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Come capire le opzioni: l’ABC dei derivati

Opzioni

L’opzione è uno strumento finanziario che appartiene alla categoria degli strumenti finanziari derivati. Uno strumento derivato replica il valore di uno strumento finanziario, per esempio i derivati sul petrolio non trattano direttamente il valore del prezzo, ma lo replicano.

Una opzione è semplicemente un accordo tra due parti, un contratto che prevede lo scambio di un bene ad una data prestabilita e ad un prezzo prestabilito. Facciamo subito un esempio per comprendere praticamente cosa sia una opzione.

Giacomo vorrebbe acquistare una casa in una località di mare, il suo budget è di 200.000 euro. Mentre passeggia sulla spiaggia si trova casualmente a chiacchierare del più e del meno con Franco, durante la chiacchierata Giacomo chiede a Franco se conosce una villetta in vendita nella zona, Franco, molto sorpreso e contento della domanda, risponde che lui possiede una villetta che dista solo pochi passi dalla spiaggia e che vorrebbe vendere per acquistare un’altra proprietà in un paese vicino.

Il prezzo della villetta è di 185.000€. Giacomo è entusiasta della notizia e non vorrebbe farsi scappare l’occasione, purtroppo però al momento non dispone dell’intera somma, ma solo di 170.000€, la restante parte potrà averla a disposizione solo tra 1 mese. Franco allora gli propone di dargli subito 5.000€ per avere la facoltà di acquistare la villetta tra un mese al prezzo stabilito.

Giacomo accetta l’accordo e dopo un mese acquista la villa che desidera al prezzo di 185.000€ + i 5.000€ dati a Franco per avere il diritto di acquistare la villa. Il contratto stipulato tra Giacomo e Franco si chiama contratto di opzione.

Analizziamo i benefici che entrambi i soggetti hanno goduto da questo accordo:

Benefici di Giacomo: 

  • Giacomo non aveva l’intera somma di denaro a sua disposizione, ma l’avrebbe avuta dopo un mese. Se avesse rifiutato la proposta di Franco avrebbe rischiato che la proprietà di Franco poteva essere venduta da qui ad un mese. Con 5.000€ si è garantito il diritto di acquistarla.

Benefici di Franco

  • Franco voleva vendere la villa per acquistarne un’altra in un paese vicino, per fortuna incontra Giacomo che vorrebbe acquistarla ma, purtroppo, attualmente non dispone della somma totale ( 180.000€ ), somma che avrà tra 1 mese. Franco chiede a Giacomo € 5.000 per poterla acquistare tra 1 mese, in questo modo si garantisce 5.000€ subito che lo copriranno dall’eventualità che Giacomo, allo scadere del mese, non acquisti la villa. 

Come si evince entrambi hanno ottenuto dal contratto di opzione dei benefici. Ma cerchiamo di tradurre tutto ciò in termini di finanza.
Un’ opzione è un contratto che da la facoltà a chi lo acquista di comprare o vendere un determinato strumento sottostante ( azioni, obbligazioni, valute, materie prime etc ) ad un prezzo stabilito e ad una data predeterminata, tale diritto, che non è un obbligo, viene acquistato pagando un premio che è detto premio dell’opzione, questo rappresenta la somma di denaro che garantisce la facoltà di acquistare lo strumento sottostante al prezzo pattuito alla scadenza del contratto di opzione.

Le opzioni si dividono in: opzioni Call e opzioni Put, le prime danno la facoltà di comprare lo strumento sottostante alla data di scadenza o entro la data di scadenza ( nel primo caso si parla di opzioni Europee e nel secondo di opzioni Americane ) al prezzo stabilito, le seconde danno la facoltà di vendere lo strumento sottostante.

Differenze tra Opzioni Binarie e opzioni call e put tradizionali

Molto spesso, i trader non professionisti, ci riferiamo più che altro ai neofiti, tendono a fare tanta confusione tra opzioni tradizionali call e put, ed opzioni binarie.

Il nostro scopo è dunque quello di mettervi in condizioni, al termine della lettura di questo post, di comprendere la differenza tra i due diversi strumenti finanziari.

Opzioni tradizionali

Le opzioni standard, che si distinguono a seconda che conferiscano un diritto d'acquisto (call), o un diritto di vendita del sottostante (put):

1. Hanno una scadenza molto ampia (anche di mesi).
2. Possono essere vendute anche prima della scadenza.
3. Non hanno rendimenti fissi perché questi dipendono dall'andamento del sottostante.
4. Per ottenere un profitto devono essere rivendute ad un prezzo maggiore

Se il sottostante cresce, le opzioni call aumentano di prezzo e quindi anche il loro valore, mentre le opzioni put deprezzano e quindi perdono di valore.
Se il sottostante scende, accade il contrario, le opzioni call si deprezzano e le put si apprezzano.

Più una opzione standard aumenta di valore, maggiore è il guadagno finale. Il valore dipende da molteplici fattori (i principali sono tre, ovvero tempo, volatilità e valore intrinseco). Il guadagno si ottiene dalla differenza tra il prezzo di acquisto dell'opzione in un dato momento e la vendita della stessa in un momento successivo, quindi, il profitto non è altro che il frutto di una speculazione tra acquisto e vendita. Ciò vuol dire che a seconda dell'andamento del titolo sottostante e a seconda del momento di vendita, l'opzione genera un profitto differente non determinabile al momento dell'acquisto.

