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La truffa di OneCoin

Il mondo delle criptovalute è oggetto di un pregiudizio di fondo, certamente commutato dal vasto immaginario collettivo che riguarda il trading online in generale. I meno informati credono, infatti, che le criptovalute (tutte le criptovalute) nascondino una truffa. Sicuramente uno dei motivi che sta alla base di questa percezione negativa, purtroppo molto diffusa, è rappresentato dall’alone di mistero che avvolge questo mondo.

Ad avvelenare i pozzi, però, c’è anche l’operato di veri e propri truffatori i quali, sfruttando la fama delle criptovalute, mietono vittime presso la vasta platea degli ingenui. Sicché, per colpa di qualche mela marcia, si dà addosso a tutto il frutteto.
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Il riferimento più recedente è a OneCoin. Chiariamolo fin da subito: OneCoin è una truffa sì, ma non è una criptovaluta. Semplicemente, era spacciata come tale da chi ha programmato è perpetrato l’inganno. L’antitrust ha fatto luce e ha reso inoffensivo il sistema messo in piedi (e purtroppo operativo) condannando peraltro gli autori a una multa salatissima. In questo articolo parleremo proprio della truffa di OneCoin, spiegando accuratamente in che cosa consisteva. Concluderemo con una riflessione sui motivi che hanno portato questa truffa al successo, una riflessione importante affinché ognuno verifichi di essere un soggetto a rischio o meno.

Cos’era OneCoin

OneCoin era una criptovaluta fittizia. Attraverso uno specifico sito, gli autori chiedevano agli utenti di versare del denaro con la promessa che, attraverso una futura attività di mining, quel denaro avrebbe fruttato svariati OneCoin. Nello specifico, si prometteva che, a fronte di un investimento di poco più di 27.000 euro, l’utente avrebbe ricevuto entro un paio di anni circa 3 milioni di euro.

Di mezzo, il buon vecchio schema Ponzi. Chi, tra gli utenti che avevano giù versato denaro, reperiva altre persone pronte a partecipare al progetto, avrebbe ricevuto una somma di OneCoin più alta. Per inciso, lo schema Ponzi è vietato dall’ordinamento italiano da una dozzina d’anni, ossia dall’entrata in vigore della legge 173 del 2005. Una informazione, questa, di cui non tutti sono in possesso, certamente sconosciuta alle vittime al momento dell’adesione al programma.

Come riconoscere le truffe

Ovviamente, tutto falso. OneCoin non esiste e non è mai esistita, e i 27mila euro che i malcapitati hanno versato non hanno fruttato e non frutteranno un bel nulla.

Il Garante, infatti, ha verificato che le modalità utilizzate dalla società che stava dietro alla truffa, One Life Network, e che si riducevano alla promozione dell’acquisto di valuta virtuale OneCoin e dei pacchetti di formazione, fossero scorrette se messe in relazione ai reali servizi offerti. Già, c’è di mezzo anche la formazione.

A spiegare bene il meccanismo è proprio l’Authority in una nota.

Il reclutamento di nuovi consumatori rappresentava il fine esclusivo dell’attività di vendita e veniva fortemente incoraggiato attraverso il riconoscimento di svariati bonus, unica effettiva e reale remunerazione del programma. L’acquisto del kit di formazione infatti celava la fee d’ingresso necessaria per entrare nel sistema e convincere altri consumatori della bontà del prodotto. In realtà la criptomoneta OneCoin, di cui non è stato possibile verificare l’esistenza e la consistenza, era il pretesto per un sistema che aveva esclusivamente come obbiettivo (e si sosteneva attraverso) l’inserimento di altri consumatori”.

Perché OneCoin ha funzionato

La truffa di OneCoin è stata fortunatamente messa in condizione di non nuocere più. Purtroppo, ha mietuto molte vittime. Eppure, a guardare il sito, un occhio clinico non avrebbe esitato a capire che qualcosa non andava. C’erano vari indizi, infatti, utili a far sorgere più di qualche dubbio.

  • La pagina FAQ era perennemente vuota, recante la scritta “Coming Soon”.
  • Nelle condizioni di servizio si leggeva, certo non a caratteri cubitali, il seguente messaggio: “L’azienda non garantisce che le descrizioni dei prodotti o di tutti gli altri contenuti siano accurate, complete, affidabili, aggiornate o prive di errori”. Queste frasi appaiono come un chiaro tentativo di mettere le mani avanti.

Perché la gente c’è cascata? Ci sono motivi di ordine psicologico e sociale. Prenderne compiutamente visione vuol dire verificare di essere immuni a questo tipo di truffe. OneCoin è stato reso innocuo, ma non è da escludere che in un prossimo futuro spuntino esperimenti del medesimo tipo.

OneCoin ha fatto leva sulle condizioni di prostrazione emotiva di chi non versa in buone condizioni economiche. Chi ha perso le speranze, si aggrappa a tutto e può vedere come un salvagente chi gli promette di risolvere i suoi problemi senza sforzo e in poco tempo. In più, come si evince dal tipo di comunicazione che gli autori portavano avanti, OneCoin è riuscito a mietere vittime perché diceva loro quello che volevano sentirsi dire. Ossia, che anche loro potevano aspirare al guadagno facile, alla ricchezza, all’affrancarsi dalla necessità di lavorare – spesso con fatica – per poter sopravvivere. In un certo senso, la comunicazione di OneCoin era rassicurante.

Un altro motivo è di natura squisitamente tecnica e ha consentito agli autori della truffa di camuffare le loro vere intenzioni anche al cospetto di chi ingenuo e disperato non lo era. Il sito, infatti (pagina FAQ mancante a parte), era costruito bene, in maniera da somigliare ai siti ufficiali di chi propone servizi per il trading online. C’era persino una parte riservata alla formazione. Insomma, il programma è stato ben congegnato, anche se di fronte alle indagini dell’Antitrust ha dovuto capitolare.

