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Questra World è una truffa? Consob corre ai ripari

Il problema delle truffe nel mondo degli investimenti è molto sentito e dibattito. La questione ruota attorno alla relativa facilità con cui realtà molto ambigue riescono ad attrarre clienti. Facilità che trova le sue origini in alcune legislazioni nazionali particolarmente flessibili e nella vulnerabilità di chi, tra i potenziali clienti, punta a sbarcare il lunario con poco (facendosi ammaliare da offerte “imperdibili” ma per nulla verosimili).

questra world truffa Non sappiamo se questo sia il caso del network Questra, dal momento che sono poche le informazioni a riguardo. Le uniche informazioni riguardano lo stop imposto da alcuni organi di vigilanza nazionali, tra cui spicca la nostra Consob. Non molto tempo fa, a Luglio 2017 per la precisione, la Consob ha lanciato un comunicato nel quale annunciava di aver interdetto le iniziative pubblicitarie portate avanti dal network Questra (vedi qui il comunicato lanciato).

Il comunicato della Consob su Questra

Cosa dice il comunicato della Consob? Ecco tutte le informazioni che, da quelle poche righe, è possibile ricavare.

In primo luogo, i destinatari dei provvedimenti. Si tratta di tre società, apparentemente riconducibili alla medesima realtà: Questa World, Questra Holdings, Atlantic Global Asset Management. In estrema sintesi, queste società avrebbero svolto attività di tipo finanziario, principalmente raccolta di denaro per un’offerta pubblica e promozione di strumenti di investimento, in maniera abusiva, senza alcuna autorizzazione.

Questi i provvedimenti decisi dalla Consob.

  • Sospensione in via cautelare e per un periodo di 90 giorni dell’attività pubblicitaria realizzata attraverso la pagina Facebook QuestraWorldIItaliaAffiliati, incentrata sulla promozione di un portafoglio di investimenti.
  • Sospensione in via cautelare e per un periodo di 90 giorni dell’offerta al pubblico delle quote di adesione al progetto “Eliciclocoltura”, realizzata senza le autorizzazione dovute per legge.
  • Sospensione con le medesime modalità e per il medesimo periodo dell’offerta al pubblico delle quote d’adesione al progetto “Business americano, anch’essa realizzata in assenza delle dovute autorizzazioni.

La Consob, infine, ha sospeso in via cautelare e per 90 giorni l’attività promozionare realizzata da tale Mario Ongaro sul sito www. questraholdingsitalia . com, riguardante l’offerta pubblica di portafogli di investimento.

Questra è una truffa? è uno schema Ponzi?

Come già anticipato, le uniche informazioni ufficiali riguardano la sospensione di attività finanziarie e promozionali riguardanti fantomatici prodotti di investimento e di portafogli. La sospensione ha trovato una esecuzione immediata, quindi è difficile verificare in prima persona la reale pericolosità o ambiguità dei progetti. In ogni caso, le società in questione non avevano l’autorizzazione e tanto è basta per giustificarne l’allontamento.

Ad ogni modo, in rete sono presenti alcuni contenuti che parlano di Questra. A quanto pare, si tratta – anzi, si trattava – di una versione smart dello Schema Ponzi legato a scammers russi e canali bancari africani.

Per chi non lo sapesse, lo Schema Ponzi è un sistema che prometti guadagni a chi, oltre a investire denaro reale, trova a sua volta degli investitori. Il momento del return of investment viene rimandato adducendo varie motivazioni, fino a quando il sistema non collassa e tutti (eccetto gli organizzatori) si trovano con il classico pugno di mosche in mano.

Ti invitiamo a leggere anche l’elenco società truffa aggiornato: https://guidatrading.com/broker-truffa-lhcbrokers-aggiornamento-lista-broker-scam/

Le 7 regole di Benjamin Graham per fare soldi con il trading

Benjamin Graham è stato uno dei trader più famosi della storia.

Benjamin GrahamLa sua fama deriva certamente dai successi che ha raccolto nel trading ma anche dalla sua attività divulgativa. Ha all’attivo, infatti, numerose pubblicazioni, le quali puntano a formare i nuovi trader e favorire l’adozione di una forma mentis che mette al primo posto la razionalità e la logica.

La sua opera più importante è The Intelligent Investor, che offre consigli, metodiche e approcci per chi vuole guadagnare con il mercato azionario. Il tutto nonostante sia stato scritto più di quarant’anni fa.

7 regole per avere successo nel trading

Da The Intelligent Investor si possono estrapolare sette regole “auree” per avere successo nel trading azionario.