Plus500 è un broker che offre opzioni tradizionali: leggi qui

Chiaramente, se l'opzione viene venduta ad un prezzo più basso rispetto a quello d'acquisto, l'investitore chiude la posizione con una perdita.

Le potenziali perdite non sono illimitate, la perdita massima infatti è pari al premio pagato per l'acquisto dell'opzione. L'investitore perde interamente il premio pagato, nell'ipotesi in cui l'opzione perde interamente il proprio valore.
Per ulteriori informazioni sulle opzioni tradizionali, vi consigliamo di leggere il post (cosa sono le opzioni?)

Opzioni Binarie

Queste, in virtù della loro maggiore semplicità, possono tranquillamente essere considerate come degli strumenti d'investimento semplificati. Si differenziano dalle opzioni standard per una serie di caratteristiche elecate di seguito:

1. Hanno una scadenza molto breve, pochi giorni, poche ore o persino pochi minuti, anche se alcuni broker consentono di negoziarle con scadenze più ampie, fino ad 1 mese
2. Nella maggior parte dei casi non possono essere vendute prima della scadenza (anche in questo caso, alcuni broker, per determinate opzioni permettono la possibilità di vendita anticipata).
3. Le perdite e i profitti sono fissi e stabiliti all'inizio. Prima di acquistare l'opzione, il trader conosce sempre il rischio di perdita ed il profitto potenziale.
4. A seconda dell'opzione, i rendimenti fissi sono compresi tra il 70% e il 400%
5. Il profitto non si ottiene dalla differenza tra acquisto e vendita come per le opzioni standard, ma dalla corretta previsione dell'andamento del sottostante. Ad esempio:

Per le opzioni High/Low – Bisogna prevedere se il prezzo del sottostante a scadenza risulterà superiore o inferiore rispetto al prezzo del sottostante al momento d'acquisto dell'opzione.

Per le opzioni Tocca/ o no – Bisogna prevedere se a scadenza il prezzo del sottostante toccherà un determinato prezzo massimo stabilito dal broker, o un determinato prezzo minimo

Per le opzioni Range o intervallo – Bisogna prevedere se a scadenza il prezzo del sottostante rientrerà all'interno di un certo intervallo di prezzo.

Se si indovina la previsione, indipendentemente dal prezzo raggiunto dal sottostante, il broker paga un importo fisso, come abbiamo già accennato, anche 4 volte superiore all'importo investito. Se invece si sbaglia la previsione, si perde il premio investito. Alcuni broker rimborsano parzialmente le perdite subite.

Stop loss e opzioni binarie

Lo stop loss è uno strumento di money management che consente di proteggere il proprio capitale in un investimento, chiudendo la posizione aperta per evitare di conseguire una perdita.

Altre guide per l'utilizzo dello stop loss sono qui: https://guidatrading.com/?s=stop+loss

Lo stop loss nelle opzioni binarie in realtà non esiste ma viene utilizzato di più sul forex, ma alcuni broker opzioni binarie danno la possibilità ai propri trader di chiudere anticipatamente un investimento, chiudendo la posizione salvaguardando il capitale da perdite.

Forum opzioni binarie e forex

Oggi chi intraprende l’attività di trading opzioni binarie e forex spesse volte decide di registrarsi presso comunità virtuali, o meglio conosciuti forum dove è possibile comunicare, confrontarsi in veri e propri dibattiti per ricevere informazioni, conoscere i pareri e le esperienze degli altri utenti. Purtroppo però sui forum troviamo degli spunti, delle informazioni soggettive in cui l’interazione tra gli utenti non sempre è rapida.

Noi consigliamo sempre di sfruttare l’assistenza ai clienti offerta dai vari broker per ogni informazione o esigenza e per ricevere delle risposte attendibili, professionali e rapide.

Forex o opzioni binarie?

Chi vuole intraprendere l’attività di trading online spesso si trova di fronte a questo interrogativo.

Intanto possiamo dire subito che si tratta di due modalità di investimento differenti sotto diversi punti di vista e la scelta tra forex e opzioni binarie dipende dagli obbiettivi, dalle proprie competenze, dal rischio che si è disposti a correre.

Si tratta comunque di attività speculative che comportano un rischio elevato per il proprio capitale e dunque occorre avere la giusta preparazione.

Il trading di opzioni binarie è un’attività più semplice rispetto al forex; è l’investimento migliore per chi vuole adottare delle strategie più veloci e che dunque permette di raggiungere dei rendimenti più elevanti in poco tempo (ad esempio le opzioni binarie 60 secondi). Fondamentale infatti è la variabile “tempo” nella scelta di un determinato Asset.

Il trading di opzioni binarie inoltre è un mercato più accessibile, ad esempio con Iqoption bastano solo 10 euro di deposito iniziale per aprire un conto reale.

Invece nel trading forex non esiste la variabile tempo ed è più indicato per chi punta a un investimento che assicuri un guadagno prolungato nel tempo.