Va detto, poi, che lo schema Ponzi è il più efficace per portare avanti le truffe. Posticipa, infatti, il momento in cui i truffati si accorgono di essere truffati, per via del meccanismo piramidale che spinge i partecipanti ai programmi di ritardare la richiesta dei benefit promessi.

Bitcoin vs Ethereum: chi sostituirà il dollaro come valuta internazionale

Lo scenario delle criptovalute si è arricchito nel corso degli anni trainati dall’avanzata del bitcoin e dell’ethereum. La scelta, per chi vuole investire nelle valute virtuali, è davvero ampia. A contendersi lo scettro, però, sembrano essere in particolare il Bitcoin e l’Ethereum. Lottare per il primato, in questo preciso momento storico, vuol dire candidarsi come valuta internazionale, magari (in un prossimo futuro) a sostituire il dollaro. Di seguito, una panoramica sulla prospettiva “criptovaluta moneta internazionale” e un’analisi delle speranze, in tal senso, di Bitcoin ed Ethereum.

Perché una criptovaluta dovrebbe diventare la valuta degli scambi internazionali

Potrebbe sembrare fantascienza, e in effetti i tempi non sono affatto maturi, ma la prospettiva è più che verosimile, solo proiettata in un futuro più o meno prossimo.

In realtà, i motivi per cui una criptovaluta potrebbe diventare la futura divisa per gli scambi internazionali possono essere rintracciati nelle caratteristiche intrinseche del mezzo.

Indipendenza. Le criptovalute non dipendono da nessuna economia in particolare. Un po’ come l’esperanto, potrebbero rappresentare tutti i paesi in maniera imparziale.

Scarsa manipolabilità da parte delle istituzioni. Dietro le criptovalute non c’è nessuna banca centrale in grado di manipolare i tassi e, attraverso questa importante leva, il valore della moneta. I paesi, quindi, non sarebbe costretti a subire le decisione di una istituzione sulla quale non hanno nessun controllo.

C’è da considerare, poi, la questione geopolitica. La conquista da parte di una criptovaluta del ruolo di valuta internazionale potrebbe fare il gioco dei paesi emergenti, che per adesso devono fare riferimento – in maniera più o meno diretta certo – al dollaro. Se proprio qualcuno deve scalzare il dollaro, quindi, è bene che lo faccia una valuta che almeno è sulla carta imparziale, che non dia il là a conflitti più o meno aspri.

Il Bitcoin come valuta internazionale

Sarà il Bitcoin a scalzare il dollaro? Alcuni elementi giocano a favore di questa ipotesi e alcuni a sfavore.

Tra i fattori positivi spicca la popolarità del Bitcoin. Un potere, insegnano i migliori sociologici, è tale solo se legittimato dal basso. E lo stesso vale per il potere che tutte le valute hanno. Se una valuta non è considerata utile agli scambi, semplicemente non viene utilizzata. La storia lo insegna, con esplicito riferimento ai casi di iperinflazione che hanno portato le popolazioni a risfoderare il baratto. Attualmente, il Bitcoin è la valuta che gode dell’appoggio dal basso più ampio e solido. Ha una forma di monopolio nell’immaginario collettivo. Per ora è così: dici criptovalute e pensi al Bitcoin.

Un altro fattore importane risiede nelle performance di mercato. Il Bitcoin è una valuta forte e, quel che è più importante, solidamente inserita in un trend ascendente. Questo è un requisito fondamentale per una valuta internazionale: il valore. Se il dollaro crollasse, non verrebbe vista come valuta utilizzabile per gli scambi internazionali.

Va considerato, poi, l’estrema indipendenza di cui gode il Bitcoin. A differenza di altre criptovalute, per esempio l’Ethereum, non ha nessun legame, nemmeno a livello di endorsement, con le istituzioni. Questo può essere un handicap all’inizio, ma alla lunga potrebbe risultare un vantaggio in quanto gli conferisce una aura di imparzialità.

I fattori a sfavore sono numerosi. In primo luogo, è troppo volatile. E’ vero, infatti, che è inserito in un percorso di crescita ben definito, ma è altrettanto vero che è vittima di ritracciamenti che gli conferiscono una certa instabilità. E, si sa, una valuta internazionale deve essere stabile, in modo da ridurre il rischio di cambio (che è lo spauracchio degli investitori a tutti i livelli).

C’è da considerare, poi, un limite tecnico: il Bitcoin è lento. Ovviamente, il riferimento è alle transazioni. E’ l’effetto collaterale della sicurezza, che è uno dei pregi della criptovaluta. Sono necessari, attualmente, svariati minuti per trasferire denaro, e questo limita l’evoluzione del Bitcoin a mezzo di pagamento, relegandolo al ruolo (comunque felice) di mezzo di investimento. Certo, gli sviluppatori sono corsi ai ripari creando il Bitcoin Cash, ma attorno a questo sperimento permangono alcune incertezze.

Infine, la scarsità di endorsement. Questi se da un lato minano potenzialmente l’indipendenza, dall’altro rendono la criptovaluta più autorevole, ne migliorano la reputazione. Ebbene, il Bitcoin è stato oggetto di pochi endorsement. In alcuni casi, e il riferimento è ad alcuni governatori delle banche centrali, è stato vittima di scetticismo.

L’Ethereum come valuta internazionale

In secondo luogo, l’Ethereum è già attrezzata per essere un mezzo di pagamento “reale” più o meno efficiente. E’ già pronta, le transazioni sono molto veloci.