Scegli un’azienda che abbia delle dimensioni adeguate. Secondo Benjamin Graham, un’azienda emette azioni affidabili solo se è sufficiente grande. Il trader fornisce coordinate precise per operare una scelta efficace. L’azienda, infatti, deve vantare almeno 100 milioni di dollari di fatturato se è di tipo industriale, e almeno 50 milioni di dollaro se è impegnata nei servizi. L’idea di base è ignorare le aziende piccole, in quanto suscettibili in maniera più intensa alle vicissitudine del mercato.

Scegli un’azienda che abbia una situazione finanziaria solida. Questo può sembrare un consiglio banale ma non lo è affatto, anche perché Graham chiarisce cosa intende per azienda solida. Nello specifico è un’azienda i cui asset di investimento sono il doppio agli asset di indebitamento. Il trader riassume il tutto con questa equazione:

Rapporto debiti/mezzi propri = 0,5.

Scegli un’azienda che abbia dei guadagni stabili. Anche in questo caso Benjamin Graham parte da una indicazione che sembra dipendere unicamente dal buon senso e giunge a una regola complessa. Il trader infatti consiglia di verificare in maniera concreta la stabilità dei guadagni, proponendo un’analisi storica del fatturato che coinvolga gli ultimi dieci anni di vita di un’azienda. Solo attraverso una imponente opera di contestualizzazione, infatti, è possibile intuire cosa riserva il futuro.

Scegli un’azienda che rilasci dividendi in modo continuo e regolare. Il principio è il medesimo. Come si fa a capire se un’azienda tende a offrire dividendi e lo farà anche in futuro? Occorre rivolgere lo sguardo al passato. Qui, però, l’orizzonte temporale si amplia ancora di più e raggiunge i 20 anni. Se l’analisi dei dividendi dell’ultimo ventennio fornisce indizi di continuità e regolarità, allora l’azienda donerà dividendi con un approccio simile anche in futuro.

Scegli un’azienda con un percorso di crescita definito. Anche qui siamo di fronte a un misto tra buon senso e approccio tecnico. E’ ovvio: un’azienda in crescita vanta azioni appetibili, il cui valore è destinato ad aumentare. Secondo Benjamin Graham il miglior modo per capire se un’azienda è inserita in un percorso di crescita è analizzare le performance degli ultimi dieci anni. Il trader crede che in questo lasso di tempo l’azienda, per essere appunto definita “in crescita”, debba aver registrato un aumento degli utili pari al 30%.

Punta a un rapporto moderato tra prezzi e utili. Secondo Gragam, questo rapporto non dovrebbe essere superiore a 15. Il trader propone un’altra formula interessante: l’inverso del rapporto prezzi / utili deve essere maggiore del tasso corrente dei titoli di Stato di lungo periodo. Se il tasso corrente dei bond è del 8%, per esempio, il rapporto prezzo/utili deve essere superiore a 12,5. Queste regole sono veramente efficace quando il trader utilizza un approccio difensivo, che nell’ottica di Graham coincide con un modus operandi che rifugge dai portafogli la cui redditività è legata esclusivamente alle performance – in termini di utili – di un’azienda.

Diversifica. Ok, è un consiglio che può sembrare superfluo, ma c’è da dire che quando il Graham ha scritto The Intelligent Investor, la diversificazione non era un approccio diffuso in maniera capillare. Proprio Graham è stato uno dei trader ad aver, se non proprio sdoganato, contribuito a far percepire la diversificazione come un modus operandi non solo auspicabile ma addirittura necessario. La diversificazione che propone Graham non punta all’eterogeneità del portafoglio dal punto di vista degli asset, bensì dei mercati. Secondo lui, un portafoglio potrebbe essere benissimo diversificato anche se composto principalmente da azioni.

Come la tensione tra USA, Russia e Corea del Nord influenzerà i mercati

Quando scoppia una crisi geopolitica, è difficile non mettere in ballo la finanza internazionale. La verità è che quanto accade al di fuori del mercato, per quanto di carattere niente affatto economico, influenza il mercato stesso. Ovviamente le dinamiche sono le più disparate e dipendono dal tipo di crisi, dal tipo di paese coinvolto e così via.

Lo stesso ragionamento può essere applicato, ovviamente, alla grave crisi diplomatica causata dalla Corea del Nord. Vale la pena ragionare sull’impatto di una eventuale escalation delle tensioni, anche perché queste potrebbero interessare un’area ben più ampia dell’Estremo Oriente. A partecipare al processo diplomatico, che a dire il vero per ora langue, la Russia e, seppur ai margini, l’Unione Europea.

