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Cosa sta accadendo alle banche (non solo italiane)?

Ultimamente il sistema bancario italiano ha fatto parlare di sé per via delle tempeste che hanno coinvolto alcuni suoi istituti di credito. Tra salvataggi di stato, cordate tra istituti e inchieste, sembra proprio che non ci sia pace per il comparto bancario italiano!

Banche a rischio fallimento?

Le banche italiane stanno soffrendo per molte ragioni: perché hanno dei consigli di amministrazioni poco capace, un regime di sorveglianza che fa acqua da tutte le parti, e perché sono piene di crediti rivelatisi poi inesigibili e di prodotti finanziari “tossici” che hanno favorito la speculazione finanziaria. Prima con Monte dei Paschi di Siena per cui si sta cercando tuttora una soluzione, e poi con le varie Banca Marche, Banca Etruria, Cariferrara e Carichieti, il governo si ritrova con più di una gatta da pelare.

Ciò significa che se non tutte le banche sono a rischio fallimento, in Italia c'è effettivamente un clima di poca fiducia circa il fatto che alcuni istituti possano continuare a farcela. Per questa ragione il governo sta cercando di intervenire come può, pur rispettando i limiti imposti dal Bail In secondo il quale sono vietati aiuti alle banche effettuati con soldi pubblici.

Cosa nasconde la Germania?

DBK.GERWeekly

Ma a quanto sembra il problema delle banche in difficoltà non è solo ed esclusivamente italiano, anzi, anche dalla Germania ci sono avvisaglie in merito al fatto che "qualcosa non va". La Deutsche Bank, che è la banca più importante della Germania, è stata travolta a più riprese dagli scandali interni e anche in quest'ultimo periodo ci sono elementi che ne stanno compromettendo il volto di solidità e impeccabilità che aveva tentato di darsi.

Dietro il nome di Deutsche Bank, anni fa si nascondeva un gruppo che si proponeva come l'orgoglio della Germania, come la punta di diamante del sistema finanziario made in German. Ma le cose sono cambiate: da un po' di tempo a questa parte le azioni del gruppo hanno visto dimezzare il loro valore in appena un anno di tempo, e l'istituto si vede ora costretto a tagliare circa 9mila posti di lavoro e a chiudere 200 filiali entro il prossimo anno; per non parlare poi degli azionisti, che potrebbero ritrovarsi a perdere i dividendi seguendo una scia già tracciata nel 2015.

Il titolo è adesso in forte tendenza ribassista e potrebbe raggiungere i minimo del 2008 a 7,35 euro! – vedi quotazioni in tempo reale QUI

Mentre Angela Merkel chiede al governo italiano di attenersi alle regole del Bail In e di non intervenire con denaro pubblico per salvare le sue banche in difficoltà, sotto sotto, in Germania, la Deutsche Bank potrebbe avere bisogno di un aiuto del tutto simile da parte della cancelleria tedesca. In pochi ne parlano – men che meno la Germania stessa – ma il gruppo capitanato da Paul Achleitner ha un core capital ratio in continua discesa, e la stessa figura di Achleitner è stata posta sotto accusa per aver contribuito al tracollo dell'istituto.

Sono poi quasi 8mila i procedimenti giudiziari nei quali è precipitata Deutsche Bank, con accuse che vanno dal riciclaggio di denaro fino alla manipolazione dei cambi, passando per l'accusa (tutta italiana) di aver alterato il mercato dei titoli nel primo semestre 2011 con l'obiettivo di favorire una crisi politica dell'Italia a cui effettivamente seguì un cambio di governo.

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Banche adesso più sicure: maxidecreto del Governo

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi (S) con il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan a palazzo Chigi a RomaDopo diversi rinvii e attese il Consiglio dei Ministri vara la riforma delle banche, escludendo la parte che riguarda i quattro istituti locali falliti (banche Etruria, Marche, Chieti e Ferrara), affidate invece a un altro decreto del ministero dell’Economia.