Di contro, si segnala un deficit di popolarità. Certo è un crescendo, ma rimane ancora molto indietro rispetto al Bitcoin, che è il re incontrastato dalle criptovalute. La lotta per l’immaginario collettivo si prospetta molto ardua, dal momento che è piuttosto difficile incidere in tempi brevi sull’opinione pubblica, soprattutto se l’oggetto del contendere è una platea conservativa come quella degli investitori.

Infine, vanno considerate le performance di mercato. A sottolineare ancora una volta il dominio altrui, l’Ethereum segue il Bitcoin, per la maggior parte. Da questo punto di vista, la sudditanza è palese. Il Bitcoin trascina tutti, quindi anche l’Ethereum. Questo è un elemento che gioca a sfavore, in quanto una valuta internazionale per dirsi tale deve essere autorevole e indipendente.

Alla luce di queste riflessioni, si evince come sia il Bitcoin che l’Ethereum abbiano delle possibilità ma siano frenate da alcuni ostacoli. Per questo motivo, c’è chi pensa che la criptocurrency/valuta internazionale non sarà né il Bitcoin né l’Ethereum ma una valuta creata a tavolino da qualche importante istituzione. I movimenti interessanti, da questo punto di vista, si stanno vedendo in Cina. Il colosso asiatico potrebbe sviluppare una sua valuta virtuale, la quale – visto il presumibile appoggio delle istituzioni – partirebbe avvantaggiata nella lotta per il commercio globale.

Bitcoin Gold cosa è?

Bitcoin, bitcoin gold e cash… facciamo chiarezza sui fork: motivi, tendenze, vantaggi e svantaggi per i trader di criptovalute.

Il Bitcoin si è “sdoppiato” per la prima volta qualche mese fa, e per alcuni andava già bene così, con la valuta madre che confermava il ruolo di strumento di speculazione e la variante, nota come Bitcoin Cash, a lottare per il ruolo di “mezzo di pagamento”. Evidentemente, per gli sviluppatori, questo assetto non era sufficiente, ed ecco che, a fine ottobre, è stato eseguito un nuovo fork. Il frutto di questo lavoro è il Bitcoin Gold.

Che cos’è nello specifico? Qual è la sua ragion d’essere? Quali sono le prospettive?

La genesi del Bitcoin Gold

Il Bitcoin Gold ha fatto la sua comparsa ufficiale il 25 ottobre, data in cui il fork si è verificato. Per la cronaca, il fork è una pesante modifica software che, a partire da un codice sorgente già sviluppato, dà vita a un nuovo soggetto. In parole povere, il Bitcoin Gold è una variante del Bitcoin classico, proprio come lo è il Cash.

Il Bitcoin Cash è stato creato a partire da una esigenza molto sentita dai possessori della criptovaluta: velocizzare le transazioni, in modo da avvicinare il BTC alle valute tradizionali e porre le basi per una trasformazione in strumento di pagamento. Una ragion d’essere, come si evince, piuttosto solida e che rispondeva a una reale richiesta da parte del mercato.

Il Bitcoin Gold è nato a partire da una esigenza del tutto diversa, marcatamente tecnica: semplificare il processo di mining. Ora, tutti i possessori della criptovaluta sanno che è possibile acquisire Bitcoin attraverso due metodi: l’acquisto e il mining. Il primo è accessibile a tutti, il secondo è appannaggio di pochissimi soggetti. Per “scovare” i Bitcoin, infatti, è necessaria una potenza di calcolo straordinaria, e solo con l’unione di più computer potentissimi è possibile raggiungere un qualche risultato. Non stupisce che, attualmente, a fare il mining siano poche aziende specializzate o qualche sporadico gruppo di avventurosi.

Il Bitcoin Gold semplifica il mining, lo rende accessibile anche a macchine con potenze di calcolo minori. E’ una esigenza avvertita dal basso? Non propriamente, o meglio non come quella che ha portato alla nascita del Bitcoin Cash. Il mining, almeno per ora, è questione di appassionati, di esperti di informatica, come minimo. E’ però una esigenza del Bitcoin stesso, dal momento che è stato scavalcato anche sotto questo aspetto dalle nuove criptovalute. In un certo senso, il Gold è una risposta alla concorrenza.

I fattori di rischio per il Bitcoin Gold

Come sta andando il Bitcoin Gold? E’ ancora difficile offrire una panoramica delle sue performance, anche perché è sul mercato da pochissimi giorni. E’ partito con un tasso di cambio di 1 a 1 rispetto alla valuta madre, ma tutti sapevano che non avrebbe retto a lungo. E infatti si è già deprezzato del 50%. Un calo fisiologico? Chissà, dovremo aspettare qualche settimana per rispondere a questa domanda.

Di certo non tira un’aria molto buona, dal momento che sono molti i fattori che giocano contro un’ascesa del Bitcoin Gold.

Sicurezza. La società non ha ancora pubblicato (a fine ottobre) il codice, quindi non sono ancora chiare le garanzie di sicurezza che questa nuova criptovaluta è in grado di offrire.

La mentalità. Semplicemente, nel mercato la cultura del mining è assente o presente in dosi davvero mining. Non è affatto un’attività di massa, poiché da sempre è stata, per motivi tecnici, appannaggio di pochi. Il numero di coloro che è attratto dal mining è piuttosto basso e ciò potrebbe sfavorire uno sviluppo armonico della domanda.

La potenza del Bitcoin. Non c’è niente da fare, il Bitcoin è troppo forte. Non lo è solo dal punto di vista del valore, piuttosto dal punto di vista dell’immagine. Scrivi criptovaluta e leggi Bitcon. La valuta madre, in estrema sintesi, tende a fagocitare i “fratellini”. Persino il Cash, che è partito da una esigenza realmente sentita dal mercato, è andato incontro a una pesante svalutazione. Dunque, che speranze ha il Gold, che è nato per soddisfare un bisogno, per così dire, elitario?