Come hanno reagito i mercati ai test missilistici della Corea del Nord

Dunque, come impatterà sul mercato un inasprimento della crisi? Prima di rispondere a questa domanda è necessario fare una premessa: fino ad adesso, i mercati non si sono scomposti più di tanto. Eventi anche molto gravi, come il lancio di missili “forse” intercontinentali e l’esplosione di una bomba a idrogeno non hanno granché influenzato gli investitori, nemmeno in relazione agli asset sud coreani (la Corea del Sud è oggetto delle mire dei cugini del nord). Anzi, l’indice KOSPI si è addirittura apprezzato del 16,4% in questo 2017.

Il motivo di questa imperturbabilità va rintracciato nella percezione che hanno gli investitori circa la stessa crisi nord coreana: semplicemente, hanno tutti le mani legate. Nessuno può muovere guerra, visto che i partner in campo hanno tutti, o quasi, la bomba atomica. Si pensa che, tutt’al più, si arriverà a un ulteriore inasprimento delle sanzioni o a un compromesso vero e proprio con la Nord Corea.

La reazione dei mercati in caso di attacco

Ma se si arrivasse a un attacco? Gli scenari sono due: un conflitto su scala regionale o un conflitto su scala globale. Su quest’ultimo è inutile fare supposizioni, dal momento che sarebbe un evento troppo grande per prevederne gli effetti. Per quanto riguarda il primo, però, si possono fare delle supposizioni.

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A farne le spese sarà principalmente la Corea del Sud. Il rischio è che una guerra possa modificare gli attuali assetti produttivi nazionali e, di conseguenza, quelli mondiali. Non è un ragionamento eccessivo, se si pensa che Seul è leader in numerosi settori, in primis in quello hi-tech. Giusto per rendere l’idea, la Corea del Sud producono il 40% dei display a cristalli liquidi e il 17% dei semi conduttori. Se la crisi coinvolgerà in maniera ancora più stretta il Giappone, questa dinamica si inasprirà, dal momento che Tokyo, ancora più di Seul, vanta una posizione di supremazia in molti mercati.

A livello concreto, un crollo degli asset azionari giapponesi e coreani sarebbe molto probabile, così come anche una forte svalutazione delle rispettive valute.

Più difficile produrre previsioni circa gli asset americani, russi o cinesi, dal momento che non è possibile prevedere il grado di coinvolgimento in un futuribile conflitto (sempre su scala regionale). Visto i loro legami con Russia e Giappone, non è escluso che anche loro possano subire conseguenze a livello finanziario.

Quotazioni e previsioni prezzo dell’Oro

L’oro è un bene rifugio e in situazioni di incertezza economica, finanziaria e di instabilità politica tende ad incrementare il suo valore. Ecco che le quotazioni si sono mosse in modo veloce da 1260 a 1360. Nell’ultima settimana si è visto un ripiego verso 1300.

Gli analisti finanziari concordano su una visione rialzista di lungo periodo finchè i prezzi riusciranno a soffermarsi sopra 1260.

Quotazioni e previsioni prezzo del petrolio

Anche il Petrolio Wti ha reagito con un forte rialzo dalla nascita delle prime tensioni politiche tra USA e Corea del nord. Si può notare una spinta dai 42 a oltre 50 dollari. Tale spinta potrebbe essere ancora valida fino a 55 dollari. Se il prezzo poi riuscirà a rompere i 55 dollari allora è molto probabile un nuovo trend che porterà le quotazioni fino a 75 dollari. Quindi la valutazione rimane rialzista fino a che il supporto di 45 dollari riesce a tenere i prezzi.

Le criptovalute e la nuova legge antiriciclaggio: conseguenze per gli investitori

Il legislatore si è interessato, forse un po’ inaspettatamente, alle criptovalute. Il riferimento, in particolare, è al legislatore italiano. Il Bel Paese, infatti, ha battuto sul tempo tutti gli altri, concretizzando, non senza una certa dose di discrezionalità, una direttiva europea che invitava gli stati membri a definire il ruolo degli intermediari delle criptovalute, in funzione antiriciclaggio. Ne è risultato un decreto legislativo, il n.90 del 2017, promulgato il 25 maggio ed entrato in vigore il 4 luglio.

Il timore degli investitori è che questo gire di vite possa, in qualche modo, compromettere o rendere più difficoltose le attività di investimento. E’ davvero così? Ecco le novità introdotte dal decreto.

