alle forme di investimento più nobili. I trader hanno solo l’imbarazzo della scelta, dal momento che molti broker hanno implementato la loro offerta con le criptovalute. Ecco cosa offrono, nello specifico, quattro dei broker più importanti.

 

Markets.com

La particolarità dell’offerta dedicata per il trading con le criptovalute targata Markets.com risiede nella possibilità di investire sui CFD. La scelta di valute è più che sufficiente riuscendo a fornire ottimi storici e grafici su cui poter effettuare studi di trend. Gli utenti, infatti, possono scegliere tra Bitcoin, Ethereum, Litecoin, XRP. La leva è presente ma non raggiunge livelli molto alti. Il rapporto massimo è di 10:1 ma in alcuni casi non si va oltre l’5:1. Markets.com non impone l’utilizzo di piattaforme ad hoc per le criptovalute o l’apertura di portafogli particolari, tuttavia garantisce condizioni di trading agevoli e a misura di utente.

AvaTrade

AvaTrade consente di fare il trading con le criptovalute sul Bitcoin, Dash, Ripple, Litecoin, quindi può essere considerata un’offerta completa. La presenza di diverse criptovalute è accompagnata da condizioni di trading eccellenti. Si segnala, in tal senso, la possibilità di tradare sia con i CFD che con il Forex. Molto interessante sono anche le disposizioni in termini di leva, che possono raggiungere il rapporto 20:1. Inoltre, mette a disposizione un portafoglio digitale per il deposito e il ritiro di Bitcoin. Gli utenti di Avatrade possono commerciare il Bitcoin attraverso la piattaforma MetaTrader 4 e AvaTradeAct. Il deposito minimo è di 100 euro.

IQoption


Più ricca l’offerta l’offerta di IQoption (vedi dettagli QUI), almeno in termini di criptovalute. Ce ne sono addirittura sei: Bitcoin, Ethereum, Litecoin, Dash, Ripple, Iota. E’ assente qualsivoglia leva finanziaria ed è possibile investire solo nel Forex. In compenso, mette a disposizione una piattaforma dedicata, la Crypto.

Il deposito minimo su IQoption è di 10 euro.

Plus500

+
Anche in questo caso l’offerta comprende sei criptovalute, ossia: Bitcoin, Ethereum, Ripple, Litecoin, Dash, NEM. Ovviamente, come da tradizione del broker, è possibile investire solo sul Forex. La particolarità dell’offerta di Plus500 dedicata alla criptovalute è la leva finanziaria, che raggiunge livelli davvero alti, ossia il rapporto 30:1. Come Avatrade, Plus500 ha stabilito una barriera all’entrata molto bassa, simboleggiata da un deposito minimo di 100 euro.

Tabella confronto broker con criptovalute

Questa tabella è stata estratta da financemagnates.com

BrokerBitcoinLitecoinEthereumRippleDashLeverageMore details
IQoption+++++1:1
Plus500+++++up to 1:30
AvaTrade+++++up to 1:20
BDSwiss++++up to 1:3
XTB+++++up to 1:20
UFX++1:4
JFD Brokers+1:10
Markets.com+++++up to 1:10
SwissQuote+1:1
IG+1:13
HYCM+1:10
SimpleFX++++up to 1:10
AAAFx+++N/A
Evolve Markets+++up to 1:25
Fortrade++++1:5
1Broker.com+N/A
FXChoice+1:3
ForexClub++up to 1:20
Ayondo+N/A
Bulltraders.com+N/A
Salma Markets+1:1
Whaleclub++++up to 1:20
1billionforex.com+1:3
Forex.ee(NetStock Ltd.)++++1:3
PrivateFX+N/A
FXCortex+N/A
796.com+N/A
Alpari+up to 1:10
NordFX+++1:3
Admiral Markets++++1:5
InstaForex+1:10
Exante++++N/A
Vantage FX+1:1
Trade360++1:4
Trade+1:20
HotForex+1:20

Criptovalute in crisi? La calda estate di Bitcoin ed Ethereum

Le criptovalute sono state una delle invenzioni finanziarie più importanti degli ultimi anni e con un successo in grande ascesa. Il riferimento del settore sono il Bitcoin e l’Ethereum, che però sono stati protagonisti di recente di uno scivolone notevole, per poi riprendere quasi immediatamente un trend positivo.

Le forti oscillazioni però stanno provocando dei dubbi intorno alle criptovalute e rappresentano una battuta d’arresto nell’evoluzione che, nella mente dei loro creatori, dovrebbe portarle da strumenti di investimento speculativo a moneta corrente vera e propria.

Broker con cui è possibile fare trading di criptovalute bitcoin e ethereum

I recenti problemi del Bitcoin


Da qualche mese il Bitcoin appare inarrestabile. All’alba del nuovo anno, ha toccato quota 1.000 dollari. A marzo aveva già superato il valore di un oncia d’oro. Poi è esploso il boom delle ICO, il sistema di offerte iniziali in crowdfunging, che ha fatto sognare i fanatici delle criptovalute e immaginare che possa sostenere progetti molto ambiziosi, anche di natura pubblica. Il 12 giugno, infine, ha superato i 2.900 dollari.

Il giorno dopo, il collasso: il bitcoin ha perso in una manciata di giorni un quarto del suo valore. Certo, la criptovaluta sta lentamente recuperando ma questa repentina discesa fa pensare.

Quali sono i motivi?

Ebbene, questi sono purtroppo strutturali, o per meglio dire a lungo termine, e lasciano pensare che il Bitcoin abbia perso, almeno per un po’, il suo slancio. La ragione principale risiede nella introduzione del BIP 148, richiesta esplicitamente dalla community di esperti. L’iniziativa consiste nella suddivisione della blockchain, una sorta di differenziazione tra il modello corrente e un modello nuovo, che punta a rendere più facili i pagamenti da dispositivi indossabili. E’ ovvio che la presenza di due sotto-blockchain rallenterà, e di molto, le transazioni. Gli investitori evidentemente non l’hanno presa bene e hanno “punito” il Bitcoin.

I problemi dell’Ethereum



Se il crollo del Bitcoin ha sorpreso i più, il collasso dell’Ethereum ha generato una ondata di stupore generale. Durante le sessioni del 5 e del 6 luglio, infatti, la criptovaluta ha perso quasi tutto il suo valore. E’ passata da 300 dollari a 0,10 dollari. Un collasso a cui è seguito un aumento altrettanto repentino, quantificabile in qualcosa come 2500 punti percentuali.

Insomma, cosa sta succedendo? Perché l’Ethereum è impazzito?

In realtà, questi movimenti dimostrano come ancora questi strumenti siano acerbi. Nulla di male, visto che sono sulla scena da poco tempo, ma è bene che gli investitori prendano le misure di questa estrema volatilità.

Nel caso dell’Ethereum, questo “su e giù” è stato provocato da alcuni rumor che sono stati successivamente smentiti. Il riferimento è alla presunta morte del creatore di Ethereum, Vitalik Buterin, che invece è vivo e vegeto.

Secondo alcuni analisti, poi, il crollo è stato favorito anche dall’inizio di una fase di profit-taking, che certamente – se guardiamo alle dimensioni del fenomeno – è frutto non solo di una necessità di tipo strategico ma anche di una diffidenza di fondo nei confronti di questa criptovaluta. Una diffidenza in parte fisiologica, dal momento che l’aumento del valore dell’Ethereum è stato persino più alto rispetto a quello del Bitcoin, se si considera il periodo gennaio-giugno 2017 (+400%).