Come funziona il mining di criptovalute

Per ottenere bitcoin è possibile solo in due modi: acquistarli o con il mining di criptovalute. La prima alternativa è a disposizione di chiunque, attraverso i broker o exchange. La seconda alternativa è decisamente elitaria, e a disposizione di pochi soggetti. Il motivo è presto detto: minare, o più propriamente “fare mining” è estremamente difficile, e richiede hardware con una potenza di calcolo elevatissima.

Ma cosa vuol dire in realtà fare mining? Come si fa? Ecco la risposta a queste domande.

Perché il mining

Il Bitcoin è una valuta elettronica decentralizzata. Questo vuol dire che non è supportata da nessuna banca centrale o da un ente che ne faccia le veci. Gli sviluppatori del Bitcoin si sono trovati fin dall’inizio, quindi, davanti a un dilemma: come regolare l’emissione della moneta?

Si adottò il concetto di mining come soluzione. Il mining fu pensato, inizialmente, come lo strumento per mezzo del quale gli individui potevano essi stessi creare moneta.

Per capire cosa sia veramente il mining, però, è necessario comprendere come funziona il Bitcoin. Le transazioni, tutte le transazioni, producono la scrittura di un blocco, il quale si lega alla blockchain. Questa contiene i blocchi corrispondenti a tutte le transazioni avvenute fino a questo momento. Un sistema ingegnoso, il cui scopo è rendere estremamente difficile qualsiasi violazione del sistema, dal momento che per “bucare” un blocco è necessario fare lo stesso con tutti i blocchi (tecnicamente impossibile).

Alcune interessanti statistiche sono fornite da questo portale https://blockchain.info/it/stats

  • in media si crea 1 bitcoin ogni 9 minuti
  • attualmente si creano circa 2000 bitcoin al giorno
  • il numero di bitcoin in circolazione è di quasi 17 milioni e sono previsti un numero massimo di 21 milioni

Ora, anche la creazione di moneta è una transazione. Così come una banca centrale per creare moneta deve procedere con una transazione (es. acquisto dei titoli di Stato), allo stesso modo il sistema della blockchain per creare moneta deve “elargirla” a un soggetto, quindi deve compiere una transazione. Questo soggetto deve de facto creare un codice, azione che in gergo è nota come “chiudere il blocco”.

Il mining, quindi, non è altro che il processo di individuazione di tale codice. Il problema sta nel fatto che il codice diventa più complicato a mano a mano che la blockchain si estende. Se all’inizio il mining non era poi così complicato, proprio perché c’erano pochi Bitcoin in giro e la blockchain non era molto estesa, attualmente i codici sono estremamente complessi, poiché complessa e incredibilmente estesa è la blockchain.

Come si fa il mining e chi può farlo

Per chiudere un blocco è necessario mettere a disposizione una data potenza di calcolo. All’inizio era sufficiente un computer molto potente messo a lavoro 24 ore su 24 per ottenere molti Bitcoin al giorno. Ora la potenza di calcolo necessaria è diventata insostenibile persino per i pc più potenti. A tal punto che sono nate aziende di sviluppo hardware-software finalizzate alla creazione di macchine per il mining. Tale attività, quindi, è diventata oltremodo elitara. Ed è una fortuna: proprio la difficoltà nel fare il mining ha sbilanciato il rapporto domanda-offerta a favore della prima, favorendo la rivalutazone del bitcoin.

Tuttavia, è un processo destinato a interrompersi, poiché, prima o poi, il mining diventerà teoricamente e praticamente impossibile. La conseguenza è la fine dell’emissione del Bitcoin, con il rischio dell’esplosione di una bolla. E’ anche per questo motivo che, a fine Ottobre, gli sviluppatori hanno creato una variante del Bitcoin, il Bitcoin Gold, che semplifica grandemente il processo di mining.

Il Bitcoin nella vita reale: dove si può spendere

E’ innegabile che il Bitcoin, capofila di tutte le criptovalute, sia andato incontro a una diffusione clamorosa negli ultimi anni. In questi istanti quota quasi 8000 dollari.

Da qui a definirlo come un legittimo sostituto, alternativa o persino surrogato delle valute tradizionali o di bene rifugio ce ne vuole. Di sicuro il bitcoin non è uno “store of value” (ovvero un bene da tenere in portafoglio per il lungo periodo).

Se da un lato il Bitcoin è diventato uno degli strumenti speculativi più apprezzati (ma, badate bene: solo da un certo tipo di trader), dall’altro lato non si è conquistato il ruolo di mezzo di pagamento. Anzi, è ancora piuttosto lontano dal farlo. Insomma, se andate in un negozio, è estremamente difficile che vi facciano pagare in Bitcoin. I fattori che determinano questo – per alcuni – spiacevole status quo sono numerosi.