Entrare nel Forex inoltre necessita di molte più risorse rispetto al trading di opzioni binarie ed è molto più complicato e rischioso. La leva infatti consente di aumentare i rendimenti però comporta un maggior rischio per il capitale investito. E’ anche vero che ne forex è migliore dal punto di vista del contro del rischio, per mezzo dello Stop Loss, strumento che consente di salvaguardare il capitale dal eventuali perdite chiudendo in anteprima la posizione aperta.

Opzioni binarie e forex: in sintesi

opzioni binarie

Pro

  • strumento finanziario più semplice

  • strategie veloci

  • rendimenti elevanti in poco tempo

  • facilità di accesso al mercato

Contro

  • basso controllo del rischio

forex

Pro

  • controllo del rischio

  • guadagno prolungato nel tempo

Contro

  • accesso al mercato limitato

  • rischio elevato

Strategia acquisto call e put per guadagnare con le opzioni binarie

Oggi vi proponiamo una semplice strategia per massimizzare i profitti legati ad un acquisto di opzioni binarie. La strategia è di facile applicazione e consiste nell’acquistare prima una call e successivamente una put, o viceversa.

La strategia viene definita Straddle, e anche se normalmente viene utilizzata per le opzioni tradizionali, può anche essere utilizzata con buoni risultati per le opzioni binarie.

Innanzitutto acquistiamo una opzione binaria, ad esempio una call, e quindi aspettiamo che il mercato si muova nella direzione desiderata. Supponiamo che il sottostante sia una Apple con prezzo di partenza di 560$.
Se nel tempo l’azione si apprezza, ad esempio giunnge a quota 570$, vuol dire che si trova in the money, quindi in profitto.

Attendiamo che l’opzione arrivi quasi a scadenza, e a questo punto, se il sottostante dovesse dare segni di calo, possiamo pensare di acquistare anche una put con stesso sottostante al prezzo di 570$ circa. In questo modo, se l’opzione scende di prezzo rispetto alla quotazione di 570$, come da nostra previsione, ma si mantiene all’interno dell’intervallo 560$-570$, entrambi gli investimenti si chiuderanno in profitto con un altissimo guadagno. E’ davvero impossibile, tranne casi eccezzionali, che negli ultimi minuti l’azione possa perdere più di 10$ di quotazione.

Se l’Apple invece continua la sua crescita e supera i 570$ chiudiamo l’opzione call in profitto e la put in perdita, con una perdita netta molto limitata, infatti, l’investimento della put viene recuperato dal profitto ottentuo dalla call (di solito al 70%-95%) e dal parziale rimborso della put (alcuni broker infatti rimborsano fino al 15% del capitale investito in opzioni scadute in perdita).

Per massimizzare la strategia possiamo agire in questo modo: Acquistiamo la call su tradesmarter, 24option o optionfair dove il rendimento di una opzione Alto/Basso arriva anche all’85%, mentre acquistiamo la put con stesso sottostante su Anyoption.com (o su un altro broker di vostra scelta che abbia le stesse caratteristiche) che paga un profitto più basso, normalmente il 70%, ma rimborsa il 15% di perdite.

Facendo due rapidi calcoli: Se nel nostro caso l’Apple si mantiene all’interno del range di prezzo 560$-570$, otteniamo un profitto del’85% sulla call, e del 70% sulla put. Se invece l’azione continua la sua crescita e supera i 570$, con la call guadagniamo l’85%, mentre con la put acquistata su Anyoption.com recuperiamo il 15%.

In parole povere il rischio di perdita è limitato al 4%.

Chiaramente dovete investire su titoli che sono negoziabili su entrambi i broker ed utilizzare la strategia Straddle solo nell’ipotesi in cui il sottostante si sia mosso, rispetto al prezzo di partenza, in maniera decisa, così da operare all’interno di un buon range di prezzo.

Strategia opzioni short put

La strategia Short put è una strategia d’investimento in opzioni che consiste nel vendere opzioni scoperte, cioè senza possedere il titolo sottostante. Sia la Short put, che la Short call sono strategie di vendita ad alto rischio.

Il rischio di una short put è molto elevato, ma comunque limitato ad una perdita massima che è possibile calcolare prima dell’investimento. Non può dirsi lo stesso per una short call in quanto in questo caso non è possibile conoscere in anticipo la perdita massima che l’investitore dovrebbe sopportare nell’ipotesi in cui le previsioni non dovessero volgere verso la direzione desiderata.

In parole povere, mentre la short call non ha un limite alle perdite, per la short put è possibile definire una perdita massima. La perdita si calcola sottraendo dal breakeven (prezzo d’esercizio – premio incassato) il prezzo del titolo a scadenza. Ciò vuol dire che maggiore è lo scarto, e maggiore è la perdita che l’investitore deve sopportare.

La strategia è abbastanza remunerativa, ma come già sottolineato, anche parecchio rischiosa, ecco perché normalmente non si utilizza da sola, bensì combinata con altre strategie d’acquisto.

Il soggetto che vende opzioni put si attende un mercato al rialzo, o al massimo che il prezzo del titolo rimanga invariato. In questo caso infatti la put si deprezza scadendo senza valore.
Se il prezzo del titolo non scende sotto lo strike price, l’acquirente non avrà nessun interesse economico ad esercitare l’opzione e al venditore rimarrà in mano il premio ricevuto dalla vendita dell’opzione (il premio non è altro che il profitto del venditore).

