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Come fare l’analisi fondamentale per i CFD dei Bitcoin

Fare trading con i CFD dei Bitcoin è la soluzione migliore per investire a breve e medio termine su questa criptovaluta. L’utilizzo delle piattaforme Exchange, infatti, prevede tempi molto lunghi per le transizioni che, nel caso del Bitcoin, scontano limiti strutturali. Grazie ai CFD, quindi, i Bitcoin possono essere commerciati come se fossero una valuta qualsiasi. Questo pone in essere alcune domande. La più importante delle quali è: come fare l’analisi fondamentale? Se si fa trading con l’euro, il dollaro, la sterlina e le altre valute tradizionali il problema non sussiste, dal momento che sono codificate prassi analitiche e si segnala una vastissima letteratura in merita.

trading criptovalute

La verità è spiacevole, per quanto scontata: fare l’analisi fondamentale per i CFD Bitcoin è veramente difficile. Lo è per almeno due motivi, ecco quali.

Bitcoin: l’indipendenza è un’arma a doppia taglio

I motivi che rendono l’analisi fondamentale per i CFD Bitcoin realmente ostica procedono da quella che, convenzionalmente, viene considerato la caratteristica più importante della criptovaluta: l’indipendenza.

Il primo motivo che si può addurre, quindi, è la conseguenza principale della natura indipendente del Bitcoin: l’assenza di una banca centrale o di un qualsiasi ente che, più o meno arbitrariamente, agisca sul lato dell’offerta. La quantità di euro, di dollari, di sterline etc. presente nel mercato può essere manipolata dal taglio e dal rialzo dei tassi. Un’azione doverosa, visto la mission delle banche centrali. Un’azione in grado di incidere profondamente sul mercato, certo. Ma anche un market che conferisce leggibilità all’asset. Ebbene, il Bitcoin non ha nessuna banca centrale alle spalle, quindi manca di un market mover fondamentale.

Il secondo motivo riguarda sempre l’indipendenza, ma in questo caso non da un organismo bensì da un economia. Se l’euro è collegato all’Eurozona, il dollaro agli Stati Uniti, la sterlina alla Gran Bretagna, il Bitcoin è semplicemente… Apolide. L’effetto è lo stesso: niente economia reale sottostante, niente market mover economici, minore leggibilità e difficoltà a produrre un’analisi fondamentale degna di questo nome.
bitcoin

Come aggirare i limiti del Bitcoin

Tutto ciò implica che non sia possibile fare l’analisi fondamentale quando si fa trading con i CFD Bitcoin? In realtà, no. E’ possibile adoperare alcune accorgimenti per individuare dei market mover che, pur non essendo solidi come i tassi di interesse, l’inflazione, il PIL, il tasso di disoccupazione etc. possano fornire terreno fertile per l’analisi fondamentale.

Questi accorgimenti consistono nel porsi due domande. E nello specifico: cosa influisce sull’offerta di Bitcoin? Cosa influisce sulla domanda? Il Bitcoin è un asset come gli altri, quindi è vincolato dalla legge della domanda e dell’offerta. E’ l’interazione tra questi due termini che forma il prezzo (o la maggior parte di esso).

Cosa contribuisce all’offerta di Bitcoin

Non esiste nessuna banca centrale che eroghi i Bitcoin, certo. Tuttavia, da “qualche parte” devono pur spuntare. La fonte erogatrice è il mining, ossia il processo di estrazione del codice che consente di immettere criptovaluta nel mercato. Ora, le dinamiche del mining sono oggetto del lavoro degli sviluppatori. Dunque, un cambiamento di queste dinamiche, ovvero un intervento più o meno pesante da parte dei developer può incidere sul lato dell’offerta. Se per esempio si rendesse il mining più complicato, il prezzo subirebbe una spinta ribassista. Se di contro si liberalizzasse il processo di mining, rendendolo alla portata di molti, il prezzo diminuirebbe.

La conclusione è la seguente: un market mover efficace potrebbe consistere nelle notizie che riguardano la tecnologia alla base del Bitcoin.

Cosa contribuisce alla domanda di Bitcoin

Rispondere a questa domanda è molto difficile. Il motivo è semplice: il mercato delle criptovalute è recente, quindi le dinamiche sono parzialmente sconosciute o comunque in grado di sorprendere. In linea di massima, la domanda può essere data da tre fattori.

  • Percezione. Se il Bitcoin viene percepito come una valuta sicura, e la copertura mediatica è buona, più persone entreranno nel mercato e la domanda riceverebbe una spinta verso l’alto.
  • Endorsement del mercato. Allo stesso modo, se le aziende, le banche commerciali e istituti vari dimostrano interesse per il Bitcoin e per le criptovalute in generale, la reputazione di queste ultime cresce e lo stesso accade per la loro domanda.
  • Dichiarazioni istituzionali. Di nuovo, il principio è lo stesso. In questo caso, però, le dinamiche riguardano i commenti e le opinioni di alti dirigenti, politici, banchieri, persino governatori delle banche centrali. Con le loro parole, sono in grado di orientare gli investitori quindi possono influire sulla reputazione del Bitcoin e di conseguenza sulla domanda.

Ne consegue con altri market mover importanti sono le notizie che riguardano le prestazioni del Bitcoin e in particolar modo le sue garanzie di sicurezza, che riguardano possibili partnership e le dichiarazione di figure istituzionali.

Un altro elemento da prendere in considerazione, infine, è l’andamento degli asset che, a vario titolo, entrano spesso in competizione con i Bitcoin. Il riferimento è alle valute più importanti e redditizie, ma anche ai beni rifugio, in primis l’oro. In estrema sintesi, se questi asset si rendono protagonisti di pessime performance, il Bitcoin ne trae teoricamente una spinta al rialzo.

6 Miti da sfatare sul Bitcoin

Il Bitcoin sta attirando l’attenzione non solo degli investitori ma anche della gente comune, assumendo le dimensioni di un vero e proprio fenomeno di massa. Nonostante il crescente favore, è tuttora vittima di pregiudizi, i quali certamente ne stanno frenando l’ascesa. In questo articolo parleremo dei miti da sfatare sul Bitcoin, dimostrando perché sono pure e semplici fake news.

