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Google e Facebook pronti per l’acquisto di Twitter?

Può esistere un social network di nicchia? La risposta è positiva, se si punta a una redditività bassa. E’ quanto ha sperimentato Twitter, che nell’ultimo anno si è scoperto “meno di massa” rispetto a quanto sperasse. Gli utenti non stanno crescendo, gli introiti nemmeno, sicché la piattaforma cinguettante sembra ormai appannaggio di un pubblico ben definito e circoscritto, forse troppo. Se questa è la dimensione che spetta a Twitter, allora emerge chiaro un problema di competitività, soprattutto rispetto a Facebook, che ha fatto dell’approccio generalista il suo cavallo di battaglia.

Aggiornamento del 19 Ottobre: Google rinuncia all'acquisto e adesso il processo di vendita sembra essere messo in pausa. Il CEO Dorsey dovrà pensare ad altre strategie per rendere Twitter di nuovo un social appetibile per la vendita. Dovrà sfruttare le elezioni presidenziali USA e affrontare gli azionisti il 27 Ottobre, giorno in cui presenterà i suoi dati.

Twitter: bilancio deludente

A pesare è anche un modello economico che non sta portano i risultati sperati e che semplicemente impallidisce rispetto a quelli – efficienti e in grado di muovere grandi volumi di denaro – targati Facebook e Google. Sicché non stupisce che in seno al management si sia fatto largo l’ipotesi della vendita. Meglio abbandonare la nave quando è ancora in buone condizioni, incassare e pensare magari a un altro progetto. Tale ipotesi ha acquisito forza a un anno dall’investitura a Ceo di Jack Dorsey, giudicato da alcuni analisti, piuttosto scettici a dire il vero, come l’ultima carta da giocare per far compiere il salto di qualità a Twitter. A spingere i piani alti alla vendita vi è anche il palese interessamento di alcuni importanti nomi. Su tutti Google, Facebook e SaleForce. Quest’ultimo, a dire il vero, ha abbandonato l'idea di acquisto di Twitter. Il costo dell’operazione si aggirerebbe sui 20 miliardi, un po’ troppo per un’azienda che, nonostante sia un colosso del cloud, ha recentemente ricapitalizzato per 49 miliardi. Nello specifico, lo stop sarebbe arrivato da Fidelity Investment, l’azionista di maggioranza.

Facebook: monopolista dei social network

Dunque, se Disney non sarà della partita (si era fatto anche questo nome) la sfida si giocherà tra Google e Facebook. Sarebbero palesi, a questo punto, i piani di Zuckemberg. In primo luogo, concorrere con Big G per il predominio del mondo di internet, ancora in mano al colosso di Mountain View. Secondariamente, diventare una specie di monopolista dei social network. Va ricordato, infatti, che Facebook possiede Whatsapp. Forse sarebbe meglio non tifare per Zuckemberg, almeno a giudicare dall’uso che sta facendo dall’inaspettata liaison. Si vocifera, infatti, che sarebbe in cantiere un collegamento tra gli account Whatsapp e i profili Facebook. Lo scopo sarebbe quello di mostrare agli utenti del social inserzioni più pertinenti. Ciononostante, i rischi sul fronte della privacy sono evidenti. Per adesso, tuttavia, si è assistito solo a un cambiamento dei termini di servizio in senso non restrittivo.

Twitter, FB e Google in borsa

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Le azioni Twitter sono quasi ai minimi storici e recentemente hanno nuovamente violato il primo importante supporto di 17.60 dollari. Se non si registra un ritorno veloce sopra tale valore allora si rischia di rivedere le quotazioni anche verso 14 dollari. La sensazione è che i possibili acquirenti interessati stiano aspettando un miglior prezzo per lanciare un'opa e contrattare un miglior prezzo.

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Le azioni Facebook invece continuano a mostrare un chiaro trend rialzista che si è attualmente stabilizzato tra 125 e 132 dollari. Dal grafico weekly si evidenzia il primo supporto a 118 dollari circa. Sul supporto sarebbe molto interessante rientrare al rialzo.