In sintesi:

La strategia short put è ad alto rischio, ma con perdita massima limitata.

La strategia short put ha un profitto massimo limitato, esso corrisponde all’intero premio riscosso.

L’investitore vende in prospettiva rialzista, cioè si aspetta che il mercato salga, o al massimo rimanga invariato.

Il trascorrere del tempo aiuta l’investitore perché diventa sempre più improbabile che il prezzo del titolo possa subire forti scossoni.

Il breakeven è dato dalla differenza tra il prezzo d’esercizio – il premio incassato dalla vendita dell’opzione put.

Esempio:
Lotto 100 azioni
Strike price 50€
premio 4€
Breakeven 50€-4€

Se il prezzo del sottostante non scende sotto la soglia dello strike price (50€), alla scadenza, il guadagno dell’investitore è pari all’intero premio ricevuto (4€ x 100 = 400€) perché per mancanza di convenienza economica l’acquirente non eserciterà l’opzione.

Se il prezzo del titolo scende sotto i 50€, il profitto inizia a diminuire: per ogni centesimo sotto il prezzo di 50€, si ha una riduzione di profitto pari ad un centesimo moltiplicato per il numero di opzioni vendute. Il profitto si azzera se tocca quota 46€, cioè quando viene raggiunto il punto di Breakeven.

Al di sotto del punto di breakeven l’investitore inizia a perdere. Più basso è il prezzo del titolo, maggiore è la perdita. Se ad esempio alla scadenza dell’opzione il titolo chiude a quota 20€, la perdita per ogni opzione ammonta a 46-20 = 26€, se scende a 16€ la perdita è di 46-16 = 30€ ecc ecc.

Dato che nell’esempio sono state acquistate 100 opzioni, con un prezzo del sottostante di 20€, la perdita totale è di 26€x100 = 2.600€, questo perché l’acquirente dell’opzione ha il diritto di chiedere al venditore di acquistare il sottostante allo strike price pattuito di 50€, invece che all’attuale prezzo di mercato di 20€.

La perdita massima si raggiunge solo nell’ipotesi in cui il titolo perde completamente il suo valore, in questo caso il venditore sarebbe costretto ad acquistare al prezzo di 50€ un titolo carta straccia che non vale neanche più un centesimo. Nel nostro esempio la perdita ammonterebbe a 46€-0 (breakeven – prezzo del titolo a scadenza), cioè 46€ ad opzione, quindi 46€ x 100 = 4600€ di perdita totale

Strategia opzioni direzionale Short call

Abbiamo visto in precedenza che le strategie long call o long put sono strategie di acquisto opzioni. Nel primo caso si punta ad un mercato al rialzo, nel secondo caso ad un mercato al ribasso, ma comunque sia, si acquistano opzioni.

Le strategie short invece, Short call e Short put, consistono al contrario nella vendita di opzioni.
La strategia short call consiste infatti nella vendita di una opzione call, ma senza possedere il titolo sottostante.

Ma perché si dovrebbero vendere opzioni?

Lo scopo della vendita consiste nell’ottenere un profitto derivante dall’incasso del premio pagato dall’acquirente. Nelle strategie con posizione short dunque, si vende l’opzione nella speranza che l’andamento del mercato renda sconveniente all’acquirente esercitare il proprio diritto alla scadenza.

In questo caso, la strategia Short call produce profitto se il valore del titolo sottostante si deprezza o rimane invariato.

Alcuni dettagli:

  • Il venditore dell’opzione intende speculare su previsioni ribassiste del mercato.
  • Al contrario delle strategie d’acquisto (long call e long put), i rischi sono potenzialmente illimitati. Non è possibile quantificare una perdita massima perché questa è legata al prezzo del titolo sottostante: Più cresce il prezzo del titolo, maggiore sarà la perdita, e siccome prima della scadenza dell’opzione il sottostante (ad esempio il titolo azionario) può crescere all’infinito, la perdita potrebbe rilevarsi elevatissima.
  • Viceversa, il guadagno massimo è limitato e consiste nell’incasso del premio pagato dall’acquirente. Se il prezzo del titolo sottostante si mantiene sempre più basso dello strike price, a scadenza, l’opzione non avrà più nessun valore, l’acquirente non eserciterà mai il proprio diritto, e il venditore potrà contare un guadagno pari all’intero premio ricevuto dalla vendita dell’opzione.
  • Il breakeven è pari alla somma tra lo strike price e il premio incassato dalla vendita dell’ opzione call. Quindi, se alla scadenza il prezzo del titolo è inferiore allo strike price, si ottiene un profitto massimo (l’intero premio ricevuto). Appena il prezzo del titolo supera lo strike price, il profitto inizia a diminuire. Più il prezzo del titolo si avvicina al breakeven ( strike price + premio), più il profitto diminuisce. Il profitto si azzera quando  il prezzo del titolo eguaglia il breakeven, cioè quando la differenza tra breakeven – prezzo titolo è uguale a zero.
  • Al contrario delle strategie d’acquisto di opzioni call o put, nella short call, il trascorrere del tempo è un vantaggio. Più il tempo passa, maggiori sono le probabilità che il prezzo del sottostante non subisca bruschi aumenti.
  • Volatilità più bassa favorisce la strategia perché maggiori sono le probabilità che il prezzo del titolo si avvicini allo strike price.