Il Bitcoin è la moneta dei terroristi

Questa è la falsità più diffusa in assoluto, nonché la più pericolosa in quanto rovina la reputazione di una valuta virtuale che, nonostante qualche scivolone non certo imputabile alla sua struttura, si è comportata fin qui in “modo onesto”. Questo mito nasce da una caratteristica tipica della criptovaluta: l’anonimato. Occorre però specifico che cosa si intenda, in questo caso, per anonimato: è vero che non vengono rilevate pubblicamente a nessun ente informazioni personali ma è altrettanto vero che queste informazioni vengono comunque raccolte e, se necessarie, messe a disposizione dell’autorità giudiziaria.
bitcoin miti da sfatare

Inoltre, a certificare che il Bitcoin non è la moneta dei terroristi è intervenuta di recente l’Europol. L’organizzazione ha chiarito di non aver trovato alcuna prova che le attività terroristiche siano finanziate, magari per l’acquisto di armi, mediante trasferimenti di criptovaluta.

Il Bitcoin è una bolla destinata a esplodere come quella dei tulipani

Piccolo excursus storico: il primo caso di bolla finanziaria è datato XVII secolo e ha avuto come protagonista… I tulipani. Questi fiori furono oggetto di una vera e propria isteria di massa, in quanto simbolo di agiatezza e strumento di valorizzazione degli ambienti. Il prezzo dei tulipani è saliva in maniera vertiginosa, gli investitori speculavano, fino al momento del crollo che ridusse sul lastrico un numero incredibilmente alto di persone.

Ebbene, il Bitcoin è stato paragonato ai tulipani del seicento. Attualmente, non c’è alcuna evidenza che dimostri l’esattezza di questo paragone, a parte l’incredile tasso di crescita del prezzo. Anzi, si segnalano elementi di divergenza. Per esempio, il successo di Bitcoin si basa su caratteristiche strutturali (almeno in parte), come il riferimento alla nuova tecnologia della blockchain.
bitcoin schema ponzi

Il Bitcoin è uno schema Ponzi

Lo schema Ponzi è molto diffuso ancora oggi nonostante sia bandito dalle normative nazionali e comunitarie. Senza approfondire il meccanismo, si può affermare che sia un sistema in grado di fornire una illusione “molto realistica” di guadagno a lungo termine. Una illusione che il malcapitato può perpetrare solo se spende denaro o se lo “fa spendere” ad altri.

Nel corso del tempo, lo schema Ponzi è diventato – giustamente – sinonimo di truffa. Dal momento che i detrattori e i più superficiali considerano il Bitcoin stesso una truffa, ecco che l’associazione è bella che compiuta: Bitcoin uguale schema Ponzi.

A scanso di equivoci, specifichiamo le il Bitcoin non ha nulla a che vedere con lo schema Ponzi. Il suo utilizzo presenta dinamiche diverse, praticamente identiche a quelle di qualsiasi altro asset, derivazione compresa: si può acquistare e vendere, semplicemente detenere nei portafogli elettronici, si può farci trading mediante i CFD e i future. Insomma, tutto normale, tutto trasparente, tutto legale.

I Bitcoin sono vittima degli hacker

Altro pregiudizio che nasce, più che dalla malafede, dalla paura per l’ignoto che evidentemente questa criptovaluta (che effettivamente ha una portata disruptive) ispira. Nello specifico, la paura che i Bitcoin possano essere in qualche modo hacherati e che il povere titolare di criptovaluta venga scippato della sua ricchezza.

bitcoin terrorismo
Rassicuriamo i più timorosi: il Bitcoin è sicuro. Lo è in virtù della più grande novità che ha apportato non solo al mondo del trading ma anche a quello tecnologico, amministrativo, contrattuale etc: la blockchain. E’ veramente difficile hackerare una transazione di Bitcoin: per farlo, il malintenzionato dovrebbe agire su un database di transizione sterminato. Certo, per alcuni il problema è solo spostato, e nello specifico ai wallet. In questo caso, è sufficiente scegliere un wallet (portafoglio elettronico) famoso per la sua affidabilità e che prevede delle chiavi private.

I Bitcoin contribuiscono notevolmente al riscaldamento globale

C’è anche questa: le criptovalute inquinerebbero il pianeta. Una tale affermazione, pronunciata così, senza contesto, potrebbe sembrare demenziale. E invece c’è un ragionamento dietro, per quanto sbagliato. Un ragionamento che si basa su una errata percezione del mining.

Con questo termine si intende l’operazione di individuazione dei codici che stanno dietro al singolo Bitcoin. Il mining viene realizzato mediante l’impiego di computer ad elevatissime prestazioni. La caratteristica principale dell’attività di “estrazione” è la sua progressività: a mano a mano che si estraggono Bitcoin, diventa sempre più difficile portare a termine l’operazione. Attualmente, sono necessari centinaia di computer al lavoro contemporanemaente per ricavare un solo Bitcoin.

Questo ha dato adito a supposizioni circa lo sperpero di energia elettrica e l’emissione di anidride carbonica. Supposizioni false, come certificano i numeri: il fabbisogno del mining non supera i 4,4 TWh, mentre quello per l’estrazione e la manipolazione dell’ora raggiunge tranquillamente i 138 e il sistema bancario mondiale addirittura 650.

Future Bitcoin: struttura e opportunità di investimento

Il Dicembre 2017 è stato teatro di un passaggio evolutivo importantissimo per il future Bitcoin, forse del suo effettivo sdoganamento. Tre importanti mercati hanno messo a punto i primi future sulla celebre criptovaluta, di fatto introducendolo nella finanza mainstream.

I future bitcoin, infatti, sono prodotti derivati regolamentati e standardizzati, i quali offrono garanzie di sicurezza agli investitori. Attualmente, i mercati ad aver compiuto questo importante passo sono gli americani CBOE, CME e Nasdaq.

Gli investitori hanno reagito in maniera euforica, imprimendo l’ennesima accelerazione alla criptovaluta, che ha nel giro di qualche giorno dal suo esordio nei mercati regolamentati fatto segnare nuovi record.
future bitcoin
L’esordio del Bitcoin nel mercato dei future ha dato il via a speculazioni interessanti.

La prima riguarda, paradossalmente, i rivali della criptovaluta. Si dice, ma sono più che voci di corridoio, che Ethereum e Litecoin seguiranno presto il Bitcoin, entrando anche loro a gamba tesa nel mercato dei future.