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Il decreto e le criptovalute: i contenuti

Niente paura. Almeno in linea teorica, non dovrebbero esserci conseguenze per gli investitori. Il decreto legislativo, infatti, interviene in un ambito che non è affatto operativo, bensì… Informativo. Introduce, molto banalmente, obblighi di trasparenza. Questi, ovviamente, devono essere rispettati da quei soggetti che operano “dall’altro lato della cattedra” rispetto agli investitori, ossia da chi fornisce servizi di intermediazione. Il decreto li definisce “cambia valute virtuale”. Nello specifico, sono cambiavalute virtuali tutti quei soggetti che offrono a terzi servizi funzionali all’utilizzo, allo scambio, alla conservazione delle criptovalute. Fanno parte di questa categoria anche chi fornisce servizi di conversione delle criptovalute in valute aventi corso legale.

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Il decreto impone a questi soggetti, siano esse persone fisiche o giuridiche, di comunicare in maniera standardizzata la loro presenza sul territorio, secondo il principio di riconoscibilità. La volontà è quella di impedire che le criptovalute diventino, o possano diventare, un canale per il riciclaggio del denaro. Sia chiaro, ad oggi non sono pervenuti casi in cui le valute virtuali siano stati utilizzati a questo scopo ma il legislatore ha fiutato, almeno in astratto, il pericolo.

Il decreto fa luce anche sulla definizione di valuta virtuale, passibile di una certa confusione vista l’eterogeneità dello strumento. Secondo il legislatore italiano, la valuta virtuale è tale solo se non viene emessa da una banca centrale e non ha, e non può avere, un corrispettivo materiale, bensì solo digitale. Una definizione semplice ma che lascia comunque spazio alle innovazioni future ed eventuali nel campo delle criptovalute.

Ad ogni modo, agli investitori basti sapere che il decreto legislativo non compromette e non influisce in alcun modo sulle loro attività di investimento. Anzi, semmai, offre maggiori garanzie di sicurezza.

Truffe opzioni binarie: qualche consiglio per evitarle e mettersi al sicuro

Il tema delle truffe Forex e opzioni binarie è al centro del dibattito in rete. Non del tutto a torto. Se è vero che, come ormai ampiamente dimostrato dalle esperienze di numerosi trader, il Forex è una forma di investimento con la medesima dignità delle altre, le attività di alcuni broker poco trasparenti possono mettere in serio pericolo il patrimonio dei meno esperti. La buona notizia è che le truffe Forex sono facili da smascherare, anche al primo colpo. Ecco qualche consiglio utile in tal senso.

Broker e pubblicità

Pubblicità aggressiva. Un broker che produce pubblicità aggressiva è nella totalità dei casi un broker da cui stare alla larga. Il riferimento è anche alle telefonate. I broker onesti non chiamano per telefono, men che meno si rivolgono ai potenziali clienti con insistenza. Il primo segnale da cogliere, quindi, riguarda la modalità con cui il broker si approccia con l’utente.

Promesse. Un altro segnale abbastanza inequivocabile riguarda il tenore del messaggio pubblicitario, anche quando questo viene trasmesso con la massima delicatezza. I broker da cui stare alla larga promettono molto, sapendo di non poter mantenere. Il riferimento è ai messaggi pubblicitari che parlano di guadagni rapidi e ingenti, magari a sei zeri. Tutto falso. Il Forex, come già affermato, è un’attività di investimento che espone il trader a opportunità e rischi, e pertanto richiede l’impiego di risorse intellettuali notevoli. Per fare successo con il Forex, è necessario avere volontà e pazienza.

La questione delle licenze

Informazioni. Anche questo è un capitolo molto importante. Un broker onesto mette in chiaro subito la sua identità. Il suo sito è ricco non solo di contenuti in grado di attrarre l’utente, com’è giusto che sia, ma anche di informazioni sul proprio conto. Una pagina “Chi Siamo” completa e dettagliata, con un esplicito riguardo alle autorizzazioni e alla sede legale, è un biglietto da visito ottimo, che segnala che sì, quel broker può essere preso in considerazione.

Licenza. E’ con tutta probabilità l’elemento che più di ogni altro funge da spartiacque tra i broker che intendono compiere truffe Forex e i broker onesti. Gli enti che rilasciano le licenze, infatti, vigilano in maniera abbastanza severa e impongono al broker il rispetto di alcune regole. Per questo motivo, il possesso della licenza è una garanzia di sicurezza.

Gli enti regolatori più importanti in circolazione sono la FCA e la Cysec, ma ovviamente offrono garanzie anche quelli spiccatamene nazionali come l’italiana CONSOB.

Ovviamente, è bene che l’utente verifichi il reale possesso della licenza. Per farlo, è sufficiente controllare la lista dei broker opzioni binarie del sito truffa.net e verificare che al numero di licenza corrisponda quello specifico broker.