La short call è una strategia che produce notevoli profitti, ma è molto rischiosa se utilizzata da sola, soprattutto se l’investitore è un piccolo risparmiatore. Le società specializzate nella vendita di opzioni hanno probabilisticamente maggiori possibilità di trarre profitto dalla vendita di opzioni, grazie alla grande diversificazione degli investimenti, e quindi dei rischi, dell’esperienza e dei grandi capitali a disposizione. Lo stesso non può dirsi per un trader.

Esempio:
Lotto di 100 azioni
Prezzo strike 50€
Premio pagato 4€

L’investitore guadagna se l’opzione call si deprezza, ovvero se il prezzo del titolo rimane al di sotto del breakeven (50€+4€).
Qualunque sia il prezzo del titolo alla scadenza, se questo non è superiore allo strike price (50€), il profitto corrisponde all’intero premio pagato dall’acquirente (4€x100).

Appena il prezzo del titolo a scadenza supera i 50€, il profitto diminuisce, ma rimane comunque positivo fintanto che il prezzo del titolo non supera il punto di breakeven (50€+4€).
Un prezzo superiore al breakeven (50€+4€) significa perdita. Maggiore è il prezzo a scadenza, maggiore sarà la perdita. Questo perché il venditore dell’opzione dovrà comprare il titolo sottostante (abbiamo detto che non lo possiede) ad un prezzo superiore di 54€ e poi dovrà obbligatoriamente rivenderlo all’acquirente dell’opzione (che ovviamente sta esercitando il proprio diritto) allo strike price di 50€.

Strategia opzioni direzionale long put

Come per la strategia long call, anche la long put è una strategia d’acquisto. Tuttavia, se la strategia long call s’instaura in una visione di mercato rialzista, la strategia long put viceversa, si porta a compimento con posizione ribassista. Questo vuol dire che si acquistano azioni put nella previsione (o nella speranza), di un calo del titolo sottostante.

La strategia consiste nell’acquistare opzioni put, attendere il deprezzamento del sottostante e il conseguente apprezzamento dell’opzione (il sottostante è legato inversamente alla put, se il titolo scende la put sale di prezzo, se il titolo sale la put deprezza), e rivendere l’opzione prima della scadenza, realizzando così un profitto dalla differenza tra il minor prezzo pagato per l’acquisto dell’opzione, e il maggior prezzo derivante dalla vendita della stessa.

Per generare profitto, il mercato deve avere una forte tendenza ribassista durante il periodo di possesso dell’opzione.

Anche in questo caso, così come per la long call, il rischio di perdita massima è limitato al prezzo pagato per l’acquisto dell’opzione. Tuttavia, solamente nell’ipotesi in cui l’opzione perdesse completamente valore l’investitore si ritroverebbe con una perdita di valore equivalente all’intero premio pagato.

Per ridurre le perdite, appare opportuno rivendere l’opzione prima della sua scadenza naturale, anche se ciò comportasse il dover vendere l’opzione ad un prezzo inferiore rispetto a quello d’acquisto.

A differenza delle opzioni call, il potenziale profitto derivante dall’investimento in opzioni long put non è illimitato. Il massimo guadagno si genera quando il sottostante crolla drasticamente perdendo completamente il suo valore.

Alcune indicazioni:

  • Il Profitto massimo è limitato
  • Breakeven: Il punto di pareggio è dato dalla differenza tra strike price – premio
  • Si investe il long put con previsione ribassista (bearish), cioè ci si deve attendere un forte calo del titolo
  • La perdita massima è limitata al premio pagato.
  • Investire con volatilità crescente, Delta e Theta negative, Gamma e Vega positive


Esempio:

Lotto di 100 azioni
Acquistiamo opzioni put con premio 5€
Prezzo d’esercizio 60€
Breakeven 60€-5€

Se il titolo deprezza e scende sotto i 55€ (60€ prezzo d’esercizio -5€ premio), l’opzione inizia ad apprezzarsi.
Più il titolo scende, maggiore sarà l’apprezzamento dell’opzione. Il guadagno massimo si raggiunge quando il prezzo del titolo raggiunge valori pari o prossimi allo zero.

In conclusione, se il prezzo del titolo sottostante scende al di sotto del Breakeven (55€), l’opzione comincia a crescere di prezzo. Viceversa, se il prezzo del titolo sottostante rimane pari, o supera il Breakeven, il prezzo dell’opzione non ha nessun incremento, anzi, con il trascorrere del tempo il valore si abbassa fino a giungere a zero alla data di scadenza.

Alcune considerazioni sulle opzioni call e put

Abbiamo in precedenza visto cosa sia una opzione call, e cosa sia una put. Adesso facciamo alcune considerazioni importanti su di esse.

Visto che una call ci permette di acquistare il sottostante alla scadenza, o prima di questa se trattasi di opzione americana, si presume che chi acquista una call vede un mercato rialzista.