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Anche per le azioni Google (Alphabet inc.) mostrano un rallentamento del trend rialzista nelle ultime settimane e un supporto (ideale per un possibile nuovo acquisto di lungo periodo) intorno a 735 dollari.

Apple vs Google: sfida per smartphone e automobili

Con la conferenza di San Francisco, la sfida tra Apple e Google è entrata nel vivo. Big G ha presentato due nuovi smartphone: Pixel e Pixel XL. Niente di nuovo all’orizzonte, potrebbe dire qualcuno. D’altronde il colosso di Larry Page ha esordito sei anni fa con il Nexus. Eppure gli elementi di novità ci sono.

Innanzitutto, questa volta Google non ha demandato a terzi la produzione del suo smartphone. Se in passato si era affidata a LG e ad Huawei, ora è tutto farina del suo sacco (eccetto per l’assemblaggio, realizzato da Htc) e infatti è ben visibile il logo dell’azienda. In secondo luogo, sia Pixel che Pixel XL promettono un passo in avanti notevoli nell’insidioso terreno dell’intelligenza artificiale.

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Il segreto sta nell’integrazione tra smartphone e universo Google

Il sistema prende il nome di “Assistente Google Integrato” e consente agli utenti di “parlare” con il cellulare, il quale per rispondere fa appello, in maniera immediata e automatica, alle risorse del motore di ricerca più famoso al mondo. Basta un semplice “buongiorno” pronunciato la mattina per ricevere informazioni vocali sul traffico e sul meteo. L’integrazione viene declinata anche nella possibilità di salvare le foto e in genere i file sui server di Google, dunque senza limiti di spazio. Non poteva mancare la realtà virtuale, qui offerta dalla possibilità di inserire i due smartphone nel DayDream.

Pixel e Pixel XL sono concepiti come dispositivi di alta gamma. Il prezzo parte infatti da 649 dollari. La batteria ha un’autonomia di sette ore e può essere ricaricate in solo quindici minuti grazie alla modalità “ricarica veloce”. Lo schermo misura rispettivamente 5 e 5,5 pollici.

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Progetto Apple Car e Titan

La sfida tra Google e Apple si arricchisce quindi di un nuovo capitolo, dopo che quello “sulle automobili” ha fatto segnare un provvisorio uno a zero per Mountain View. Il progetto “Titan”, incentro sulla Apple Car, un automobile senza pilota, si è arenato a metà settembre, almeno secondo le voci di corridoio. Sicuramente c’è stato un reset al progetto, che quindi partirà da capo. E’ quanto avrebbe deciso Bob Mansfield, manager scelto da Tim Cook, già noto per essere stato uno stretto collaboratore del fu Steve Jobs. Troppo irti gli ostacoli, troppo difficili da padroneggiare le tecnologie necessarie a realizzare un prodotto sicuro ed efficiente. Eppure le premesse erano buone: Titan sarebbe dovuto andare in porto entro tre o quattro anni e avrebbe dovuto insediare il predominio di Uber, oltre che battere Google car.

Apple e Google in borsa

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In borsa i titoli hanno reagito bene alle ultime news ed entrambi hanno ripreso il trend rialzista che li ha portati sui massimi del 2016. Tuttavia Google è vicino ai massimi storici e le resistenze si fanno sentire. La rottura dei massimi potrebbe spingere il titolo oltre i 900 dollari.

Supporti azioni Google: il livello chiave per Google è tra 790 e 810 dollari. Sotto tali prezzi potremmo assistere a movimenti ribassisti fino a 740 dollari.

Per il titolo Apple si è creato un forte movimento rialzista che ha scongiurato altri minimi annuali e ha riportato in poco tempo le quotazioni sopra 112 dollari.

Supporti azioni Apple: il supporto di 112 dollari è il livello che assicura ai trader la possibilità di rivedere nuovi massimi. Tecnicamente è possibile investire al rialzo finchè i prezzi si mantengono sopra tale supporto.