Investire sugli indici azionari: una guida esaustiva

Il termine “giocare in borsa”, per quanto improprio, ha nell’immaginario collettivo il medesimo significato di “investire”. Nello specifico, investire in azioni. Eppure esiste una variante che, per quanto poco conosciuta dai profani, potrebbe rivelarsi più redditizia: l’investimento sugli indici azionari. Ecco di cosa si tratta, come si fa a investire sugli indici azionari, le differenze rispetto al classico trading delle azioni.

Le tipologie di indice


indici azionariUn indice è semplicemente un paniere più o meno rappresentativo e omogeneo di azioni. Sono spesso considerati dei benchmark, ossia dei punti di riferimento, da un lato, per verificare le prestazioni di un titolo azionario o, dall’altro, per valutare la redditività e lo stato di salute di un comparto, di un segmento, di un intero mercato etc.

Per capire quanto sia redditizio investire sugli indici, o semplicemente per imparare a farlo, è necessario conoscere le tipologie di indici. Ecco quali sono.

  • Indici azionari value weighted. Sono i più diffusi in quanto rispondono a un principio di proporzionalità, e pertanto restituiscono una immagine fedele delle performance del gruppo rappresentato. In buona sostanza, all’interno di questo indice, ciascun titolo ha un peso proporzionale alla relativa società emittente.
  • Indici azionari equally weighted. Questa tipologia non prende in considerazione la capitalizzazione. Pertanto, ogni titolo ha il medesimo peso.
  • Indici azionari price weighted. La tipologia in questione fa distinzione tra titolo e titolo, ma non in base alla capitalizzazione delle società emittenti. Il criterio di riferimento è il prezzo. E’ il tipo meno diffuso, in quanto il criterio è poco stabile (i prezzi cambiano) e non è in grado di restituire una immagine fedele.
Tra i broker forex e CFD che vi invitiamo a confrontare per il trading su indici di borsa vi proponiamo:

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Come investire sugli indici azionari

La differenza più grande tra l’investimento sulle azioni semplice e l’investimento sugli indici riguarda l’oggetto di studio. Nel primo caso sarà la società emittente, soprattutto sotto il profilo produttivo e patrimoniale. Un lavoro lungo e faticoso, ma non molto complesso, almeno sul piano interpretativo. Discorso diverso se si parla di indici. Certo, rimane la necessità di studiare il patrimonio e le performance delle società, magari di quelle più importanti o con un peso maggiore, ma il grosso del lavoro va fatto a un livello più ampio. L’oggetto di studio devono essere le prospettive “macro” e “micro” dell’economia a cui l’indice fa riferimento. La difficoltà di tale attività è data dalla necessità di interpretare i dati non di un’azienda o di una società, bensì di un paese intero.

Markets: azioni e formazione

Va specificato uno svantaggio relativo agli investimenti sugli indici. Tale svantaggio consiste nella scarsa volatilità, almeno in confronto alle azioni. Alcuni titoli possono registrare variazioni nell’ordine di parecchie decine di punti percentuali. Gli indici, che rappresentano una misura composita, no, o almeno è molto raro che lo facciano. Questo ovviamente restringe le possibilità dal punto di vista speculativo.

Infine, gli indici, al pari delle azioni, possono fungere da sottostanti. In questo caso, l’investimento sugli indici si fa “di massa”, in quanto oggetto del trading in CFD e delle opzioni binarie, offerto ormai da numerosi broker, pensati appositamente per gli utenti “comuni”.

I conti gestiti Forex sono sicuri? truffe forex

I conti gestiti Forex rappresentano una tipologia di investimento non legale in Italia dove si sono sviluppate numerose truffe forex e ricordiamo innanzitutto le truffe forex in corso di Exxon e Trade12 da cui consigliamo di stare alla larga!

La loro particolarità è la seguente: l’utente, che a questo punto è inutile definire trader, deve versare soldi ma non operare. Al suo posto, a piazzare i trade e quindi a fare il lavoro sporco sarà un esperto, un manager o un analista che lavora per il broker o per conto proprio. Una variante è rappresentato dal conto condiviso, che altro non è che un account nel quale a versare i soldi sono più persone.

Come si può facilmente intuire, siamo di fronte a qualcosa di molto simile al risparmio gestito ma che non è permesso per gli italiani.

L’affidabilità dei conti gestiti

La domanda a questo punto sorge spontanea: i conti gestiti Forex, che siano condivisi o meno, offrono le necessarie garanzie di sicurezza?