Per esercitare il proprio diritto infatti, o per meglio dire, per fare in modo che ci sia una convenienza economica nell’esercitare il diritto di una call, è fondamentale che il prezzo del sottostante subisca degli aumenti. Nel caso contrario infatti non ci sarebbe nessuna convenienza a comprare titoli ad un prezzo più alto rispetto a quello di mercato.

Di contro, chi acquista una put (diritto di vendita), spera in un mercato ribassista. Per esercitare in modo conveniente questo diritto il prezzo del mercato del sottostante dovrebbe scendere al di sotto dello strike price dell’opzione.

Siccome i mercati crescono (in generale) più spesso, rispetto a quando decrescono, ovvero i casi di rialzo del mercato durano di più rispetto a quelli di ribasso, i prezzi delle call sono in media più alti rispetto a quelli delle put.

Di conseguenza è più conveniente acquistare put grazie ad un prezzo più basso, mentre è più conveniente vendere call.

Cos’è una opzione put?

Dopo aver visto che cosa sono le opzioni, e tra di queste le opzioni call, passiamo alle opzioni put.

L’opzione put garantisce al possessore la facoltà di esercitare un diritto di vendita del titolo sottostante.

Vediamo subito un esempio:

Supponiamo di essere degli agricoltori che coltivano del grano.
Per esperienza sappiamo che il prezzo della materia prima dipende da una serie di variabili incontrollabili che possono far oscillare anche di molto il prezzo per quintale.

Per evitare di vendere il nostro raccolto ad un prezzo troppo basso, decidiamo di stipulare un contranto con un altro soggetto che al contrario di noi pensa che il prezzo del grano salirà nel prossimo futuro. Così, in cambio del pagamento di un premio di 5€ (il prezzo dell’opzione), il nostro contraente ci vende un diritto e si obbliga alla scadenza (fra 60 giorni), a comprare 1.000 tonnellate di grano al costo di 35€ per tonnellata.

Quindi, indipendentemente da quello che sarà il prezzo del grano fra 60 giorni, noi abbiamo la facoltà di decidere se vendere il grano al nostro compratore (chi ci ha venduto l’opzione) al prezzo prefissato di 35€ oppure no.
Ovviamente la nostra decisione dipenderà dal prezzo che il grano avrà alla scadenza.

Se il prezzo sarà superiore a 35€ non converrà esercitare l’opzione in quanto risulterà più conveniente venderlo al prezzo di mercato più elevato.
Se invece il prezzo di mercato si rivelerà inferiore a 35€, allora in questa occasione sarà certamente conveniente esercitare l’opzione perché il contraente sarà obbligato ad acquistare da noi una merce che sul mercato ha un prezzo più basso.

Cosa sono le opzioni call?

In precedenza abbiamo dato la definizione di opzione e ne abbiamo spiegato il funzionamento, poi abbiamo visto le motivazioni che spingono le persone ad acquistare opzioni (soprattutto a scopo speculativo perché è ciò che interessa ad un trader), adesso invece ci occuperemo di capire la differenza tra una opzione call ed una opzione put.

Un prima importante distizione, a seconda del diritto esercitabile, vede le opzioni classificarsi in call e put.

Cosa sono le opzioni put lo spieghiamo in questo post.

Adesso ci occupiamo invece delle opzioni call:
Le opzioni call riconoscono al possessore il diritto di poter acquistare alla scadenza (o durante il periodo prima della scadenza), il titolo sottostante.

Ma perché si acquistano opzioni call?

I fini sostanzialmente sono due:

1. fine speculativo (guadagnare sulla differenza tra acquisto e rivendita dell’opzione, guadagnare dalla convenienza dell’esercizio del diritto)
2. Tutela dal rischio.

Vediamo immediatamente un esempio per capire quanto abbiamo scritto sopra.

La nostra attività ha bisogno di acquistare una certa quantità di materia prima, ma per esperienza sappiamo che nei mesi seguenti il prezzo è spesso soggetto a notevoli incrementi, ad esempio da 2.000€ al quintale a 3.000€ al quintale.

Purtroppo, la materia prima non ci serve subito, ma solo tra 30 giorni, quindi, non volendo rischiare di spendere quei 1000€ in più per quintale, decidiamo di stipulare un contratto con chi pensa che invece il prezzo non salirà (o che comunque scenderà).

Al nostro contraente paghiamo un prezzo, supponiamo 200€ (il premio), per garantirci la possibilità di acquistare 1 quintale  fra 30 giorni al prezzo di 2000€ al quintale (il prezzo d’esercizio).

Se la nostra previsione si rivelerà esatta, fra un mese eserciteremo l’opzione, cioè acquisteremo la materia prima a 2000€ invece che ad un prezzo superiore, con un risparmio che potrebbe rivelarsi notevole. Ad esempio, se salisse a 3.500€, il nostro risparmio sarebbe di 3500€ – 2000€ = 1500€ (- 200€ spesi per l’acquisto dell’opzione), quindi 1300€.

In breve, se la materia prima dovesse salire sopra i 2000€, sarà sempre conveniente esercitare l’opzione, viceversa, sotto i 2000€ non risulterà più economicamente conveniente perché sul mercato il prezzo sarà più basso.

