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Strategia Position Sizing – Quanti soldi investire? 1/2

Per diventare trader di successo occorre, oltre ad avere delle giuste conoscenze riguardo le strategie tecniche del trading, anche e soprattutto conoscere ed applicare le regole del money management. Quest’ultimo concentra le proprie attenzioni principalmente su due aspetti

  • Risk Management
  • Position Sizing

Il primo si occupa della gestione del rischio ed in particolare del calcolo del rischio legata alla posizione che si intende aprire, mentre la seconda si occupa del calcolo del capitale da investire nell’operazione e la ripartizione del capitale tra i vari asset di portafoglio.

In questo articolo ci concentreremo prevalentemente sul Position Size descrivendo ed analizzando le principali strategie e formule adottate dai migliori traders di tutto il mondo.

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Formula di Kelly

Una formula molto utilizzata dai traders di tutto il mondo è sicuramente rappresentata dalla formula di Kelly, che prende il nome dal suo ideatore. Questa strategia di money management rappresenta un metodo ideale per cercare di massimizzare al meglio i propri investimenti tenendo sempre in considerazione il capitale a disposizione. In particolare la formula di Kelly ci consentirà di calcolare il valore F che rappresenta la porzione di capitale da investire:


 

 

Dove:

  • W rappresenta la probabilità che il trade si trasformi in una operazione positiva
  • R rappresenta il valore medio dei trade vincenti e perdenti

Quindi se ad esempio negl’ultimi 50 trades abbiamo ottenuto 30 trade vincenti e 20 perdenti il nostro W sarà pari a 0,6 (30/50), mentre se il valore medio delle operazioni positive è stato pari a 600 euro ed il valore medio delle posizioni perdenti è stato 320 euro allora otteniamo un R pari a 1,875 (600/320). Applicando la formula di Kelly otterremo:


 

 

E quindi avendo a disposizione un capitale di 10000 USD dovremmo investire 1100 dollari.

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Optimal F

La optional F rappresenta una delle più note formule di money management in circolazione. Attraverso questa formula ideata da Ralph Vince, grande stratega del money management, si impiega in ogni trade una percentuale fissa del proprio capitale a disposizione, cercando di massimizzare al meglio i possibili profitti del proprio trading system. Quindi se il nostro optimal F è pari al 10%, ciò implica che noi dovremo investire nel successivo trade il 10% del nostro capitale.

La formula per calcolare il numero di quote N per investire seguendo l’Optional F:

Dove:

  • N è il numero di shares da acquistare
  • F è una media basata sui risultati storici dei trade compresa tra 0 e 1
  • Equity rappresenta il saldo disponibile nel conto
  • Rischio si basa su risultati dei trade precedenti

Quindi se ad esempio nel nostro account avremo a disposizione 10.000 USD , il nostro rischio si attesta al 35% ,la nostra F sia pari al 30% ed il prezzo sia pari a 20 euro per share, allora dovremo acquistare 429 shares.

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Una componente essenziale: il rischio di investimento

Rischio di investimento

Il trading system non è altro che una strategia di trading che si basa sulla pianificazione delle entrate a mercato solo se vi sono alcune premesse base che ne presuppongono la riuscita.

Esistono attualmente numerosi trading system che risultano più o meno efficaci a seconda del mercato di riferimento. Non tutti i trading system che si trovano in rete sono affidabili, alcuni di questi possono essere scelti per la loro semplicità di utilizzo, altri per la propensione al rischio che risulta nettamente al di sotto della media.

In sostanza non esiste un trading system perfetto, ma ne esistono tanti che possono soddisfare le esigenze di varie categorie di trader, da quello meno propenso al rischio a quello con una propensione più marcata.

Alla base di un trading system ottimale deve comunque esserci una razionale gestione del capitale da investire, nel caso in cui questa componente mancasse il trading system sarebbe da scartare a priori. La gestione del denaro o come spesso la si definisce, money management, è essenziale in qualsiasi tipo di investimento.

Questa componente serve ad arginare il rischio intrinseco che ogni investimento comporta. Infatti nel trading non è importante quante volte un investimento vada a buon fine, ma risulta essenziale che il numero di investimenti che vada a segno sia superiore rispetto al numero di investimenti che risultano essere in perdita.

Il modo di gestire il proprio capitale dipende essenzialmente dalla propensione al rischio che ogni investitore ha, quindi, prima ancora di decidere su quale mercato operare è utile prevedere un tornaconto provabile che andrà poi comparato al rischio che tale tornaconto possa avere sul capitale di investimento.

La scelta della strategia giusta dipende, in ultima analisi, dall’atteggiamento soggettivo che ogni operatore ha nei confronti dell’investimento, a ciò va aggiunta una considerazione fondamentale che è quella relativa ai costi-benefici di un investimento.

