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L’Argentina procede alla Nazionalizzazione di YPF

Il Governo Argentino ha da pochi giorni fatto sapere che procederà a nazionalizzare, quindi ad acquistare il 51% della società petrolifera-energetica Ypf, controllata a sua volta dall’azienda Spagnola Repsol.

Come era prevedibile, Unione Europea e Spagna si sono scagliate contro questa decisione, in primo piano le tensioni di Madrid che ha già convocato due volte l’ambasciatore di Buenos Aires con lo scopo di chiedere lumi e di consigliare marcia indietro.

Affianco al Governo di Madrid tutta l’Unione Europea e la stampa iberica.

Il titolo Repsol ha già perso parecchi punti, il 6,1%, mentre YPF il 10% da lunedì.
Gli esperti consigliano, in particolar modo i funzionari di Bank of America Merrill Lynch, di vendere e scappare da un titolo che nei prossimi giorni potrebbe subire ulteriori ribassi.

Ma perché l’Argentina dovrebbe nazionalizzare la società Ypf?

Mercati e risparmiatori non hanno ancora dimenticato il defoult Argentino del 2001, costato miliardi di dollari di risparmi a tanti piccoli e grandi investitori.
Buenos Aires è in crisi energetica, dopo quasi 20 anni, l’Argentina ha per la prima volta dovuto importare gas e petrolio con una bolletta che ha già raggiunto i 12 miliardi di dollari all’anno.

Il governo di Cristina Fernandez de Kirchner cerca in questo modo di ridurre alcuni problemi finanziari, dopo che già negli ultimi tempi le entrate fiscali si sono ridotte a causa della fuga di capitali.

Il presidente della commissione europea, il portoghese Josè Manuel Barroso, oltre ad aver dichiarato di essere fortemente deluso e ad aver annullato l’incontro dei vertici Ue-Argentina, ha chiesto ai suoi collaboratori di studiare soluzioni da utilizzare nell’ipotesi malaugurante che l’Argentina proceda realmente alla nazionalizzazione.

Antonio

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