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Telecom Italia in mano francesi? il Petrolio torna a salire?

Il caso Telecom Italia

Questa settimana l’attenzione è tutta per il caso Telecom Italia, che diventa sempre meno italiana, a seguito dell’affare del francese Xavier Niel e della pubblicazione dei risultati finanziari che avrà luogo il prossimo 6 Novembre.

Infatti l’arrivo dell’imprenditore francese è atteso a Roma dalla Consob, che chiede dei chiarimenti sulle modalità e sugli scopi che ha portato Niel a detenere una posizione del capitale pari al 15,143% con diritto di voto.

La Consob avrebbe, infatti, richiesto le delibere con le quali i consigli di amministrazione delle società controllate da Niel hanno dato il consenso ad acquistare i titoli di Telecom Italia.

Tuttavia secondo il presidente di Telecom, Giuseppe Racchi, questa manovra non è stata pensata di comune accordo con Vivendi, gruppo francese che detiene il 20,03% della società.

Trading azioni Telecomitalia vs Vivendi

Intanto a Piazza Affari i titoli di Telecom Italia si confermano a 1,2344 e il titolo Vivendi a 21,88.

Analizzando i grafici delle azioni Telecomitalia e Vivendi si nota che i titoli sono correlati positivamente anche se nelle ultime sedute Telecomitalia si è allungata al rialzo.

VIVENDIWeekly

Abbiamo calcolato lo spread tra le due azioni e si evidenzia una fase di supporto da dove VIVENDI potrebbe iniziare a sovrapperformare nei confronti di Telecomitalia. Quindi potrebbe essere interessate effettuare un acquisto delle azioni Vivendi e uno short sulle azioni Telecomitalia. Vi aggiorneremo la prossima settimana.

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Se vuoi analizzare i grafici delle azioni italiane sulla piattaforma metatrader 4 ti consigliamo questo broker con licenza Consob (clicca qui).

Petrolio ancora in rialzo

Dando uno sguardo a Wall Street, oggi a New York il petrolio apre in rialzo, con scambi a 46,40 dollari al barile (+0,52%), anche se al momento il prezzo del greggio continua ad essere molto volatile e con tendenze di medio ribassiste.

BrentOilDaily

Tutto ciò fa temere un eccesso di scorte, nonostante sia previsto un calo di produzione nel Nord America. Rimane piuttosto alta invece la produzione in Arabia Saudita e Russia.

Se le ripercussioni delle guerre in Siria (con la Russia che fa da capofila) avranno effetti anche sull'estrazione del petrolio allora potremmo assistere ad un ritorno dei prezzi sopra i 50 usd al barile con punte di 55 usd (vedi rettangolo giallo nell'immagine qui sopra).

 

+500

Antonio

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