La seconda è di tenore diverso: sarebbero in gestazione degli ETF sul Bitcoin. Questo evento rappresenterebbe il definitivo sdoganamento del Bitcoin come strumento di trading.

Ci sono alcuni ma.

Buona parte di questi riguarda le regole che ruotano attorno ai future della celebre criptovaluta. Regole severe, a tratti sui generis, che celano una certa mancanza di fiducia nei suoi confronti. A suo modo, nonostante si sia parzialmente affrancato dal mondo OTV (Over The Counter), il Bitcon rimane un sorvegliato speciale.

Di seguito, qualche informazione specifica circa i future del Bitcoin e una riflessione sulla reale possibilità di vedere in tempi brevi i future su Ethereum e Litecoin.

Caratteristiche e tratti particolari dei future Bitcoin

Le uniche informazioni in possesso degli investitori riguardano la struttura e i limiti dei future bitcoin scambiati sul CBOE e sul CME. Le più importanti riguardano i tassi di margine e i limiti di prezzo. Nello specifico, il CBOE impone un tassodi margine pari al 30% mentre il CME li stabilisce al 35%.

Per quanto riguarda i prezzi, il CME ha affermato che saranno permessi scambi all’interno di range di prezzo pari al 20% al rialzo o al ribasso. Se la variazione, in un senso o nell’altro, supera questa percentuale gli scambi verranno rallentati o sospesi. Possono ovviamente continuare gli scambi all’interno di questo range, anche dopo che il limite è stato superato. Il punto di riferimento è la chiusura del giorno precedente.

La ratio di queste limitazioni è evidente: calmierare, per quanto possibile, il mercato del Bitcoin, portarlo in una dimensione quanto più vicina al concetto di normalità.

Una caratteristiche importante, anche se di natura prettamente promozionale, è l’assenza di commissioni. Fare trading sui future del Bitcoin sarà gratuito fino al 31 dicembre. Sulle commissioni successive non è stata fatta ancora chiarezza. Anche in questo, comunque, l’obiettivo è palese: spostare i trader del Bitcoin dai CFD ai future, dal mercato non regolamentato al mercato regolamentato.

Ecco alcune caratteristiche notevoli, rese note dal CME.

  • Ogni contratto è composto da 5 Bitcoin.
  • Un tick (variazione minima, l’equivalente dei pip) è pari a 5 dollari per ciascun Bitcoin, che equivale a 25 dollari a contratto. Se il mercato si muove a un passo minore, il trader perderà 25 dollari a tick se la contrattazione si è chiusa a suo sfavore; guadagnerà 25 dollari a tick se la contrattazione si è conclusa positivamente.
  • L’orario di trading è piuttosto esteso. In sintesi, il mercato chiude solo di sabato, e per un’ora al giorno. Sarà possibile scambiare i future di Bitcoin da domenica a venerdì, da mezzanotte alle undici di sera (ora italiana).
  • E’ possibile posizionare solo 1.000 contratti per ordine.
  • Il prezzo è definito da un tasso di riferimento quotidiano, il quale indica il prezzo in dollari statunitensi, a iniziare dalle quattro del pomeriggio (ora italiana).

Un pregio comune a tutte e tre i tipi di future bitcoin (CME, CBOE, Nasdaq) è la possibilità di fare trading andando in short. Ossia, puntare anche al ribasso. Si tratta di un elemento importante, visto che tra i timori maggiori c’è anche quello dell’esplosione della bolla e di un crollo repentino e drammatico delle quotazioni del Bitcoin.

Infine, si segnala una conseguenza positiva che non tarderà a farsi sentire. Ora che i Bitcoin sono entrati nella famiglia dei mercati regolamentati, saranno oggetto di analisi degli esperti (più di quanto non lo siano stati in passati). Ciò implica una quantità maggiore di paper, riflessioni, previsioni outlook, i quali aiuteranno i trader retail a orientarsi, un po’ come oggi accade per tutti gli altri asset.

Future Ethereum e Litecoin saranno i prossimi?

Siamo a metà dicembre 2017, i future di Bitcoin sono in circolazione solo da qualche giorno. E’ presto per trarre conclusioni. Tuttavia, non si può negare che l’operazione sia stata gestita in maniera eccellente. Persino le limitazioni appaiono come puntuali e in grado di ridurre per quanto possibile i rischi legati alla volatilità, concetto che nel Bitcoin ha trovato una interpretazione particolare.

Se i future dei Bitcoin si confermeranno strumenti solidi, efficaci e soprattutto liquidi, si potrebbe assistere in tempi brevi all’entrata in scena nel mercato regolamentato di Ethereum e Litecoin, che sono le due criptovalute rivali di Bitcoin.

Per adesso non ci sono informazioni specifiche o ufficiali in merito. L’unica affermazione verosimile è questa: sia Ethereum che Litecoin hanno le carte in regola per diventare le prossime criptovalute ad abbattere la barriera che separa l’Over the Counter dal mercato regolamentato. Basta guardare la totale assenza di scandali negli ultimi tempi, funzionale all’acquisizione di una certa dose di autorevolezza, e alle loro performance di mercato. Quest’ultimo aspetto si evince da una rapida analisi delle quote di mercato del Bitcoin, che tendono a scendere anche di sei o sette punti percentuale quotidianamente.

Bitcoin vs Ethereum: chi sostituirà il dollaro come valuta internazionale

Lo scenario delle criptovalute si è arricchito nel corso degli anni trainati dall’avanzata del bitcoin e dell’ethereum. La scelta, per chi vuole investire nelle valute virtuali, è davvero ampia. A contendersi lo scettro, però, sembrano essere in particolare il Bitcoin e l’Ethereum. Lottare per il primato, in questo preciso momento storico, vuol dire candidarsi come valuta internazionale, magari (in un prossimo futuro) a sostituire il dollaro. Di seguito, una panoramica sulla prospettiva “criptovaluta moneta internazionale” e un’analisi delle speranze, in tal senso, di Bitcoin ed Ethereum.

Perché una criptovaluta dovrebbe diventare la valuta degli scambi internazionali

Potrebbe sembrare fantascienza, e in effetti i tempi non sono affatto maturi, ma la prospettiva è più che verosimile, solo proiettata in un futuro più o meno prossimo.