Perché pagare in Bitcoin è difficile

  • La lentezza. Le transazioni in euro, in dollari, sterline… Insomma, in valute tradizionali sono immediate. E non stiamo parlando di contanti, la cui immediatezza è intrinseca, bensì delle transazioni elettroniche. I Bitcoin, per il meccanismo legato alle blockchain, richiedono parecchi minuti per essere trasferiti. In genere, una decina, anche se per sicurezza si dovrebbe sempre aspettare un’oretta prima di dichiarare il trasferimento effettivamente eseguito.
  • L’instabilità. Il Bitcoin è profondamente instabile. Ok, per ora è instabile nel senso buono del termine, ossia è in continua crescita, ma è in dubbio che la stabilità di una valuta sia un presupposto fondamentale per una legittimazione a 360 gradi. E poi, visto le performance straordinarie, anche a tripla cifra da un anno all’altro, la percezione che la bolla possa esplodere da un momento all’altro è molto forte.
  • Scarsa fama. Può sembrare strano, ma il Bitcoin non è ancora sufficientemente conosciuto. E’ sulla bocca di tutti, vero, ma di tutti i trader, investitori, addetti ai lavori. Se chiedete a un commerciante cosa sia il Bitcoin, nove volte su dieci vi risponderà: “non lo so”. E’ anche questa una delle ragioni per cui sono pochissimi i negozi che accettano pagamenti in Bitcoin.
  • La legislazione. Questo è un aspetto molto importante. Le valute tradizionali, si sa, sono ampiamente regolamentate, sia da direttive e ordinamenti specifici che dalla prassi comune. Il Bitcoin, da questo punto di vista, è una materia ancora parzialmente inesplorata. Anzi, in alcuni paesi è addirittura vietato, come in Bolivia e Myanmar, o ammessa con così tante restrizioni da rendere le transazioni tra privati impossibili persino sulla carta (Messico, Cina e India). L’Europa è il continente che più di ogni altro si è impegnata nel dare al Bitcoin, e in generale alle criptovalute, una cornice legislativa. Il riferimento è alla solita direttiva MiFiD. Se si guarda bene, però, ci si accorge che a essere regolamentati sono soprattutto i rapporti intermediati, ossia quelli che avvengono a livello dei soggetti autorizzati o delle istituzioni finanziarie. Sia chiaro, le transazioni tra privati sono lecite, ma sono poco o nulla disciplinate. Questo non fa altro che incrementare la percezione che, in fondo, pagare – e soprattutto ricevere pagamenti – in Bitcoin sia più un rischio che una opportunità di guadagno.

Dove si può pagare in Bitcoin in Europa

Rimanendo in territorio europeo, nonostante le difficoltà che abbiamo appena elencato, esistono esercenti che accettano pagamenti in Bitcoin. Sono pochissimi, per carità, ma esistono. La verità è che, alla luce di quanto detto fino ad adesso, sono solo un certo tipo di esercenti ad accettare la controversa moneta elettronica. Nello specifico, coloro che per un motivo o per un altro la conoscono già e ne sono in qualche modo appassionati. In alternativa, alcuni esercenti adottano il Bitcoin più per una questione di marketing che altro, magari per lanciare un messaggio di innovazione, per distinguersi dalla massa.

Amazon ha annunciato che presto permetterà di utilizzare i bitcoin per acquistare o regalare buoni.

Ora, se vi è venuta voglia di pagare in Bitcoin, dovete sapere che esiste un sito che vi mostra, in maniera molto intuitiva, dove sono i negozi “cripto-friendly”. Il sito è: anycoindirect . eu. Qui trovate una lista. Ebbene, sono pochi, veramente pochi.

Si nota, per, come il settore più rappresentato è quello dei negozi online, seguito dal food and beverage. C’è anche qualche Casino e qualche agenzia di viaggi (anche web).

Comprare casa con i bitcoin in Italia?

Se vuoi comprare casa usando i bitcoin, in Italia lo puoi fare se ti affidi ad un’agenzia che accetta pagamento in bitcoin. Ti consigliamo di leggere questo articolo.

Mario Draghi contro Criptovalute: ha ragione?

Le criptovalute stanno andando incontro a una diffusione clamorosa, che si riflette anche nelle performance di mercato, praticamente senza precedenti. Si pensi che attualmente un Bitcoin vale quasi 8.000 dollari.

E’ una bolla destinata a scoppiare?

La risposta non è affatto scontata, anche perché nella direzione opposta a quella dettata dai catastrofisti ci sono i vari tentativi – per ora solo a parole, ma è già tanto, se ammettiamo i principi della forward guidance – delle istituzioni di cooptare le criptovalute nelle dinamiche monetarie delle valute reali.

Certo, tutto si sta verificando all’insegna della prudenza. Le aperture ci sono, ma sono molto timide, sebbene la sensazione è che, in fondo, la strada sia già stata tracciata. Da questo punto di vista, appare distruggere l’opinione di Mario Draghi che, in qualità di numero uno della BCE, è senz’altro uno degli epigoni del sistema finanziario.

Cosa pensa Mario Draghi delle criptovalute? Un suo recente intervento dipinge le valute virtuale con tinte fosche, nonostante abbia riservato loro il beneficio del dubbio.

Il Draghi pensiero sulle criptovalute

Il riferimento è alle parole pronunciate in due occasioni: la conferenza “Youth Dialogue” tenutasi il 22 settembre al Trinity College di Dublino e l’audizione al Parlamento Europeo del 25 settembre. Ebbene, nella prima occasione Mario Draghi ha bocciato le criptovalute, intese però come elemento in grado di sostituire le valute tradizionali, quindi di giocare un ruolo di primo piano nelle politiche monetarie.

Queste le parole del presidente della BCE: “Questa tecnologia non è ancora matura per poter essere considerata nelle politiche monetarie della Bce o come sistema di pagamento”.

Qualche giorno dopo, al Parlamento Europeo, ha espresso un leggero timore circa la possibile integrazione tra “virtuale e reale” ma ha comunque rimandato ogni conclusione a tempi migliori. “Dobbiamo chiederci quali effetti le criptovalute abbiano sull’economia. La Bce non ha ancora discusso l’eventuale impatto delle monete virtuali”.

