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Petrolio previsioni 2017 di Goldman Sachs

Il petrolio, e nello specifico la produzione, è stato al centro di importanti negoziati nel tentativo di sostenerne il prezzo. Gli accordi OPEC, finalizzati alla diminuzione dell’offerta, dopo gli stop degli ultimi mesi, sono andati finalmente a buon fine. Alla luce di ciò, Goldman Sachs ha ritoccato le stime riguardo al petrolio Brent e WTI, posizionandosi con una view nettamente ottimistica rispetto agli altri istituti finanziari. Ha pubblicato le sue stime in un paper datato 16 dicembre 2016.

Petrolio previsioni: ben oltre i 50 dollari

Nello specifico, la banca statunitense prevede che il WTI toccherà quota 57,50 dollari già entro il secondo trimestre del 2017. Le previsioni precedenti lo davano a 55 dollari (sempre entro il secondo trimestre). Viene dato al rialzo anche il Brent, che verrà a costare 59 dollari al barile, contro i 56,5 della stima precedente.

Goldman Sachs ha specificato inoltre che il rialzo del prezzo del petrolio avverrà a 2017 inoltrato. Non è un caso, quindi, che le previsioni di dicembre-gennaio rimangano ancorate a 50 dollari al barile. In questo momento, infatti, a pesare sono essenzialmente due fattori. Da un lato l’apprezzamento del dollaro, causato dall’aumento dei tassi di interesse recentemente stabilito dalla Federal Reserve, e dalla crescita della produzione in Libia (il paese sta ritrovando un po’ di stabilità e il commercio ne sta traendo giovamento).

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Molto interessanti sono le tempistiche riportate da Goldman Sachs. Secondo la banca americana, infatti, il trend rialzista acquisirà vigore a partire da febbraio, quando gli accordi OPEC entreranno a regime. Il paper parla chiaramente di “forte catalizzatore di un grande movimento di prezzo”.

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Petrolio previsioni e news positive dall’Arabia Saudita

Il motivo di queste stime ottimistica va rintracciato, come già accennato, dall’esito positivo delle negoziazioni OPEC. Al centro della discussione, il ruolo dell’Arabia Saudita, tradizionalmente restia a scalare la produzione a causa del timore di perdere ingenti quote di mercato. Questa volta, come informa Goldman Sachs, è diverso. “In definitiva, la nostra analisi del saldo di bilancio saudita indica che il regno ha un forte incentivo a tagliare la produzione allo scopo di normalizzare le scorte. Alla luce dei i tagli OPEC e non OPEC annunciato durante le due settimane precedenti, aggiorniamo al rialzo i cali di produzione nella prima metà del 2017”.

In particolare, gli analisti credono che entro Luglio si assisterà a un’entrata a regime del tagli nella migliore delle ipotesi, un’entrata all’87% nella peggiore.

Insomma, le view di Goldman Sachs sono molto positive e vanno verso una stabilizzazione del mercato, che in questi anni ha sofferto del disastroso calo della domanda, causato dall’imperversare della crisi economico in Occidente e dal rallentamento delle economie emergenti.

Oltre la prima metà del 2017, reputiamo probabile che il mercato internazionale rimanga equilibrato. Il prezzo del petrolio brent si posizionerà tra i 55 e i 60 dollari al barile, in virtù anche della risposta dell’industria dello shale oil, e la produzione del petrolio a basso costo solo leggermente in aumento”.

Trading petrolio come investire

Il trading petrolio è protagonista del mercato da un paio di anni per la forte discesa che ha pochi precedenti nella storia. I prezzi sono scesi, fino a toccare letteralmente il fondo, per poi stabilizzarsi a una cifra molto bassa e riprendere un trend discendente tutto sommato moderato. Nonostante le notizie che provenivano dall’Opec, che suggeriscono un accordo circa il taglio di produzione, lo scenario rimane ancora molto incerto. Da questo punto di vista, un segnale importante in grado di far luce nell’incertezza, quasi a mo’ di termometro, è fornito dai dati sulle scorte.

Ne avevamo già parlato qui: https://guidatrading.com/guida-trading-online/petrolio-come-comprare-e-investire-sulloro-nero/

Petrolio previsioni: il dato geopolitico

Cosa ci si deve aspettare dal petrolio nell’immediato futuro? Il nodo è sempre lo stesso: per contrastare il calo dei prezzi è necessario adeguare l’offerta alla domanda, quindi tagliare la produzione. A fine settembre l’Opec aveva annunciato l’accordo tra i grandi produttori ma l’entusiasmo era presto scemato: da decidere erano ancora i tempi e le modalità. Ebbene, l’ultima riunione dell’Opec si è rivelata un buco nell’acqua e infatti il petrolio ha ricominciato a scendere.