Se per esempio a fronte di un investimento che richiede il 30% del proprio capitale si ha un possibile ritorno del 30% è scontato che tale rischio sia troppo elevato a differenza di un investimento che offre un ritorno, sulla stessa percentuale di capitale, del 100%. La scelta in definitiva dipende essenzialmente dalla scelta razionale che ogni trader dovrebbe compiere, tale scelta sta alla base di qualsiasi tipo di investimento, sia che si tratti di trading sia che ci si riferisca ad investimenti di altra natura.

I rendimenti di una opzione binaria

Profitto

Le opzioni binarie, chiamate anche digital option, sono degli investimenti potenzialmente molto redditizzi, anche se bisogna ammettere in tutta franchezza che la mancanza di attenzione da parte del trader o l’utilizzo di una strategia inadeguata possono portare a risultati non proprio esaltanti.

Tuttavia, i trader che sono in grado invece di investire con criterio e furbizia, possono sfruttare gli alti ed interessanti profitti che le opzioni binarie sono capaci di offire.
Il profitto, a seconda della tipologia di opzione binaria e del broker, varia tra il 70% ed il 350-400%.

In genere, operazioni che producono rendimenti tra il 70% ed il 95% richiedono il medesimo impegno ed hanno lo stesso livello di difficoltà, mentre quando si investe in operazioni con rendimento potenziale del 200-350%, il broker pone condizioni molto più difficoltose, e raggiungere l’obiettivo prefissato non risulta semplice.

Attenzione però a non sottovalutare il rimborso parziale delle perdite da parte di alcuni broker.
Per rendere meno triste infatti l’eventuale perdita dell’investimento, la maggior parte dei broker riconosce il ritorno parziale del capitale investito in caso di perdita, la percentuale oscilla tra il 10% ed il 15%.

Ciò vuol dire che se il broker A corrisponde l’85% su una certa operazione, mentre il broker B riconosce solo il 70%, ma rimborsa il 15% in caso di perdita, i due investimenti risultano avere un rendimento medio quasi identico.

Differenze tra Opzioni

Le opzioni Su/giù o High/low chiamate anche Call/Put sono quelle con maggiore probabilità di successo, anche perché, l’unica cosa che bisogna fare consiste nel prevedere se il titolo sottostante assumerà a scadenza un prezzo più basso o più alto di quello attuale. Come conseguenza della maggiore semplicità, anche i profitti delle opzioni binarie Giù/Su sono più bassi rispetto alle altre tipologie di opzioni binarie, questi sono di norma del 70-95%.

Si tratta comunque di un ottimo rendimento, ad esempio, un investimento di 100€ su un’opzione binaria che ha un rendimento del 95% restituisce un ricavo di 195€.

Le opzioni più redditizie sono invece le opzioni one touch, chiamate volgarmente anche tocca/non tocca e le opzioni intervallo. In questo caso, il guadagno varia a seconda della tipologia di opzione, del broker e della difficoltà dell’obiettivo che bisogna raggiungere, esso oscilla tra il 70% e il 400%.

Un’opzione che si chiude in positivo con un rendimento del 400% riconosce ovviamente un elevato profitto. Ad esempio, un investimento di 100€ si trasforma in un ricavo di 500€.

E’ inutile dire che non è certo semplice raggiungere gli obiettivi fissati dal broker, soprattutto quando un’opzione paga rendimenti elevati, ma d’altra parte non si tratta di un giochino di carte tra amici. Nella loro semplicità le opzioni binarie sono pur sempre degli investimenti.
Bisogna quindi osservare attentamente l’andamento del mercato e dei prezzi, saper analizzare e leggere i segnali che emergono da varie fonti. Solo in questo modo l’operazione si chiuderà in profitto.

Ricordiamo che è possibile guadagnare bene anche senza necessariamente chiudere in profitto tutte le posizioni aperte, l’importante è mantenere un ROI (ritorno del capitale investito) positivo.

Facciamo un esempio:
Giorno 10 Marzo il tasso di cambio EUR/USD si trova a quota 1,3122 – la sua tendenza è al rialzo ed abbiamo visto una opzione binaria che paga il 150% se alla scadenza del 16 marzo il rapporto salirà a quota 1.341

Prevedere correttamente l’andamento significa guadagnare il 150% sull’investimento, cioè, con un investimento di 100€ il ritorno è di 250€.

Questo vuol dire che se almeno una volta su due l’investimento si conclude positivamente, l’investitore incasserà 250€ con un guadagno netto di 50€.
Per rimanere in pareggio è sufficiente chiudere in positivo 2 investimenti su 5.