Dalle dichiarazioni di Draghi emergono tre elementi. Il primo, che le criptovalute, almeno nella coscienze dei decisori economici, non hanno ancora acquisito una dignità tale da richiedere con urgenza una discussione in merito. Ciononostante (secondo punto) non viene disconosciuta, almeno a livello europeo, che le criptovaluta possano generare, se non oggi in un prossimo futuro, una certa influenza a livello sistemico (secondo punto). Infine, che le criptovaluta, più che mezzi di pagamento, sono delle tecnologie. Il termine “tecnologia” sicuramente non è stato tirato in ballo a caso.

Mario Draghi ha ragione?

Certamente, sulla mancanza di maturità non si può che essere d’accordo con il presidente. Tale difetto è dimostrato in maniera inequivocabile dal fatto che le criptovalute sono utilizzate tuttora come strumento di investimento speculativo, piuttosto che come una moneta vera e propria. A incidere è soprattutto la lentezza, ancora evidente nel Bitcoin, delle transazioni.

Anche il secondo punto appare giustificato dalla realtà dei fatti. D’altronde, un asset – qualsiasi asset – che produce performance di questo genere non può che fare pensare a un impatto – qualsiasi impatto, buono o cattivo, notevole o lieve – sull’economia reale.

Infine, appare ragionevole anche la riduzione, se la si vuole interpretare così, della criptovaluta a “tecnologia”. Il motivo di ciò è semplice: l’essenza delle criptovalute è data dal meccanismo delle blockchain, che lungi dall’aver conquistato una dimensione omogenea e universalmente efficace, ne determinano in maniera pressoché completa i destini e le possibilità di successo.

A giudicare dalle parole di Draghi, la strada verso una integrazione del Bitcoin e delle altre criptovalute nel sistema monetario è ancora lunga e incerta. Staremo a vedere cosa riserva il futuro. Per adesso, e per molti va già bene così, le valute virtuali sono un formidabile strumento di investimento.

Criptovalute truffe, flop o fallite: perchè?

Il mondo delle criptovalute non è tutto rose e fiori. Certo, alcune di esse, tra alti e bassi, sono protagoniste di trend rialzisti a doppia e tripla cifra, e certamente sono uscite dalla zona d’ombra entro la quale erano confinate. Il clima favorevole che oggi si respira attorno alle valute virtuali, però, è frutto anche di tentativi falliti, di progetto naufragati o seriamente compromessi, i quali hanno però aperto gli occhi sui rischi cui va incontro chi gestisce le criptovalute.

E’ grazie anche a questi “morti sul campo” che le criptovalute sono riuscite a fare pulizia in casa propria e garantirsi una reputazione sempre più positiva.

truffe criptovaluteE’ bene quindi fare luce sull’altro lato della luna e spiegare i motivi per cui molte criptovalute sono fallite o sono entrate in una spirale discendente forse irreversibile.

Non mancano anche i casi di truffe con le criptovalute.

La mancanza di valore aggiunto

E’ uno dei motivi più ricorrenti del fallimento di una criptovaluta. La verità è che il mercato delle criptovalute è già inflazionato, quindi saldamente presidiato da realtà importanti quali Bitcoin ed Ethereum, nonché da progetti più piccoli e in crescita. Le barriere all’entrata, quindi, sono alte.

La competizione è serrata. Per emergere in questo contesto satura è necessario offrire qualcosa di nuovo e non una squallida imitazione. Prediamo come esempio Ethereum, che è riuscita a farsi strada grazie a una novità, quindi a un valore aggiunto indiscutibile: la velocità delle transazioni.

Il tradimento delle promesse iniziali

La ricerca del valore aggiunto è un’attività indispensabile per chi progetta una nuova criptovaluta. E’ bene, però, non esagerare, non cimentarsi nel classico passo più lungo della gamba. Il rischio è di non riuscire, una volta che la criptovaluta è entrata a regime, a mantenere le promesse. Si tratta di un rischio molto grosso, dal momento che incide pesantemente sulla reputazione della valuta virtuale e può fare la differenza tra successo e fallimento.
criptovalute truffe

Uno dei tanti riferimenti, in questo caso, può essere PayCon. La criptovaluta prometteva una blockchains innovativa e di ultima generazione. Le promesse sono state ripagate da un inizio scoppiettante, favorite da un ulteriore rilancio: PayCon sarebbe arrivata a quota 20 dollari. Ciò non è mai successo e gli investitor hanno iniziato a perdere fiducia. A dare il colpo di grazie, contestualmente, è stata una indagine delle autorità federali.

Le truffe criptovalute individuali

Uno dei motivi per cui le criptovalute falliscono sono le truffe individuali. Da un lato, esse creano conseguenze concrete, dall’altro ne compromettono l’immagine in quanto segnalano una vulnerabilità. Ne sa qualcosa il Doge, una criptovaluta, creata per favorire la trasmissione di denaro a fini di beneficienza. Ebbene, il gestore di un importante Exchange si appropriato del denaro ed è fuggito. Gravi i danni in termini finanziari ma anche in termine di immagine.

Le debolezze strutturali

Alcune criptovalute sono fallite perché la gente ha scoperto, o addirittura sfruttato, le debolezze strutturali in termini di sicurezza. E’ il caso di DAO, una criptovaluta che sembrava destinata al successo. Quando un attacco ha causato perdite per oltre 50 milioni di dollari, gli investitori hanno cominciato ad abbondare in massa la valuta, causandone il declino.

Tezos ICO da 232 mln di dollari: class action in USA

Ottobre 2017: Block & Leviton LLP, noto studio legale con sede a Boston, avvia un’indagine nei confronti di Tezos per sospetta frode (vedi post precedente) a danno dei partecipanti all’ ICO (ad oggi la più grande di sempre) – fonte Reuters (vedi qui).

Nel Dicembre 2017 il caso della Tezos’ ICO (la più grande al mondo sino ad ora) approda in un tribunale federale USA.