Se invece dovesse mantenere lo stesso prezzo, per noi sarà indifferente esercitare l’opzione o meno. Infatti, una volta aver sostenuto il costo del premio, questo non va più preso in considerazione per valutare la convenienza di esercitare l’opzione.

Dall’esempio abbiamo capito che l’opzione ci permette:

La Tutela dal rischio: Acquistare una opzione call può servirci per tutelarci da un rischio, in questo caso dal rischio di acquistare la materia prima ad un prezzo maggiore di 2.000€. Non ha importanza se alla scadenza non è conveniente esercitare l’opzione perché l’obiettivo è stato raggiunto, ovvero eliminare il rischio di acquistare ad un prezzo troppo alto.

Possibilità di guadagno a scadenza: Se a scadenza il prezzo del sottostante è superiore allo strike price, noi otteniamo un guadagno. Infatti, la controparte è obbligata a vendere il titolo (nell’esempio la materia prima) ad un prezzo (lo strike price) che è più basso di quello di mercato.

Guadagnare speculando – Scopo speculativo:
Prestate attenzione a questo punto, perché è ciò che interessa ad un trader. Chi intende ottenere un profitto speculando sull’acquisto di una opzione, deve agire prima che questa giunga a scadenza. Lo scopo è quello di acquistare l’opzione ad un dato prezzo e di rivenderla prima della scadenza ad un prezzo superiore, guadagnando così sulla differenza.

Acquistare una call e rivenderla per guadagnare sulla differenza è una (Strategia opzioni long call). In realtà esistono tante altre strategie per guadagnare con le opzioni.

Che cos’è un’opzione?

L’Opzione è una tipologia di contratto che conferisce al possessore (ovvero l’aquirente) un diritto, a seguito del pagamento di un prezzo (il premio). Questo diritto consente al proprietario di acquistare o vendere (a seconda del tipo d’opzione), ad una determinata scadenza e ad un prezzo definito a priori ( strike price), il titolo legato all’opzione stessa, il cosiddetto strumento sottostante.

Se è la prima volta che leggete questa definizione è facile intuire le vostre difficoltà, ma state tranquilli, continuate a leggere, l’esempio in basso vi sarà di grande aiuto e vi chiarirà le idee.

Una opzione è dunque caratterizzata da una serie di elementi:

Titolo sottostante
Esercizio di un diritto dell’acquirente (alla controparte corrisponde un obbligo)
Scadenza
I contraenti (acquirente e venditore)
Premio o prezzo dell’opzione
Strike price o prezzo d’esercizio

Titolo sottostante

  • Esistono diversi strumenti sottostanti, come azioni, materie prime tipo petrolio, oro, metalli, merci, generi alimentari, tassi d’interessi, indici, ecc ecc.

Quindi le opzioni si possono stipulare su azioni, materie prime, valute ecc…

Esercizio di un diritto

  • A seconda del diritto esercitabile, si distinguono due tipologie di opzioni: le call e le Put.

1. L’acquisto di una call garantisce al possessore la possibilità di acquistare a scadenza il titolo sottostante.

2. L’acquisto di una put garantisce al possessore la possibilità di vendere a scadenza il titolo sottostante.

Abbiamo evidenziato il termine possibilità proprio per sottolineare il fatto che chi acquista un’opzione acquista la facoltà di scegliere (e quindi cosa molto importante non è obbligato a farlo) se vendere o comprare un titolo.

Scadenza

  • A seconda di quando l’opzione può essere esercitata (scadenza) distinguiamo le opzioni europee da quelle americane.

1. Le opzioni europee permettono al possessore di esercitare il diritto ad una scadenza prestabilità (l’opzione può essere esercitata solo quel giorno e non prima). Ad esempio, se l’opzione scade il 15 di Settembre, il diritto non può essere esercitato il giorno o la settimana prima, ma si deve attendere la scadenza, cioè giorno 15.

2. Le opzioni Americane riconoscono invece al possessore la possibilità di esercitare il diritto entro la data di scadenza (quindi anche prima di quella data). Così, se in questo caso l’opzione scade il 15 di Settembre, questa volta il possessore la potrà esercitare persino il giorno seguente alla sua emissione.

  • Abbiamo detto che l’opzione conferisce un diritto, cioè una facoltà di scelta (e quindi non un obbligo), da qui il nome opzione. Questo diritto, ovvero questa possibilità di scelta di esercitare l’opzione, lascia libero il possessore di decidere, ad una certa scadenza, e ad un determinato prezzo prefissato alla stipula (il prezzo d’esercizio o anche strike price), se acquistare o vendere il titolo sottostante.

Il possessore eserciterà il proprio diritto se con esso ne ricaverà una convenienza economica, ma questo lo vedremo più in basso con un esempio.

I contraenti

  • Dato che l’opzione è un contratto, è ovvio che esiste una controparte, infatti, per qualcuno che acquista, deve necessariamente corrispondere qualcun’altro che vende. Il contratto d’opzione si costituisce dunque tra un acquirente ed un venditore.

Chi acquista (options holder) un’opzione, acquista la facoltà di scegliere (decidere o meno se a scadenza acquistare o vendere il sottostante).