Già a livello logico qualcosa non quadra: se gli esperti che operano al posto dell’utente lavorano per il broker, questi non dovrebbero fare il gioco di questi ultimi?

E’ una domanda chiaramente retorica, la cui risposta però non è così scontata.

Non è scontata anche perché questa variante di account è pesantemente regolamentata dagli enti di controllo. Sono pochi i broker che offrono questo servizio, proprio perché i requisiti da possedere sono tanti. Scegliere se adottare un conto gestito, quindi, segue le stesse regole della scelta del broker. Occhio alle licenze e alla regolamentazione, quindi.

In più, va preso in considerazione un altro elemento: la competenza del “sostituto”. Che un conto gestito sia onesto non implica che il trader investito dell’onere di operare al posto nostro sia così bravo da portare utili. Il consiglio, quindi, è informarsi sul trader, richiedere info specifiche sulla sua formazione, la sua carriera, i risultati che ha conseguito e soprattutto se ha le regolamentazioni per poter offrire tale servizio.

Truffe forex e opzioni binarie: guidatrading.com vi spiega come tutelarsi

Truffe forex e di opzioni binarie

Di seguito, alcuni consigli per evitare di cadere nelle truffe, ossia di associarsi a conti gestiti poco trasparenti o addirittura in odore di disonestà.

  • Ottimismo. Ok, l’ottimismo è una qualità, ma non nel trading. Soprattutto quando è “cieco”. Un broker che promette che con il conto gestito farai soldi facili, non è un broker da prendere in considerazioni. Anzi, un segnale positivo è proprio la comunicazione sui rischi e i pericoli connessi all’attività di trading.
  • Continue promozioni. Quando, dopo aver aperto un conto gestito, il broker contatta il cliente e gli propone offerte “a colpo sicuro”, e tali offerte sono ovviamente a pagamento – nel senso che obbligano a ulteriori depositi – allora è bene cambiare broker.
  • Scarsa trasparenza. Se il broker si rifiuta di fornire informazioni sul trading che gestirà il nostro conto, è quasi pleonastico dirlo… La cosa puzza. Quindi è bene stare alla larga e cercare altro.
  • Scarse informazioni sulla sede legale. Questo è un segnale d’allarme che riguarda la figura del broker in generale. Se la sede legale non viene mostrata nella home page, o questa è in posti sconosciuti, presumibilmente paradisi fiscali, è lecito pensare che il broker in questo non sia affidabile. Per capire la reale natura di un broker, quindi, verificare la licenza non basta.

Truffa AGF Markets Conto Gestito Opzioni Binarie – elenco broker truffa

 

Rivoluzione Cysec: bandite opzioni binarie, leva e bonus?

La Cysec è uno degli enti di regolamentazione per il forex e opzioni binarie più importanti del mondo. Negli ultimi anni si è contraddistinta non solo per una attenta attività di vigilanza ma anche per la capacità di fare scuola, di rappresentare un punto di riferimento per gli altri enti.

In questo senso vanno intese le recenti (e meno recenti) modifiche al regolamento, tutte finalizzate al raggiungimento di un unico obiettivo: la tutela dei trader e degli investitori retail.

Non stupisce quindi la messa in pratica di disposizioni che, in un modo più o meno restrittivo, limitano la tendenza di alcuni broker a “esagerare” con le promozioni o a pulire il mercato dai broker truffa.

Ecco, in breve, le disposizioni che negli ultimi due anni hanno reso possibile quella che molti chiamano la “rivoluzione Cysec”.