Cosa significa stop loss e take profit?

Si tratta di due termini inglesi utilizzati dagli investitori non solo in opzioni, ma in generale in tutti gli altri mercati finanziari, come per esempio per il Forex, per indicare due punti limite.

Stop loss si traduce letteralmente con ferma la perdita, ed in sostanza è l’ordine che l’investitore comunica al proprio broker per indicare il punto di minimo, raggiunto il quale il titolo deve essere venduto.

E’ una sorta di protezione dalle perdite: L’investitore decide ad esempio la perdita massima che è disposto a subire dal calo del prezzo delle azioni possedute, così induvidua un prezzo di stop loss. Se il prezzo dell’azione dovesse scendere fino allo stop loss, il broker ha l’obbligo di vendere il titolo.

Se lo stop loss è una protezione dalle perdite, il take profit all’opposto è un comando di vendita. Qualora il titolo raggiunga il prezzo desiderato, il broker ha l’obbligo di vendere. Esso si traduce con prendi il profitto, cioè, vendi il titolo a quel prezzo perché ritengo che il profitto sia sufficiente.

Esempio:

Dopo un’attenta analisi su un titolo che attualmente ha un prezzo di 50€, ritieni che nelle prossime settimane questo possa crescere, tuttavia pensi sia il caso di limitare le perdite nell’ipotesi in cui le cose dovessero andar male, così stabilisci uno stop loss a 45€.

In questo caso, acquisti il titolo a 50€ e aspetti che lo stesso sale di prezzo. Ma se invece di salire il mercato scende? Avendo fissato un limite alle perdite, il tuo broker ha l’obbligo di vendere se il prezzo del titolo toccasse quota 45€.

Inoltre, siccome sai bene che non bisogna essere troppo avidi, decidi di accontentarti di un profitto di 10€ ad azione. Così comunichi al broker un take profit a 60€. Se il prezzo del titolo dovesse salire a quota 60€, il tuo broker soddisferà l’ordine di vendita e provvederà ad incassare il prezzo di ogni azione.

Fissando lo stopp loss e il take profit, ogni investitore stabilisce una strategia di massima perdita e di massimo profitto. Una volta raggiunto uno dei due punti il titolo sarà venduto. In questo modo non è necessaria una costante presenza davanti al monitor da parte dell’investitore che potrà occuparsi anche di altre attività con la massima serenità.

Le opzioni Out of the money e in the money

Abbiamo visto che il valore intrinseco di una opzione è determinato dallo strike price e dal valore del sottostante.
Adesso vediamo che a seconda dello strike price e del valore del sottostante, una opzione può essere di tipo

1. In the money (ITM)
2. At the money (ATM)
3. Out of the money (OTM)

  • Se il valore del sottostante è superiore al prezzo d’esercizio (nel caso di opzioni call), o viceversa se il valore del sottostante è inferiore al prezzo d’esercizio (nel caso di put), si dice che l’opzione è In the money e il suo valore intrinseco è superiore a zero.

Il termine in the money si traduce in italiano con “dentro il denaro” e quindi indica una opzione in profitto.

Se una opzione ha valore intrinseco positivo allora è in the money.

  • Una opzione si diche che è At the money quando il il valore del sottostante è uguale o molto vicino al prezzo d’esercizio. In questo caso il valore intrinseco dell’opzione è zero o prossimo allo zero.

Da quanto detto emerge che più ci si avvicina alla posizione in the money, maggiore è il valore intrinseco dell’opzione, e quindi il suo prezzo. Più invece ci si avvicina alla posizione at the money,  minore è il valore intrinseco, dunque anche quello dell’opzione.

  • Si parla di posizione Out of the money quando la differenza tra prezzo d’esercizio e valore del sottostante o viceversa è negativo.

Quindi per una call quando il prezzo d’esercizio è maggiore del sottostante, e per una put quando il prezzo d’esercizio è minore del sottostante.
In questi casi, anche se la differenza è negativa il valore intrinseco è pari a zero, abbiamo visto infatti che il valore intrinseco non può mai assumere valore negativo, o è positivo, oppure è pari a zero.

Il termine out of the money si traduce in italiano con “fuori dal denaro”, quindi che non è in profitto.

Se la differenza tra prezzo d’esercizio e sottostante è molto alta si parla anche di opzioni deep in the money nel caso di valore intrinseco positivo, o deep out at the money nell’ipotesi di valore intrinseco pari a zero.

Le opzioni ATM e OTM a causa del loro valore intrinseco basso o nullo hanno un prezzo espresso dal solo valore temporale.
Le opzioni ITM invece hanno un prezzo determinato sia dal valore intrinseco che da quello tempoarale.