In realtà, i motivi per cui una criptovaluta potrebbe diventare la futura divisa per gli scambi internazionali possono essere rintracciati nelle caratteristiche intrinseche del mezzo.

Indipendenza. Le criptovalute non dipendono da nessuna economia in particolare. Un po’ come l’esperanto, potrebbero rappresentare tutti i paesi in maniera imparziale.

Scarsa manipolabilità da parte delle istituzioni. Dietro le criptovalute non c’è nessuna banca centrale in grado di manipolare i tassi e, attraverso questa importante leva, il valore della moneta. I paesi, quindi, non sarebbe costretti a subire le decisione di una istituzione sulla quale non hanno nessun controllo.

C’è da considerare, poi, la questione geopolitica. La conquista da parte di una criptovaluta del ruolo di valuta internazionale potrebbe fare il gioco dei paesi emergenti, che per adesso devono fare riferimento – in maniera più o meno diretta certo – al dollaro. Se proprio qualcuno deve scalzare il dollaro, quindi, è bene che lo faccia una valuta che almeno è sulla carta imparziale, che non dia il là a conflitti più o meno aspri.

Il Bitcoin come valuta internazionale

Sarà il Bitcoin a scalzare il dollaro? Alcuni elementi giocano a favore di questa ipotesi e alcuni a sfavore.

Tra i fattori positivi spicca la popolarità del Bitcoin. Un potere, insegnano i migliori sociologici, è tale solo se legittimato dal basso. E lo stesso vale per il potere che tutte le valute hanno. Se una valuta non è considerata utile agli scambi, semplicemente non viene utilizzata. La storia lo insegna, con esplicito riferimento ai casi di iperinflazione che hanno portato le popolazioni a risfoderare il baratto. Attualmente, il Bitcoin è la valuta che gode dell’appoggio dal basso più ampio e solido. Ha una forma di monopolio nell’immaginario collettivo. Per ora è così: dici criptovalute e pensi al Bitcoin.

Un altro fattore importane risiede nelle performance di mercato. Il Bitcoin è una valuta forte e, quel che è più importante, solidamente inserita in un trend ascendente. Questo è un requisito fondamentale per una valuta internazionale: il valore. Se il dollaro crollasse, non verrebbe vista come valuta utilizzabile per gli scambi internazionali.

Va considerato, poi, l’estrema indipendenza di cui gode il Bitcoin. A differenza di altre criptovalute, per esempio l’Ethereum, non ha nessun legame, nemmeno a livello di endorsement, con le istituzioni. Questo può essere un handicap all’inizio, ma alla lunga potrebbe risultare un vantaggio in quanto gli conferisce una aura di imparzialità.

I fattori a sfavore sono numerosi. In primo luogo, è troppo volatile. E’ vero, infatti, che è inserito in un percorso di crescita ben definito, ma è altrettanto vero che è vittima di ritracciamenti che gli conferiscono una certa instabilità. E, si sa, una valuta internazionale deve essere stabile, in modo da ridurre il rischio di cambio (che è lo spauracchio degli investitori a tutti i livelli).

C’è da considerare, poi, un limite tecnico: il Bitcoin è lento. Ovviamente, il riferimento è alle transazioni. E’ l’effetto collaterale della sicurezza, che è uno dei pregi della criptovaluta. Sono necessari, attualmente, svariati minuti per trasferire denaro, e questo limita l’evoluzione del Bitcoin a mezzo di pagamento, relegandolo al ruolo (comunque felice) di mezzo di investimento. Certo, gli sviluppatori sono corsi ai ripari creando il Bitcoin Cash, ma attorno a questo sperimento permangono alcune incertezze.

Infine, la scarsità di endorsement. Questi se da un lato minano potenzialmente l’indipendenza, dall’altro rendono la criptovaluta più autorevole, ne migliorano la reputazione. Ebbene, il Bitcoin è stato oggetto di pochi endorsement. In alcuni casi, e il riferimento è ad alcuni governatori delle banche centrali, è stato vittima di scetticismo.

L’Ethereum come valuta internazionale

In secondo luogo, l’Ethereum è già attrezzata per essere un mezzo di pagamento “reale” più o meno efficiente. E’ già pronta, le transazioni sono molto veloci.

Di contro, si segnala un deficit di popolarità. Certo è un crescendo, ma rimane ancora molto indietro rispetto al Bitcoin, che è il re incontrastato dalle criptovalute. La lotta per l’immaginario collettivo si prospetta molto ardua, dal momento che è piuttosto difficile incidere in tempi brevi sull’opinione pubblica, soprattutto se l’oggetto del contendere è una platea conservativa come quella degli investitori.

Infine, vanno considerate le performance di mercato. A sottolineare ancora una volta il dominio altrui, l’Ethereum segue il Bitcoin, per la maggior parte. Da questo punto di vista, la sudditanza è palese. Il Bitcoin trascina tutti, quindi anche l’Ethereum. Questo è un elemento che gioca a sfavore, in quanto una valuta internazionale per dirsi tale deve essere autorevole e indipendente.

Alla luce di queste riflessioni, si evince come sia il Bitcoin che l’Ethereum abbiano delle possibilità ma siano frenate da alcuni ostacoli. Per questo motivo, c’è chi pensa che la criptocurrency/valuta internazionale non sarà né il Bitcoin né l’Ethereum ma una valuta creata a tavolino da qualche importante istituzione. I movimenti interessanti, da questo punto di vista, si stanno vedendo in Cina. Il colosso asiatico potrebbe sviluppare una sua valuta virtuale, la quale – visto il presumibile appoggio delle istituzioni – partirebbe avvantaggiata nella lotta per il commercio globale.

Bitcoin Gold cosa è?

Bitcoin, bitcoin gold e cash… facciamo chiarezza sui fork: motivi, tendenze, vantaggi e svantaggi per i trader di criptovalute.

Il Bitcoin si è “sdoppiato” per la prima volta qualche mese fa, e per alcuni andava già bene così, con la valuta madre che confermava il ruolo di strumento di speculazione e la variante, nota come Bitcoin Cash, a lottare per il ruolo di “mezzo di pagamento”. Evidentemente, per gli sviluppatori, questo assetto non era sufficiente, ed ecco che, a fine ottobre, è stato eseguito un nuovo fork. Il frutto di questo lavoro è il Bitcoin Gold.