Leva finanziaria, bonus e opzioni binarie

  • La leva finanziaria. Croce e delizia dei trader, consente di aumentare a dismisura i guadagni, agendo da moltiplicare, a costo di un rischio molto alto di perdere il capitale. La Cysec non ha affatto bandito la leva finanziaria, sia chiaro, ha solo limitato l’utilizzo alle varianti meno pericolose. In estrema sintesi, i broker potranno offrire esclusivamente leve dal rapporto pari o inferiori a 50:1. Le leve 100:1, 200:1 e superiori, che negli ultimi anni hanno spopolato, e rappresentato una vera e propria fonte di attrazione, sono giudicate pericolose e per questo motivo bandite.
  • I bonus. Le disposizioni della Cysec raggiungono, nel casi dei bonus, una valenza particolare. L’ente cipriota, con una decisione che ha lasciato di stuccho i broker, ha deciso di vietare qualsiasi forma di bonus. Un paio di anni fa aveva imposto una maggiore trasparenza nelle condizioni di utilizzo, ma evidentemente tale misura non si è rivelata sufficiente. Alla base di queste decisioni, un fenomeno purtroppo molto diffuso: i nuovi clienti vengono attirati dai bonus e credono, in questo modo, di ottenere della liquidità gratuita, solo per rimanerne poi profondamente delusi. Una volta accettato il bonus, infatti, nella maggior parte dei casi, gli utenti devono vedersela con condizioni di prelievo quanto mai limitanti.
  • Le opzioni binarie. Altra nota dolente. Le opzioni binarie sono state bandite? No, anche perché sarebbe stato un controsenso dal momento che è stata la stessa Cysec a portarle, nel 2012, nell’alveo dei prodotti finanziari “legittimi”. L’ente cipriota si è limitata a imporre ai broker delle opzioni binarie alcune limitazioni, ecco quali:
    • Eliminazione dei prezzi strike nascosti, affinché i trader conoscano il prezzo esatto dell’esercizio prima dell’apertura della posizione;
    • Quotazione dei prezzi in tempo reale;
    • Contrattazione più semplici, ossia la possibilità per gli utenti di uscire dalla posizione anche prima della scadenza;
    • Eliminazione delle opzioni binaria con una scadenza inferiore ai 5 minuti, in modo da ridurre l’effetto “scommessa” (i trader, incentivati dai broker, si approcciano alle opzioni veloce con l’atteggiamento tipico dello scommettitore, essendo la volatilità quasi incontrollabile nelle finestre temporali più piccole);
    • Standardizzazione di negoziazione, affinché il valore della scadenza offra una panoramica realistica del mercato anche al momento dell’apertura della posizione.

Fare trading con i tweet dei politici

Può sembrare una stravaganza ma fare trading con i tweet dei politici si può, anzi in certi casi si deve. Ovviamente, non è pensabile utilizzare i “cinguettii” come una risorsa di analisi, ma è innegabile che possa apportare un serio contributo. Certo, bisogna saperlo fare, occorre ricondurre i tweet alla loro dimensione esatta. Ecco qualche consiglio utile.

Perché twittare influenza il mercato
trading con i tweet
Perché fare trading con i tweet dei politici?

La risposta è duplice. In primo luogo, perché i tweet non sono altro che dichiarazioni. E’ possibile assimilare i tweet a delle dichiarazioni rese a una agenzia di stampa. D’altronde, è ormai assodato che i social, quando utilizzati in prima persona da figure di spicco, fungono da “altoparlante” e ricoprono la medesima funzione delle agenzie di stampa. Le notizie vengono riprese, diventano articoli di giornale, si diffondono a macchia d’olio.

In secondo luogo, è la natura stessa del mercato a trasformare i tweet, ormai sinonimo di “dichiarazioni spontanee rese alla collettività”, in una risorsa per i trader. Sono, infatti, dei market mover nel vero senso della parola. Come tali, quindi, sono in grado di influenza il mercato. Un meccanismo che nessun trader può permettersi di ignorare.

Consigli per fare trading con i tweet

Il primo consiglio è scegliere con cura il politico da seguire.

Il requisito principale è… La logorrea. Un politico che non tweetta, che non dichiara, e che se lo fa non oltrepassa il confine del politically correct, non è un buon strumento di trading. Il politico in questione deve parlare, e soprattutto deve parlare di “asset”, magari tirandoli in ballo per questioni che non hanno a che fare esplicitamente con il trading. Il politico per eccellenza, in questo senso, è Donald Trump. Le sue invettive, di natura prettamente fiscale, si rivolgono spesso alle aziende che producano all’estero e “pretendono” di vendere negli Stati Uniti. Ebbene, ogni qualvolta il presidente USA minaccia di adoperare misure contro questo genere di aziende, il mercato reagisce. Lo fa specificatamente, magari affossando il titolo azionario relativo, se l’azienda viene menzionata direttamente.

Un secondo consiglio è dare ai tweet il giusto peso.

Anche quando Donald Trump parla, e il mercato reagisce, tale reazione in genere non dura. Certo, il movimento può essere deciso, ma non è altro che una oscillazione, la quale incorpora sempre un effetto rimbalzo. La dimensione esatta è quindi quello dal trading di brevissimo periodo, veloce, magari al limite dello scalping. Anche perché le parole, dopotutto, sono solo parole. Affinché l’effetto sia duraturo devono essere seguite dai fatti e ciò non accade spesso.

Infine, laddove sia possibile, è bene utilizzare strumenti “tecnici” specifici per sfruttare i tweet dei politici.