A pesare sono soprattutto le questioni geopolitiche: Stati Uniti e Russia sono in vena di guerra fredda, e questo non facilità gli accordi. Sullo sfondo l’Iran, galvanizzato dalla fine dell’embargo, vorrebbe recuperare quote di mercato e pertanto si contrappone, magari solo implicitamente, ai tagli di produzione. La guerra in Medioriente, infine, aggiunge incertezza a un clima già compromesso. L’unica speranza per una ricomposizione delle fratture – per ora fortunatamente solo politiche – è una fine rapida del conflitto in Siria e in Iraq. Solo a bocce ferme e a mente fredda sarà possibile intavolare delle trattative, che porteranno certamente a un esito come minimo certo – se non positivo – per le trattative sul fronte “taglio della produzione”. Senza contare che negli Stati Uniti sono alle porte le elezioni presidenziali, che tendono a piegare le questioni di politica estera alle necessità della campagna elettorale. L’aumento del prezzo dell’oro nero, quindi, come al solito, passa per la geopolitica e la politica in senso stretto prima ancora che per le mere questioni economiche-industriali.

Come investire sul petrolio

Il Team di Guidatrading.com ha realizzato un software di analisi del prezzo del petrolio Brent e WTI. Lo scopo è di realizzare un trading system che sfrutta le inefficienza di forza del prezzo tra i 2 tipi di petrolio.

Il conto di cui sopra è utilizzato per diverse strategie trading e da 1 settimana abbiamo inserito anche il trading petrolio Brent vs Wti. Ecco i risultati:

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Come potete notare le sigle UKKOIL e USAOIL fanno riferimento al trading petrolio che è attualmente con un netto guadagno.

Naturalmente è possibile fare trading petrolio con i broker che offrono le quotazioni dei CFD come:

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Prezzi petrolio 2017

Cosa attendersi dal trend del petrolio nel 2017?

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Secondo le ultime valutazioni possiamo spingere le nostre visioni in una gabbia di prezzi tra i 40 dollari e i 60 dollari anche per la prima parte del 2017. Tra Agosto e Ottobre del 2016 il trading petrolio è stato caratterizzato da un andamento lineare all'interno di un ampio canale rialzista. La tenuta dei 43 dollari ci afferma la possibilità di rivedere un buon trend rialzista.

Anche l'indicatore Ichimoku sta creando una solida base rialzista tra i 44 e i 43 dollari.

Scorte Petrolio e riserve oro: come fare trading

Le scorte petrolio e le riserve auree sono tra i dati più importanti da seguire e studiare per chi vuole fare trading online. Petrolio e oro sono due tra gli asset più tradati al mondo con diversi strumenti finanziari come futures, opzioni, cfd, opzioni binarie. Che si tradi nella maniera consueta o se si opti per la speculazione più rischiosa è necessario studiare i dati. Dove trovarli? E’ molto semplice. A diramarli e pubblicarli con una certa regolarità è un ente ufficiale, l’Energy Information Administration, altrimenti noto come EIA, un dipartimento del più importante Department of Energy. I dati vengono resi pubblici ogni mercoledì alle 16.30 ora italiana. E’ sufficiente andare nel sito dell’ente e cercare il Weekly Petroleum Status Report.

Scorte petrolio: come fare trading sulle news

A questo punto, è necessario elaborare in maniera corretta le informazioni sulla scorte petrolio, che danno una chiara idea della produzione. Per la legge della domanda e dell’offerta, se quest’ultima sale allora il prezzo tende ad abbassarsi. Il consiglio più semplice e allo stesso tempo più utile è quindi puntare su un aumento dei prezzi quando il Weekly segna un calo, viceversa è bene puntare sulla discesa dei prezzi quando il Weekly segna una crescita. La situazione attuale parla di un petrolio inserito in un trend positivo in virtù degli accordi raggiunti dall’Opec circa il calo della produzione.