Che cos’è nello specifico? Qual è la sua ragion d’essere? Quali sono le prospettive?

La genesi del Bitcoin Gold

Il Bitcoin Gold ha fatto la sua comparsa ufficiale il 25 ottobre, data in cui il fork si è verificato. Per la cronaca, il fork è una pesante modifica software che, a partire da un codice sorgente già sviluppato, dà vita a un nuovo soggetto. In parole povere, il Bitcoin Gold è una variante del Bitcoin classico, proprio come lo è il Cash.

Il Bitcoin Cash è stato creato a partire da una esigenza molto sentita dai possessori della criptovaluta: velocizzare le transazioni, in modo da avvicinare il BTC alle valute tradizionali e porre le basi per una trasformazione in strumento di pagamento. Una ragion d’essere, come si evince, piuttosto solida e che rispondeva a una reale richiesta da parte del mercato.

Il Bitcoin Gold è nato a partire da una esigenza del tutto diversa, marcatamente tecnica: semplificare il processo di mining. Ora, tutti i possessori della criptovaluta sanno che è possibile acquisire Bitcoin attraverso due metodi: l’acquisto e il mining. Il primo è accessibile a tutti, il secondo è appannaggio di pochissimi soggetti. Per “scovare” i Bitcoin, infatti, è necessaria una potenza di calcolo straordinaria, e solo con l’unione di più computer potentissimi è possibile raggiungere un qualche risultato. Non stupisce che, attualmente, a fare il mining siano poche aziende specializzate o qualche sporadico gruppo di avventurosi.

Il Bitcoin Gold semplifica il mining, lo rende accessibile anche a macchine con potenze di calcolo minori. E’ una esigenza avvertita dal basso? Non propriamente, o meglio non come quella che ha portato alla nascita del Bitcoin Cash. Il mining, almeno per ora, è questione di appassionati, di esperti di informatica, come minimo. E’ però una esigenza del Bitcoin stesso, dal momento che è stato scavalcato anche sotto questo aspetto dalle nuove criptovalute. In un certo senso, il Gold è una risposta alla concorrenza.

I fattori di rischio per il Bitcoin Gold

Come sta andando il Bitcoin Gold? E’ ancora difficile offrire una panoramica delle sue performance, anche perché è sul mercato da pochissimi giorni. E’ partito con un tasso di cambio di 1 a 1 rispetto alla valuta madre, ma tutti sapevano che non avrebbe retto a lungo. E infatti si è già deprezzato del 50%. Un calo fisiologico? Chissà, dovremo aspettare qualche settimana per rispondere a questa domanda.

Di certo non tira un’aria molto buona, dal momento che sono molti i fattori che giocano contro un’ascesa del Bitcoin Gold.

Sicurezza. La società non ha ancora pubblicato (a fine ottobre) il codice, quindi non sono ancora chiare le garanzie di sicurezza che questa nuova criptovaluta è in grado di offrire.

La mentalità. Semplicemente, nel mercato la cultura del mining è assente o presente in dosi davvero mining. Non è affatto un’attività di massa, poiché da sempre è stata, per motivi tecnici, appannaggio di pochi. Il numero di coloro che è attratto dal mining è piuttosto basso e ciò potrebbe sfavorire uno sviluppo armonico della domanda.

La potenza del Bitcoin. Non c’è niente da fare, il Bitcoin è troppo forte. Non lo è solo dal punto di vista del valore, piuttosto dal punto di vista dell’immagine. Scrivi criptovaluta e leggi Bitcon. La valuta madre, in estrema sintesi, tende a fagocitare i “fratellini”. Persino il Cash, che è partito da una esigenza realmente sentita dal mercato, è andato incontro a una pesante svalutazione. Dunque, che speranze ha il Gold, che è nato per soddisfare un bisogno, per così dire, elitario?

Il Bitcoin nella vita reale: dove si può spendere

E’ innegabile che il Bitcoin, capofila di tutte le criptovalute, sia andato incontro a una diffusione clamorosa negli ultimi anni. In questi istanti quota quasi 8000 dollari.

Da qui a definirlo come un legittimo sostituto, alternativa o persino surrogato delle valute tradizionali o di bene rifugio ce ne vuole. Di sicuro il bitcoin non è uno “store of value” (ovvero un bene da tenere in portafoglio per il lungo periodo).

Se da un lato il Bitcoin è diventato uno degli strumenti speculativi più apprezzati (ma, badate bene: solo da un certo tipo di trader), dall’altro lato non si è conquistato il ruolo di mezzo di pagamento. Anzi, è ancora piuttosto lontano dal farlo. Insomma, se andate in un negozio, è estremamente difficile che vi facciano pagare in Bitcoin. I fattori che determinano questo – per alcuni – spiacevole status quo sono numerosi.

Perché pagare in Bitcoin è difficile

  • La lentezza. Le transazioni in euro, in dollari, sterline… Insomma, in valute tradizionali sono immediate. E non stiamo parlando di contanti, la cui immediatezza è intrinseca, bensì delle transazioni elettroniche. I Bitcoin, per il meccanismo legato alle blockchain, richiedono parecchi minuti per essere trasferiti. In genere, una decina, anche se per sicurezza si dovrebbe sempre aspettare un’oretta prima di dichiarare il trasferimento effettivamente eseguito.
  • L’instabilità. Il Bitcoin è profondamente instabile. Ok, per ora è instabile nel senso buono del termine, ossia è in continua crescita, ma è in dubbio che la stabilità di una valuta sia un presupposto fondamentale per una legittimazione a 360 gradi. E poi, visto le performance straordinarie, anche a tripla cifra da un anno all’altro, la percezione che la bolla possa esplodere da un momento all’altro è molto forte.
  • Scarsa fama. Può sembrare strano, ma il Bitcoin non è ancora sufficientemente conosciuto. E’ sulla bocca di tutti, vero, ma di tutti i trader, investitori, addetti ai lavori. Se chiedete a un commerciante cosa sia il Bitcoin, nove volte su dieci vi risponderà: “non lo so”. E’ anche questa una delle ragioni per cui sono pochissimi i negozi che accettano pagamenti in Bitcoin.
  • La legislazione. Questo è un aspetto molto importante. Le valute tradizionali, si sa, sono ampiamente regolamentate, sia da direttive e ordinamenti specifici che dalla prassi comune. Il Bitcoin, da questo punto di vista, è una materia ancora parzialmente inesplorata. Anzi, in alcuni paesi è addirittura vietato, come in Bolivia e Myanmar, o ammessa con così tante restrizioni da rendere le transazioni tra privati impossibili persino sulla carta (Messico, Cina e India). L’Europa è il continente che più di ogni altro si è impegnata nel dare al Bitcoin, e in generale alle criptovalute, una cornice legislativa. Il riferimento è alla solita direttiva MiFiD. Se si guarda bene, però, ci si accorge che a essere regolamentati sono soprattutto i rapporti intermediati, ossia quelli che avvengono a livello dei soggetti autorizzati o delle istituzioni finanziarie. Sia chiaro, le transazioni tra privati sono lecite, ma sono poco o nulla disciplinate. Questo non fa altro che incrementare la percezione che, in fondo, pagare – e soprattutto ricevere pagamenti – in Bitcoin sia più un rischio che una opportunità di guadagno.