Trading con i metalli preziosi e le materie prime: guida per principianti

Il trading online si è diffuso, proprio grazie al mezzo informatico, anche tra chi investitore, di base, non è. Tra gli asset preferiti da chi si approccia al trading online spiccano i metalli preziosi e le materie prime, le cosiddette commodity. E’ bene quindi illustrare i fondamenti del trading con questi asset con una guida a misura di principiante.
materie prime

Come si guadagna con i metalli preziosi e le materie prime

Prima di iniziare a illustrare i fondamenti del trading è bene elencare gli asset più commerciati delle categorie “materie prime” e “metalli preziosi”.

Tra i metalli preziosi, il più famoso è certamente l’oro. Bene rifugio per eccellenza, relativamente facile da analizzare, reso disponibile da tutti i broker (o quasi), l’oro è senz’altro la prima scelta per chi vuole cimentarsi in questa branca del trading online. A seguire troviamo l’argento, il platino e il palladio.

Per quanto riguarda le materie prime, in cima alla lista spicca il petrolio greggio, nelle sue varianti WTI e Brent. Tra gli energetici va menzionato anche il gas naturale. Altre materie prime che godono di un certo favore sono il grano, il mais, il riso, il caffè etc.

Come si guadagna con le materie prime e i metalli preziosi?

In primo luogo, è bene sottoscrivere l’account di un broker che ne consente il trading. La scelta è veramente ampia. Secondariamente, è necessario scegliere lo strumento finanziario. Già, chi vuole fare trading con le materie prime e i metalli prezioso deve farlo con i prodotti derivati, che escludono il possesso reale dell’asset. La scelta è in genere tra:

  • Futures. Questi strumenti sono dei veri e proprio contratti. Essi stabiliscono che a una certa scadenza, il trader acquisterà un dato asset a un dato prezzo, a prescindere da quanto esso sia variato dal momento della stipula. I Futures sono scambiati nel mercato regolamentato. Sono standardizzati e hanno una scadenza pre-regolamentata.
  • CFD. Simili ai Futures, si distinguono per la mancanza di regolamentazione ufficiale (fanno parte degli strumenti Over The Counter). Inoltre, non sono standardizzati. In genere sono sottoposti a spread più alti e sono passibili di leve molto elevate.
  • Opzioni binarie e digitali. Il trader che commercia con le opzioni binarie, semplicemente sceglie un asset, una direzione e una scadenza. Se alla scadenza il prezzo si è mosso nella direzione che ha indicato, allora raccoglie un rendimento, che è predeterminato (in genere si parla del 75%). Altrimenti, perde tutto il capitale investito.

Consigli per chi vuole avere successo

Il consiglio è di giungere preparati all’appuntamento con il mercato delle materie prime e metalli preziosi. Questo vuol dire apprendere le dinamiche che regolano il mercato, nonché l’uso degli strumenti di analisi i quali servono a prevedere – certo con un immancabile margine di errore – l’andamento dei prezzi.

Il riferimento è, in primis, all’analisi tecnica. Essa consiste nello studio del prezzo mediante degli indicatori, che sono strumenti in grado di fornire segnali circa il futuro prossimo dell’asset in questione.

Importantissima è anche l’analisi fondamentale. Anzi, probabilmente quest’ultima è più importante dell’analisi tecnica, se si parla di trading con metalli preziosi e materie prime. Questo perché l’analisi è lo studio a scopo predittivo degli eventi economici e politici in grado di influenzare i prezzi e, in effetti, sia i metalli preziosi che le materie prime sono incredibilmente influenzati da ciò che avviene al di fuori del mercato.

Pensiamo al petrolio. E’ sufficiente una crisi diplomatica tra un paese produttore e un paese esportatore per far schizzare in alto i pezzi. O pensiamo a una carestia in un paese che produce grano.

Insomma, è bene studiare accuratamente i market mover (eventi in grado di influenza più intensamente i prezzi) per ogni asset e agire di conseguenza.

Open Trading Network Token per clienti IQoption

Il 2017 può essere ricordato come l’anno della cripto-economy in cui sono nate le basi per una nuova era finanziaria, economica e digitale.

Non tutti hanno ancora capito cosa sta accadendo nel mondo digitale con l’avvento della BlockChain e delle aziende che stanno nascendo. E’ tempo di innovazioni e di grandi opportunità per chi ha una visione aperta sul futuro.

E’ il caso di Open Trading Network che raccoglie in se Wallet, Exchange, criptovalute e Token.

E’ molto probabile che nel 2016-2017 sono nate aziende (ancora sconosciute) ma che nel giro di pochi anni rivoluzioneranno il nostro mondo digitale come:

  • memorizzare dati in sicurezza

  • nuovi metodi di transazioni finanziarie sicure, affidabili, tracciabili o anonime

  • invio e trasmissione di informazioni con grande attenzione ai costi o alla privacy

E’ molto probabile che alcune di queste nuove aziende, fra 2 o 5 anni, saranno molto importanti e conosciute come è successo già nell’era della nascita di internet con Amazon, Microsoft, Apple, Facebook e Google.

E’ molto probabile che alcune di queste aziende che oggi valgono poco, nel futuro avranno un valore 50, 100 o 500 volte quello attuale.

Open trade network

Token, Ico e criptovalute

La prima rivoluzione in atto è già conosciuta con i termini di ICO (leggi QUI), Token e Criptovalute. Ovvero nuovi metodi per raccogliere denaro dagli investitori, investire e crescere e che ragiona al di fuori delle regole attuali (niente controlli da parte di enti come la Consob) e accessibili anche a chi vuole investire solo 100 euro.