Chi vende (options writer), vende appunto questa possibilità, e si obbliga, con tutti i rischi che ne derivano, a rispettare il contratto nell’ipotesi in cui l’acquirente voglia esercitare l’opzione.

In breve, mentre il venditore è colui che emette l’opzione, l’acquirente è colui che la acquista.

Premio e prezzo d’esercizio

Acquistare un’opzione e quindi garantirsi un diritto ha un costo, questo viene definito premio.
Il prezzo d’esercizio è invece il prezzo al quale il titolo dovrà essere acquistato o venduto quando e se l’opzione verrà esercitata.

Facciamo un esempio chiarificatore:

Supponiamo che il prezzo del grano sia soggetto a forti oscillazioni dovute all’imprevedibilità del tempo, e dovendo acquistare 100 tonnellate di grano fra tre mesi, vogliamo evitare il rischio di un aumento improvviso ed eccessivo del prezzo, così decidiamo di opzionare l’acquisto di 100 tonnellate di grano ad uno strike price di 30€ per tonnellata, con data di scadenza a tre mesi ed un premio (prezzo dell’opzione) di 3€.

Riassumendo i dettagli dell’operazione:

  • Scadenza dell’opzione a 3 mesi
  • Prezzo di esercizio, 30€ per tonnellata (strike price)
  • Premio dell’opzione, 3€ per tonnellata, quindi un totale di 300€.

A questo punto ci possiamo domandare: Eserciteremo l’opzione?

La scelta dipenderà dal prezzo del grano fra tre mesi.

Ipotizziamo che siano trascorsi tre mesi, il prezzo del grano è salito a 35€ per tonnellata.

Per fortuna abbiamo stipulato una opzione, se non lo avessimo fatto, oggi acquisteremmo il grano a 35€ per un prezzo tolale di  35€ x 100 = 3.500€
Grazie all’opzione invece, abbiamo la facoltà di acquistare 100 tonnellate di grano a 30€ per tonnellata per un prezzo complessivo di 30€ x 100 = 3.000€. Il venditore infatti, in virtù del contratto d’opzione, ha l’obbligo di venderci 100 tonnellate di grano a 30€ per tonnellata.

L’opzione ci è costata 300€, ma in compenso siamo riusciti ad acquistare il grano ad un prezzo inferiore con un risparmio complessivo di 200€ (sottratto il premio dell’opzione).

In questo caso esercitare l’opzione è chiaramente economicamente vantaggioso.

E se invece il prezzo del grano fosse sceso a 10€?

Esercitare il diritto sarebbe stato economicamente sconveniente e vediamo il perché:

Esercitare l’opzione comporta l’acquisto del grano al prezzo di 30€ per tonnellata, ma oggi il prezzo di mercato della materia prima è molto più basso, cioè 10€, non esiste davvero nessun motivo valido per spendere 20€ in più.

Ma dato che non conviene esercitare l’opzione, cosa ci abbiamo guadagnato dall’acquisto?

Forse nulla?

Assolutamente no!

E’ vero che abbiamo sostenuto un costo di 300€, ma almeno ci siamo tutelati dal rischio. Abbiamo evitato di comprare il grano ad un prezzo troppo elevato, anzi, abbiamo stabilito un prezzo massimo d’acquisto (lo strike price).

A questo punto qualcuno si potrebbe domandare: Ma a noi cosa ci frega di acquistare grano?
Direi proprio nulla, infatti, a noi non interessa acquistare opzioni come strumento di tutela dai rischi, a noi interessa ottenere profitto dalla speculazione tra vendita e acquisto, ma questo lo vedremo con il post (Cosa fare delle opzioni acquistate?).

Cosa guadagna e cosa rischia il venditore?

Il venditore è obbligato a rispettare il contratto e per questo riceve un pagamento (il prezzo dell’opzione). Il suo guadagno è appunto il prezzo dell’opzione (IL PREMIO), il rischio invece è quello di dover acquistare, o vendere, a seconda che l’opzione sia call o put, il titolo sottostante ad un prezzo (lo strike price) non conveniente rispetto a quello (di mercato).

Cosa guadagna e cosa rischia l’acquirente?

Chi acquista l’opzione, acquista la possibilità di proteggersi da un rischio, quindi acquista la possibilità di fare una scelta a seconda di quello che ritiene più conveniente, e per questo sostiene un costo (il prezzo o premio che paga per entrare in possesso dell’opzione).

Questo vuol dire che quando acquistiamo un’opzione, l’unico rischio (o costo) che sostiene l’acquirente è quello di perdere il prezzo pagato per l’opzione (il premio), a differenza del venditore che rischia di dover acquistare o vendere obbligatoriamente (e non facoltativamente come l’acquirente) il sottostante al prezzo prefissato, anche se questo fosse decisamente sconveniente rispetto al prezzo di mercato.

Pensate ad esempio se il contraente dovesse stipulare con noi una opzione che prevede l’acquisto di un certo numero di azioni al prezzo di 1€, e alla scadenza il prezzo si fosse ridotto a 10 centesimi. Praticamente sarebbe obbligato ad acquistare da noi, azioni al prezzo di 1 euro, quando sul mercato hanno un valore di 10 centesimi. Fantastico no? Almeno per noi!