Dove si può pagare in Bitcoin in Europa

Rimanendo in territorio europeo, nonostante le difficoltà che abbiamo appena elencato, esistono esercenti che accettano pagamenti in Bitcoin. Sono pochissimi, per carità, ma esistono. La verità è che, alla luce di quanto detto fino ad adesso, sono solo un certo tipo di esercenti ad accettare la controversa moneta elettronica. Nello specifico, coloro che per un motivo o per un altro la conoscono già e ne sono in qualche modo appassionati. In alternativa, alcuni esercenti adottano il Bitcoin più per una questione di marketing che altro, magari per lanciare un messaggio di innovazione, per distinguersi dalla massa.

Amazon ha annunciato che presto permetterà di utilizzare i bitcoin per acquistare o regalare buoni.

Ora, se vi è venuta voglia di pagare in Bitcoin, dovete sapere che esiste un sito che vi mostra, in maniera molto intuitiva, dove sono i negozi “cripto-friendly”. Il sito è: anycoindirect . eu. Qui trovate una lista. Ebbene, sono pochi, veramente pochi.

Si nota, per, come il settore più rappresentato è quello dei negozi online, seguito dal food and beverage. C’è anche qualche Casino e qualche agenzia di viaggi (anche web).

Comprare casa con i bitcoin in Italia?

Se vuoi comprare casa usando i bitcoin, in Italia lo puoi fare se ti affidi ad un’agenzia che accetta pagamento in bitcoin. Ti consigliamo di leggere questo articolo.

Bitcoin, previsioni fino al 2020: cifre spaventose in vista?

Il Bitcoin è il vero protagonista di questo 2017. Il trend rialzista è costante, nonostante si ravvisi la volatilità tipica del mondo delle criptovalute (e che non dispiace agli investitori). Vi è grande curiosità sul futuro del Bitcoin. Raramente, infatti, un asset ha fatto segnare performance così importanti.

Il giocattolo è destinato a rompersi?

+Non è dato saperlo, visto che nessuno la ha palla di vetro. E’ possibile, però, per orientarsi in un contesto che ha ben pochi precedenti, disegnare lo scenario peggiore e lo scenario migliore. Molti analisti si sono posti questi obiettivi. Spiccano, su tutti, Peter Smith, CEO e fondatore di Blockchain (società che si occupa di dati e finanza), e Jeremy Liew (primo investitore di Snapchat). La coppia ha elaborato una proiezione che ha dell’incredibile. E’ una elaborazione autorevole, anche perché pubblicata su Business Insider.

Bitcoin come bene rifugio

I due tecnici hanno analizzato tutta una serie di fattori, la maggior parte contribuirà a trasformare il Bitcoin come un bene rifugio alla stregua dell’oro (o, volando più bassi, del dollaro, dell’euro e del franco svizzero). E’ necessario un certo lavoro di immaginazione per considerare il Bitcoin, moneta per adesso molto instabile, come un bene rifugio, ma tant’è: il continuo apprezzamento fa ben sperare in questo senso.

Il riferimento è all’incertezza politica negli Stati Uniti e nel Regno Unito, ma anche nelle nazioni in via di sviluppo. Fattori che potrebbero causare una fuga degli investitori verso i beni rifugio, tra cui spiccherebbe – dopo anni di apprezzamento – anche il Bitcoin.

Smith e Liew menzionano anche fattori di natura tecnologica, e non potrebbe essere altrimenti visto l’ambito in cui agiscono (ricordiamo che Blockchain è una azienda hi-tech). Nello specifico, hanno menzionato la crescita delle transizioni mobili, ossia quelle cashless. Il declino del contante potrebbe avvantaggiare in primo luogo quelle valute che nascono prive della versione contante, le criptovalute appunto. Il nodo cruciale è l’evoluzione dello stesso Bitcoin. Se saprà conquistare aziende e istituzione, queste permetterebbero i pagamenti in criptovalute, e allora la concorrenza nei confronti della valute tradizionali sarebbe spietata.

Il Bitcoin a mezzo milione di dollari

Alla luce di questi fattori, Smith e Liew hanno elaborato una proiezione sorprendente. Ebbene, entro il 2030 il Bitcoin raggiungerebbe la quotazione astronomica di 500 mila dollari.

E’ una cifra a tratti incredibile, soprattutto se si pensa che attualmente la criptovaluta si attesta sui 17.000 dollari. Solo a Settembre 2017 era a circa 5.000 e a Novembre a circa 9500 dollari.

Secondo le stime dei due tecnici, poi, gli utilizzatori di Bitcoin aumenteranno di 61 volte entro lo stesso termine del 2140, facendo della criptovaluta un mezzo di pagamento di massa. Questa stima è già più credibile, dal momento che questo ritmo è già realtà: il network del Bitcoin è passato da 120 mila a 6,5 milioni dal 2013 al 2017. Non è illogico pensare che tra 12 anni sfiorerà mezzo miliardo di persone.

E’ indubbio, però, che questi numeri sono vincolati al comportamento che le istituzioni adotteranno. Il Bitcoin ha bisogno di legittimazione, per svincolarsi da una percezione legata al concetto di speculazione più che di mezzo di pagamento.