In breve possiamo dire che le ICO sono paragonabili alle IPO (ovvero prima offerta ai mercati delle azioni), i Token sono paragonabili alle azioni e le criptovalute sono le nuove monete digitali.

Con le criptovalute è possibile comprare Token, partecipare alle ICO o scambiarle con altre Criptovalute.

Con Open Trading Network (sviluppato dal team di IQoption) è possibile comprare, conservare o scambiare 12 tipologie tra token e criptovalute come:

  • Bitcoin
  • Litecoin
  • Ethereum
  • Omisego
  • Zcash
  • Dash
  • Monero
  • Ripple

E questo mese nascono pure i Token OTN che sono accreditati ai clienti IQoption che fanno trading attivo su criptovalute in proporzione al loro volume di trading. Più si investe e maggiore sarà il numero di token OTN accreditati.

Il vantaggio dei detentori dei token OTN è il loro possibile valore futuro in forte ascesa e la possibilità di utilizzarli per comprare altre criptovalute.

E’ il primo caso in Europa in cui un’azienda finanziaria lancia il proprio progetto di exchange e Token dedicati ai clienti e che può creare valore nel futuro e interagire anche con altri wallet ed exchange.

Infatti è molto probabile che i token OTN saranno scambiabili anche su altri exchange in giro per il mondo finanziario.

Il valore delle criptovalute oggi e futuro

Quello che è successo fino ad oggi è questo: ogni criptovaluta creata ha aumentato il proprio valore in modo esponenziale in pochi mesi / anni… ad esempio il Bitcoin è passato dai 15 dollari ai 5500 dollari.

La cripto-economy ha creato nuovi milionari digitali. La verità è questa… la creazione di un nuovo mercato parallelo di un valore sproporzionato, enorme.

Wallet & Exchange

Un altro nuovo impatto nella vita degli investitori digitali è l’avvento dei wallet dove si possono “memorizzare” in sicurezza tutti i Token e le criptovalute acquistate. Ci sono tanti investitori che stanno acquistando Token e valutando di rivenderli fra qualche anno quando si presume possano avere un alto rendimento.

In parallelo sono nati anche gli Exchange, ovvero servizi privati che permettono di comprare e vendere token e criptovalute e che quindi offrono quotazioni in tempo reale e aggiornate.

A tal fine vi consigliamo di informarvi sui seguenti progetti di Wallet e Exchange di grande rilievo:

Truffe con le criptovalute: attenzione

Le criptovalute stanno faticando a uscire dal contesto nel quale sono nate e conquistare, anche nel mondo “reale”, una certa dignità. Va letto in questa prospettiva il progressivo interesse che stanno suscitando presso i maggiori istituti finanziari internazionali. La strada è però costellata di ostacoli, alcuni dei quali sono rappresentati da un fenomeno purtroppo molto presente: le truffe con le criptovalute.

Il modo migliore per neutralizzarle, oltre a denunciarle ovviamente, è – molto banalmente – evitarle. Se i trucchi vengono resi pubblici, allora nessuno ci cascherà più; se nessuno ci casca, gli stessi organizzatori smetteranno di foraggiarle. E’ utile, quindi, passare in rassegna le tipologie di truffe con criptovalute più diffuse.

Utilizza un broker sicuro e affidabile per fare trading con le criptovalute. Entra in IQoption! truffe criptovalute

Schema Ponzi e altri metodi

La truffa della sparizione. Questa è un tipo di truffa molto semplice, ma allo stesso tempo efficace. In estrema sintesi, un broker raccoglie un certo numero di utenti, lascia che questi versino denaro nei loro conti e infine sparisce con il malloppo. Il consiglio, quindi, è di informarsi sul broker presso cui si intende aprire un conto e, anzi, preferire solo quelli che, operando anche con altri asset (es. Forex), possono vantare il possesso di una licenza.

Le truffe a base di Ponzi. Il buon vecchio Schema Ponzi mostra tutta la sua duttilità in questo frangente. Spesso viene utilizzato da gruppi di miner che promettono la cessione di criptovalute sulla scorta di investimenti degli utenti, i quali si auto-alimentano con il classico metodo a piramide. In buona sostanza, gli investitori procacciano altri investitori, e questi ultimi ne procacciano a loro volta. A tutti viene promessa una remunerazione in termini di criptovalute, ma il ritorno dell’investimento non si verifica mai. Un altro tipo di truffa che si appoggia allo Schema Ponzi è quello degli Altcoin, il quale promette una remunerazione in cambio di un investimento sui trade altrui. Il malcapitato offre denaro ai trader, i quali promettono di restituirlo con interessi pazzeschi (c’è chi millanta un assurdo 3% all’ora).

ICO e Phising: le truffe che sfruttano la buona fede

La truffa delle ICO. Questa è la truffa più pericolosa perché molto difficile da scovare. Alcuni progetti mettono in piedi delle ICO e raccolgono i fondi. Gli utenti danno fiducia al progetto salvo scoprire, purtroppo a cose fatte, che questo era solo uno specchietto per le allodole. Il consiglio è quello di studiare con la massima attenzione i white paper e di tenersi alla larga dai progetto troppo belli o assurdi per essere veri.

Le truffe a base di Phising. Questa è un tipo di truffa molto diffusa perché molto semplice da mettere in piedi. In parole povere, alcune società offrono servizi legati al trading con le criptovalute, all’Exchange etc. Una volta avvenuta la sottoscrizione, però, non erogano alcun servizio. In compenso, spediscono dei KeyStroke Trojan, il cui compito è registrare e riportare al “truffatore” tutto ciò che il truffato batte sulla tastiera, comprese le password degli e-wallet e dei conti online. Quel che accade successivamente è facilmente immaginabile.