Dopo l’ok di Bruxelles rimangono confermate invece le nuove garanzie per le banche che si trovano in difficoltà, le agevolazioni sulle garanzie immobiliari e ipotecarie, la riorganizzazione delle banche di credito cooperativo in una sola holding.

Renzi spiega che la riforma ha l’obiettivo principale di rafforzare il nostro sistema bancario, per renderlo più resistente agli shock, mettere gli istituti di credito nelle condizioni di finanziare adeguatamente l’economia reale al fine di favorire la crescita e l’occupazione. Renzi inoltre spiega che nel decreto mancano le misure che riguardano le quattro banche fallite e che i meccanismi dei rimborsi per i risparmiatori saranno avviati da un altro decreto ministeriale che varrà varato nei prossimi giorni. Ma vediamo da vicino i singoli aspetti della riforma.

falling-marketsBanche di credito cooperativo: nasce una nuova holding capogruppo

Innanzi tutto con la riforma nasce l’idea di una holding capogruppo con un patrimonio di almeno un miliardo di euro, che si costituirà entro 18 mesi e accoglierà le 364 banche di credito cooperativo che operano in Italia. Questa nuova società vincolerà le singole banche di credito cooperativo con contratti di coesione che le assegneranno poteri di indirizzo strategico, di vigilanza ecc., garantendo sempre la loro autonomia. Le banche comunque potranno scegliere se aderire o meno alla holding e dunque rimanere cooperative, a patto che abbiano un patrimonio minimo di 200 milioni di euro e di versare allo Stato il 20% per mantenere le riserve.

Garanzia statale per le sofferenze bancarie

Con l’ok di Bruxelles si avvia anche un meccanismo di garanzia, la c.d. Garanzia cartolarizzazione sofferenze (Gacs), che consente alle banche in sofferenza di richiedere l’attivazione di tale garanzia. Non è un vero e proprio aiuto di Stato in quanto tale garanzia verrà remunerata in riferimento ai prezzi di mercato dei contratti di assicurazione dal rischio di default delle banche italiane.

Garanzia immobiliari e ipotecarie

Il decreto inoltre contiene un’importante misura che consente di ridurre notevolmente le tempistiche di recupero e di esame delle garanzie immobiliari e ipotecarie, per i crediti vantati dalle banche. In questo modo vengono eliminati dunque dalla legge delega sui fallimenti alcune norme che prevedono tempi di approvazione molto più lunghi. Tra queste misure vi è anche lo stop per tutto il 2016 dell’imposta di registro.

Le borse reagiscono positivamente

Titoli azionari bancari al rialzo

Le principali notizie rassicuranti nel settore bancario hanno spinto al rialzo alcuni dei titoli bancari che avevano sofferto. Si registrano movimenti di recupero che potrebbero essere intesi come reazioni tecniche da ipervenduto.

Ecco giustificato il motivo per cui da inzio anno 7 titoli azionari su 10 dei maggiori ribassi appartengono ad istituti bancari:

crollo azioni banche italiane

Tra i vari titoli a peggior perfomance rimane MPS che ha perso quasi il 63%, seguono UBI Banca e Banco Popolare (che si apprestano ad una fusione aziendale). Destano preoccupazioni anche le quotazioni di Unicredit che ha perso da inizio anno quasi il 40%.

Prospettive e previsioni di borsa per Unicredit

Non si placa la tendenza ribassista delle quotazioni di Unicredit che hanno solo realizzato un rimbalzo dai minimi del 2012. 

UNCRDWeekly

Il grafico weekly sopra rappresentato ci mostra un potenziale rimbalzo dai livelli attuali fino a 3.55 euro e successivamente finoa 4.40. Tuttavia non ci sono segnali trading che ci possono confermate tale movimento di rimbalzo e quindi non si può valutare un entrata rialzista a basso rischio. La minaccia di nuovi minimi è sempre altamente probabile in questo momento di forte indecisione dei mercati finanziari.