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*il credito bonus è soggetto a Termini e Condizioni.

Comprare bitcoin e altre criptovalute

Molti utenti iniziano a valutare di mettere una parte (anche piccola) dei propri risparmi mensili sul bitcoin o altre criptovalute come Ripple e Ethereum. L’ideale sarebbe costruirsi un piccolo portafoglio che comprende almeno le seguenti:

  • bitcoin
  • bitcoin cash
  • ethereum
  • ripple
  • monero
  • iota
  • litecoin
  • dash

Costruire un portafoglio è essenziale per diversificare il rischio (non possiamo essere sicuri che tutte le monete digitali continueranno a salire di valore) e per riuscire a catturare qualche forte trend di una o alcune di queste.

JP Morgan definisce il Bitcoin una truffa (ma poi lavora sul future bitcoin)

Il CEO di JP Morgan, Jamie Dimon, ha attaccato fortemente il bitcoin definendolo una grande truffa. Dopo tale dichiarazione si è assistito ad un rintracciamento del prezzo da 5000 dollari a 3800.

C’è da fidarsi di JP Morgan?

E’ lecito chiedersi se ha fatto comodo per la banca comprare a prezzi scontati o se è realmente convinta della dichiarazione.

Dic 2017 update: la stessa banca è ora una dei liquidity provider per i futures sul bitcoin lanciati al CME!!!

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Goldman Sachs: presto nuovi prodotti per il trading di bitcoin

Di parere opposto l’altra grande banca americana che invece sostiene di stare studiando alcuni prodotti finanziari legati al bitcoin e adatti per il trading online.

Bitcoin vs Bitcoin Cash: analisi e prospettive

Il Bitcoin sta attraversando un periodo delicato. Dopo la sua incredibile esplosione, che l’ha posto su un trend ascendente come raramente se ne sono visti sul mercato, ha dovuto velocizzare il suo percorso evolutivo. Percorso che ha raggiunto una tappa che alcuni credevano inevitabile ma che ha comunque sconvolto gli investitori: la creazione di una moneta parallela. E’ nato così il Bitcoin Cash, che c’ha messo poco a far parlare di sé e a porsi al centro di animose discussioni. Ecco cos’è il Bitcoin Cash, in che cosa si distingue dal Bitcoin normale e quali sono le sue prospettive.
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Bitcoin Cash, un passaggio obbligato?

Da quando il Bitcoin è iniziato a crescere in maniera costante e a ritmo sostenuto, nascondere la polvere sotto il tappeto è diventato impossibile. La “polvere”, nella fattispecie, è rappresentata dal problema storico della criptovaluta: la lentezza. Il sistema attorno al quale ruota il Bitcoin è in grado di processore solo 1 mega ogni 10 minuti e questo rende i pagamenti normali lenti e i pagamenti con grosse taglie estremamente lenti. Ciò ha rappresentato un ostacolo verso l’accostamento del Bitcoin alle valute tradizionali, ossia verso la promozione a mezzo di scambio. Per questo motivo, il Bitcoin è sempre stato considerato, in fondo, come uno strumento di speculazione…

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Il problema della lentezza non poteva essere ignorato a lungo, anche perché le criptovalute hanno già acquisito una certa dignità a livello internazionale e hanno attirato l’interesse delle istituzioni. Il Bitcoin, in questo contesto, rischiava di essere scavalcato dalle nuove valute virtuali. Ecco, quindi, la soluzione… Sdoppiarlo, creando una moneta parallela. Il Bitcoin Cash, appunto. La differenza sostanziale sta nei blocchi, che nella variante Cash non sono di 1 mega bensì da 8 mega.


Risultato? I pagamenti sono molto più veloci. Per il resto, il sistema è rimasto in variato, con la blockchain che rimane fortemente ancorata al concetto di decentralizzazione.

Il futuro del Bitcoin Cash

Il Bitcoin Cash ha fatto la sua comparsa il 1° di agosto. Ha esordito con una quotazione di 500 dollari, ha raggiunto in poche ore i 700 e poi, nel giro di qualche giorno, è sceso a 300. Una moneta fortemente instabile, a quanto pare. O forse no, dal momento che la volatilità può essere considerata, con un po’ di creatività certo, assolutamente fisiologica. In primo luogo, tutti gli asset al lancio sono volatili. In secondo luogo, gli scambi sono giocoforza ancora pochi.

Il bitcoin cash crescerà di valore fino a superare il bitcoin?

Il futuro del Bitcoin Cash si gioca sulla sua capacità di stabilizzazione. Peccato che la stabilità, essendo una moneta parallela, non dipende solo da lei ma anche dall’altra faccia della medaglia, ossia il Bitcoin classico. Ora, monete parallele sono sempre esistite. Alcuni progetti sono falliti, altri sono riusciti a sopravvivere. La discriminante è sempre stata una: la differenziazione. Le monete parallele sopravvivono se riescono a non “pestarsi” i piedi, ossia se sono in grado di ricoprire due funzioni diverse.

Se prendiamo questo principio per buono, l’unica possibilità di riuscita è la seguente: il Bitcoin Cash deve diventare la criptovaluta d’elezione per i pagamenti, il Bitcoin Cash deve diventare la criptovaluta d’elezione per l’investimento speculativo. A dire il vero, non è affatto difficile immaginare uno scenario del genere, dal momento che il Bitcoin, fino a questo momento, è stato utilizzato per fare trading piuttosto che per acquistare dei beni.

Criptovalute in crisi? La calda estate di Bitcoin ed Ethereum

Le criptovalute sono state una delle invenzioni finanziarie più importanti degli ultimi anni e con un successo in grande ascesa. Il riferimento del settore sono il Bitcoin e l’Ethereum, che però sono stati protagonisti di recente di uno scivolone notevole, per poi riprendere quasi immediatamente un trend positivo.

Le forti oscillazioni però stanno provocando dei dubbi intorno alle criptovalute e rappresentano una battuta d’arresto nell’evoluzione che, nella mente dei loro creatori, dovrebbe portarle da strumenti di investimento speculativo a moneta corrente vera e propria.