Il riferimento è a Trump Trigger, una app che avverte il trader ogni volta che The Donald pubblica qualcosa, traducendo le parole in segnali di trading. E’ una app molto utile, dal momento che la tempestività in questo caso conta molto e non è ragionevole pensare che il trader possa stare giorno e notto a controllare cosa dice Trump su Twitter.

Tasse forex e trading: facciamo chiarezza

Il trading online è un’attività che si sta diffondendo sempre di più e la tassazione forex nel mondo è applicata in modo diverso. Da questo punto di vista, non stupisce che il fisco italiano abbia rivolto la sua attenzione a questo mondo così variegato. Dopo alcuni tentennamenti, il legislatore ha fatto (da qualche anno a dire il vero) chiarezza sul rapporto tra tasse forex e trading. Di seguito un vademecum per dichiarare gli introiti derivanti dal trading online e pagare le tasse forex.

Trading tassazione: un’aliquota salata

L’Italia è uno dei paesi con la pressione fiscale più elevata. Negli ultimi anni il peso del fisco è aumentato un po’ in tutti i settori, non ultimo in quello finanziario. Ciò si riflette anche sull’argomento “tasse e trading”. Risultato? Le tasse sul trading sono molto alte.

La normativa di riferimento è quella che riguarda il capital gain, concetto che racchiude tutte le plusvalenze di natura finanziaria e, di conseguenza, anche gli utili prodotti mediante attività di trading online. Nello specifico, la tassa sui capital gain ha una aliquota del 26%. Questo vuol dire che più di un quarto dei guadagni del trader devono andare allo Stato.

Tra le guide più aggiornate per pagare le tasse forex vi proponiamo quella del broker XM che trovate in questa pagina https://www.xm.com/it/forex-taxation

Come dichiarare i guadagni e pagare le tasse forex

Il tema della dichiarazione è abbastanza complesso, anche perché possono verificarsi due casi molto diversi tra di loro.

Nel primo, vige il regime sostitutivo. E’ il broker stesso a dichiarare allo Stato le plusvalenze dell’utente e a pagare la relativa tassa, un po’ come fa il datore di lavoro con i suoi dipendenti. Questa è sicuramente la fattispecie che conferisce maggiore comodità all’esperienza di trading. Ad esempio Fineco è una banca che applica il regime sostitutivo.

Nel secondo caso, vige il regime dichiarativo. Il broker non si pone come sostituto di imposta, quindi tutti gli oneri sono a carico del trader. Nello specifico, il trader deve compilare il Modello Unico e collocare l’importo delle plusvalenze registrate nell’arco dell’anno solare nel rigo RT41 (sezione IIB, voce altri redditi di natura finanziaria). Tale rigo è esplicitamente dedicato ai ricavi frutto delle operazioni di trading online (ma anche di contratti forward e future).

Un obbligo forse meno intuitivo degli altri consiste nel riportare anche le minusvalenze, ossia le perdite. Il rigo a loro dedicato è l’ RT45. Va detto, però, che queste sono riducibili solo per una quota parti al 62,50%.

Quindi se state pensare a come non pagare le tasse sul forex non potete che prendere una saggia decisione e mettervi in regola per evitare spiacevoli inconvenienti. Anche se risiedete a Malta o in Svizzera in ogni caso dovete seguire le normative locali per pagare le tasse nel trading online.

Regime sostitutivo o dichiarativo?

Nel forex trading è importante scegliere, a nostro avviso, il regime dichiarativo. Ecco il motivo.

Nel regime dichiarativo puoi pagare le imposte sul netto del tuo guadagno (Profitti – Perdite) in sede di dichiarazione dei redditi. Invece nel regime sostitutivo del forex c’è una lacuna del legislatore che farà pagare al trader molte più imposte in quanto l’aliquota del 26% è applicata ad ogni profitto realizzato ma non è compensabile con le perdite.

Ecco un esempio:

  • Profitti 2017: + 65000 euro
  • Perdite 2017: -25000 euro
  • Netto profitto: +40.000 euro

In caso di regime dichiarativo pagate il 26% su 40.000 euro (10.400 euro) e in caso di regime sostitutivo il broker vi applica il 26% su 65000 (16.900 euro) ma non vi permette di compensare le imposte sulle perdite.

Come pagare le tasse da trading online?

Come indicato dal portale Investimentisicuri24.com, per la tassazione forex 2017 occorre specificare i termini temporale. Le tasse fanno pagate entro il 30 giugno 2017. Se si pagano entro e non oltre il 16 luglio, si è obbligati a corrispondere una maggiorazione pari allo 0,40% a titolo di interesse.

Veniamo ora al pagamento. Il modello da compilare è l’F24. Il codice da indicare è il numero 1100.