scorte petrolio

Riserve Oro: come fare trading sulle news

Se la correzione tra scorte e prezzo è tutto sommata abbastanza leggibile per fare trading petrolio, se il discorso verte sulle riserve dell’oro, emergono alcuni problemi di interpretazione. Il collegamento è infatti più labile. In linea di massima si può affermare che un aumento delle riserve è correlato a un deprezzamento della moneta. Di quale? Principalmente di quella emessa o gestita dall’ente che si è reso responsabile dell’aumento delle riserve. Ultimamente, infatti, la banca centrale russa ha comandato l’aumento delle riserve e questo è stato interpretato – giustamente – come un segnale di debolezza del rublo. Non vanno tuttavia escluse mai le possibili influenze sulle altre valute. Il motivo di ciò risiede in un fatto semplice: l’oro è una valuta rifugio e come tale si giova dei periodi di sfiducia. Va specificato, comunque che le riserve auree sono frutto di un accumulo generato nel corso del tempo, quindi non sono sempre un riflesso della debolezza di una valuta. Prendiamo a esempio l’Italia: la sua riserva aurea è, per volume, le terza al mondo, dietro solo Stati Uniti e Germania. Il valore è di 109 miliardi di euro. Queste cifre sono dovute in parte al passato della lira, spesso incline alla svalutazione, e dall’altro a una naturale esigenza: offrire una garanza di solvibilità ulteriore, anche solo a livello di fiducia, per le proprie attività finanziarie.

Alcuni problemi sono causati da un semplice fatto: i dati delle riserve auree non sono facilmente reperibili in quanto non vi è un ente che si incarica – come l’EIA – di diramare informazioni a riguardo. In genere, poi, i movimenti delle riserve da parte delle banche centrali non sono numerosi né abbondanti. Dunque, dove trovare i dati? Il metodo migliore è passare in rassegna le piattaforme informative ufficiali delle varie banche centrali. Le riserve aree della banca d’Italia vengono illustrate, per esempio, nel sito ufficiale.

Petrolio e Oro: è il momento di comprare?

Petrolio e Oro (gold), materie prime che in questi giorni stanno subendo tendenze opposte. Tuttavia Petrolio e Oro rappresentano 2 strumenti finanziari su cui poter costruire una buona strategia di trading per il lungo periodo.

Questa settimana è stata infatti caratterizzata da una forte pressione ribassista per i prezzi del petrolio WTI che si portano sui minimi degli ultimi tre mesi. Le quotazioni del petrolio, infatti, violata al ribasso la congestione segnalata nella precedente analisi tecnica ( 44 – 46 dollari ), sono scese fino a 40,57 dollari al barile, salvo poi intraprendere un piccolo rimbalzo da ipervenduto culminato con la chiusura del 29 Luglio a 41,47 $. Al contrario l’oro ha intrapreso un veloce rialzo che scoraggia grossi acquisti. Il motivo di questo rialzo è dovuto al crescente numero di investitori che, spaventato dalle borse e dalla crisi mondiale delle banche, si rifugia nell’oro, considerato un proto sicuro.

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Le quotazioni del petrolio sono tornate a prezzi interessanti per comprare?

Come noto, il momento migliore per investire nelle società petrolifere è quando il prezzo del petrolio crolla. Le società petrolifere sono per definizione cicliche, con utili molto volatili. Questa volatilità degli utilie della profittabilità è strettamente collegata al prezzo del petrolio. In questi giorni si sono venute a creare alcune opportunità. Come si può vedere su ogni giornale o telegiornale, il prezzo del petrolio è crollato da 100 dollari e oltre a meno di 50 dollari al barile. Pur essendo ai minimi storici il prezzo potrebbe continuare a scendere prima di risalire ma, per la stabilizzazione, ci vorranno diversi mesi. Per questi motivi le quotazioni del petrolio in questo momento sono particolarmente interessanti per un eventuale acquisto.

Si può scegliere di comprare il petrolio e fare trading con le piattaforme cfd (vedi Plus500, XM, Markets e 24fx) oppure comprare le azioni di società petrolifere come ENI, Saipem, Saras e Erg.

I nuovi possibili attacchi contro l'ISIS influenzeranno il prezzo del petrolio?

Il petrolio è importantissimo per le casse dell’Isis ma non si può dire il contrario. E le quotazioni reagiscono solo con brevi sussulti ai frequenti attacchi terroristici. Un’influenza al rialzo sul prezzo del greggio sarebbe possibile solo se le operazioni militari si estendessero a grandi aree petrolifere. Più probabile, invece, ottenere un ulteriore ribasso a seguito dei grandi attacchi sui settori economici come il traffico aereo e il turismo se non addirittura frenare l’economia di una nazione. Ecco che gli ultimi attacchi americani alla base dell’Isis di Sirte non hanno ancora creato influenze sul prezzo del petrolio.