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I recenti problemi del Bitcoin


Da qualche mese il Bitcoin appare inarrestabile. All’alba del nuovo anno, ha toccato quota 1.000 dollari. A marzo aveva già superato il valore di un oncia d’oro. Poi è esploso il boom delle ICO, il sistema di offerte iniziali in crowdfunging, che ha fatto sognare i fanatici delle criptovalute e immaginare che possa sostenere progetti molto ambiziosi, anche di natura pubblica. Il 12 giugno, infine, ha superato i 2.900 dollari.

Il giorno dopo, il collasso: il bitcoin ha perso in una manciata di giorni un quarto del suo valore. Certo, la criptovaluta sta lentamente recuperando ma questa repentina discesa fa pensare.

Quali sono i motivi?

Ebbene, questi sono purtroppo strutturali, o per meglio dire a lungo termine, e lasciano pensare che il Bitcoin abbia perso, almeno per un po’, il suo slancio. La ragione principale risiede nella introduzione del BIP 148, richiesta esplicitamente dalla community di esperti. L’iniziativa consiste nella suddivisione della blockchain, una sorta di differenziazione tra il modello corrente e un modello nuovo, che punta a rendere più facili i pagamenti da dispositivi indossabili. E’ ovvio che la presenza di due sotto-blockchain rallenterà, e di molto, le transazioni. Gli investitori evidentemente non l’hanno presa bene e hanno “punito” il Bitcoin.

I problemi dell’Ethereum



Se il crollo del Bitcoin ha sorpreso i più, il collasso dell’Ethereum ha generato una ondata di stupore generale. Durante le sessioni del 5 e del 6 luglio, infatti, la criptovaluta ha perso quasi tutto il suo valore. E’ passata da 300 dollari a 0,10 dollari. Un collasso a cui è seguito un aumento altrettanto repentino, quantificabile in qualcosa come 2500 punti percentuali.

Insomma, cosa sta succedendo? Perché l’Ethereum è impazzito?

In realtà, questi movimenti dimostrano come ancora questi strumenti siano acerbi. Nulla di male, visto che sono sulla scena da poco tempo, ma è bene che gli investitori prendano le misure di questa estrema volatilità.

Nel caso dell’Ethereum, questo “su e giù” è stato provocato da alcuni rumor che sono stati successivamente smentiti. Il riferimento è alla presunta morte del creatore di Ethereum, Vitalik Buterin, che invece è vivo e vegeto.

Secondo alcuni analisti, poi, il crollo è stato favorito anche dall’inizio di una fase di profit-taking, che certamente – se guardiamo alle dimensioni del fenomeno – è frutto non solo di una necessità di tipo strategico ma anche di una diffidenza di fondo nei confronti di questa criptovaluta. Una diffidenza in parte fisiologica, dal momento che l’aumento del valore dell’Ethereum è stato persino più alto rispetto a quello del Bitcoin, se si considera il periodo gennaio-giugno 2017 (+400%).

Bitcoin oltre i 2.000 dollari: quale futuro per la criptovaluta

Quella del bitcon è una corsa trionfale. Ha raggiunto quotazioni record al limite di 2900 dollari superando il valore di 1 oncia d’oro quotata attualmente sotto 1300 dollari. Dopo qualche anno trascorso all’insegna della difficoltà, a cavallo tra il 2016 e il 2017 ha iniziato a crescere oltre ogni aspettativa. Il risultato è un bitcoin che, in prossimità del giro di boa di quest’anno, ha ampiamente superato i 2.800 dollari.

Quale destino si prospetta per la criptovaluta bitcoin?

Continuerà a crescere, magari a ritmi un po’ più bassi?

Si stabilizzerà?

Tornerà sui suoi passi?

Cos’è il bitcoin

I profani che si approcciano al bitcoin potrebbero sentirsi disorientati di fronte a una valuta capace di sovrastare persino il celebre biglietto verde. La tendenza, per di più basata sulla logica, è quella di dare fiducia al bitcoin. Una fiducia che, di contro, potrebbe venire meno una volta venuti a conoscenza di quello che il bitcon è realmente. E’ una criptovaluta, come molti sanno, ma è – soprattutto – una valuta acefala. Dietro non vi è alcuna banca centrale in grado di intervenire nei momenti di difficoltà o per sanare gli eventuali squilibri. In effetti, il bitcoin è una divisa letteralmente “consegnata” a quella che è la più importante legge del mercato: la legge della domanda e dell’offerta.

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Un altro elemento da prendere in considerazione, e che in un certo senso contrasta con il concetto di valuta “libera”, è quello della sua… Finitezza. A differenza di altre criptovalute, come ethereum, il bitcoin è destinato, se non a concludere la sua corsa, perlomeno a rallentarla. E’ previsto infatti un rallentamento di emissione graduale. Un modo, questo, per mettere una pezza in caso di squilibri, o addirittura prevenirli. Ad oggi, è uno dei pochi meccanismi di protezione di cui il bitcoin è dotato.

Questi due elementi, l’assenza di una banca centrale e il rallentamento delle emissioni, pongono in essere una certa tensione e tendono a frenare i facili entusiasmi. Da qui il dubbio sul destino del bitcoin, che appare incerto nonostante il solido trend rialzista che lo sta attraversando.

Il futuro del bitcoin

Per riuscire a carpire il futuro della criptovaluta è necessario analizzare i motivi della sua crescita. In realtà, si tratta di una questione quasi esclusivamente normativa. Il bitcoin cresce soprattutto perché, dopo tanti anni vissuti nella penombra, sta per essere accettato come valuta legale dai vari paesi. Il Giappone, per esempio, ha riconosciuto il bitcoin ad aprile. Sulla stessa linea d’onda, le dichiarazioni del presidente della Fed di Minneapolis, Neel Kashkari, che ha plaudito al meccanismo della criptovaluta. “Secondo noi il parametro di riferimento è adesso la blockchain, la tecnologia sottostante, che è molto probabilmente più interessante ed ha forse più potenziale rispetto al bitcoin di per sé”.

Gli spazi per una ulteriore crescita ci sono tutti, anche perché il bitcoin è “abbastanza” sdoganato, ma non totalmente sdoganato. La forza propulsiva di questo elemento non si è ancora esaurita. Il trend rialzista, anzi, potrebbe rafforzarsi nel caso in cui il bitcoin subisse uno slittamento ulteriore di significato: da valuta adatta alla speculazione a bene rifugio. Le possibilità ci sono, viste le difficoltà che stanno incontrando le monete tradizionali.