Perché investire Petrolio e Oro?

Il rialzo del petrolio è dovuto probabilmente al calo della domanda e dei consumi dovuti alla crisi economica mondiale. Ma, come abbiamo detto prima, Petrolio e Oro sono 2 importanti strumenti di trading per i risparmiatori. Negli ultimi anni i capitali dei risparmiatori si dirottano sul bene di rifugio per eccellenza, ovvero l’Oro (Gold nelle piattaforme trading). Nonostante il rialzo degli ultimi giorni, investire nell’oro è infatti considerata una tecnica sicura, o comunque, più rassicurante delle borse e delle banche. Imminenti crolli e crack finanziari stanno facendo spostare grandi quantità di imprenditori, piccoli e medi risparmiatori sulla soluzione dell’oro che è considerato un bene rifugio.

GOLDDaily

Il prezzo dell’oro (Gold) è caratterizzato da un trend rialzista di lungo periodo e in alcune fasi di “riposo e fiato” si formano supporti dove è possibile acquistare a basso rischio. Ecco perché in certe situazioni si notano forti trend rialzisti dopo giorni o settimane di pause laterali.

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Petrolio: previsioni e andamenti dopo Brexit

In queste ultime settimane non si è parlato d'altro che dell'uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea, fenomeno ribattezzato dagli stessi inglesi come "Brexit". A margine dell'annuncio della vittoria del Leave, ossia del fronte che premeva per traghettare Londra fuori dall'Europa, tutte le piazze europee sono precipitate a picco e la stessa sterlina è andata in caduta libera toccando il punto di minimo storico degli ultimi 31 anni.

Ma come si traduce la Brexit sull'andamento del prezzo del petrolio?

Brexit, tra Brent altalenante e Sterlina debole

In un primo momento il petrolio ha sofferto del fenomeno Brexit, ma pochi giorni dopo sembra che la materia prima (così come del resto tutte le principali piazze mondiali) abbia dimenticato quanto accaduto poco prima: il petrolio è infatti tornato a guadagnare il 3.5% circa attestandosi in area 50 dollari al barile.

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Ma attenzione, perché non è tutto oro quel che luccica: gli analisti sono convinti del fatto che questo rialzo sia dovuto ad un riallineamento dei mercati in seguito a una reazione alla Brexit che, a primo impatto, è stata giudicata a dir poco eccessiva. A detta degli esperti dunque, questa ripresa potrebbe essere momentanea oltre che fisiologica, pertanto la reale reazione del Brent la si vedrà soltanto nei giorni successivi.

Chi invece non dimentica proprio quanto accaduto è la sterlina, che dopo lo scivolone che l'aveva fatta piombare sotto 1.32 dollari, continua anche in questa prima settimana di luglio a rimanere piuttosto flebile, vittima cioè di un effetto combinato che stanno giocando la Brexit da una parte e l'annuncio sui possibili tagli ai tassi di interesse dall'altra. Attualmente la sterlina ha ripreso valore attestandosi a 1.3271, ma la ripresa è davvero troppo debole per poter parlare di una valuta forte come “ai tempi”.

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Produzione Opec di Giugno

In tutto ciò si inserisce una produzione di petrolio dell'Opec salita a giugno ai massimi storici, condizione questa che ha permesso all'Arabia Saudita di tagliare i prezzi del suo greggio in vista del listino di agosto. Questo ritrovato vigore ha permesso al ministro Khalid Al Falih di annunciare che Riyadh sarebbe stata pronta a riassumere il ruolo di "banca centrale del petrolio", e che "nonostante il surplus della produzione petrolifera, il focus dell'attenzione rimane su come l'Arabia Saudita deciderà di muoversi per ribilanciare la domanda e l'offerta una volta che le condizioni del mercato saranno migliorate".

Prospettive prezzo petrolio brent

Dal grafico H4 sopra pubblicato si evince che il prezzo si è fermato su un supporto di medio periodo molto forte al prezzo di 47,35 dollari circa. La tenuta di questo livello può spingere i prezzi di nuovo verso la resistenza dinamica creando allo stesso tempo compressione sui prezzi. In alternativa il breakout ribassista può spingere i prezzi verso il successivo supporto a 33 dollari.