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Curva di Laffer + Burger King + Tasse di Matteo Nobile

Anche questa settimana ospitiamo una traccia della newsletter settimanale del nostro caro amico Matteo Nobile che si concentra sulla continua ricerca di come pagare meno tasse da parte delle aziende multinazionali, come per la recente acquisizione per motivi fiscali di Burger King. Buona Lettura!

In settimana ha fatto scalpore la notizia riguardo all'acquisizione di Tim Horton (un fast food canadese) da parte della statunitense Burger King. 

Una delle tante notizie relative alle operazioni di M&A, se non fosse che, nonostante le smentite da parte di Burger King, l'operazione ha tutta l'aria di essere più legata a questioni fiscali che non di espansione organica. 

Burger King ha infatti annunciato anche che probabilmente sposterà la sede legale in Canada.

Non sono particolarmente ferrato nelle questioni fiscali, ma a quanto pare, lo spostamento permette di evitare un sacco di tassazione e ad approfittare di aliquote più basse. 

Sui giornali si è presentato poi il “gioco” degli utili all'estero delle società USA, tanto amato da Amazon, Google, Apple e altre società tecnologiche. 

A quanto sembra, se la Burger King vende un'hamburger a New York (o in qualunque altra città USA), il fisco federale si prende circa il 30% del guadagno. 

Lo stesso hamburger, venduto fuori dagli USA, non viene invece tassato fino a quando l'utile (il cash) non viene rimpatriato. Il che significa che se la Burger King (o qualunque altra società), può usare questi ricavi all'estero, continuerà ad avere un utile non tassato. 

Il governo ha lanciato una sorta di campagna mediatica legata al patriottismo e a quanto male faccia agli USA questa pratica… ma si è guardato bene dal modificare il codice fiscale per chiudere questo “buco”. 

È solo l'ennesima storia di fiscalità, di mezzi e mezzucci utilizzati per pagare meno tasse. 

I governi si appellano al patriottismo e al senso del dovere, gli imprenditori al fatto che le tasse sono eccessive e soprattutto che loro sono ben più efficienti nel creare posti di lavoro reali rispetto alle promesse governative. 

Per quanto si faccia un sacco di retorica su questi aspetti, portando aneddoti di ogni genere, c'è un fondamento accademico a questo problema, detto curva di Laffer

Laffer ha dimostrato (empiricamente) che se la tassazione supera un certo livello, il tassato smette di cercare di produrre utile, in quanto lo sforzo extra non porta praticamente nulla nelle sue tasche. È facile pensare che con una tassazione al 100%, nessuno si preoccuperebbe di lavorare e avremmo un sistema simile al comunismo. 

Quale sia il punto di equilibrio, con quale tassazione si massimizzano le entrate senza per questo distruggere l'innovazione è difficile dirlo ed è altrettanto facile pensare che dipende molto da come il governo utilizza i soldi incassati. 

Un governo efficiente che lavora per costruire infrastrutture e proporre ottimi quadri legali pro attività, probabilmente ha meno problemi a mantenere una pressione fiscale relativamente alta. Un governo incapace che lavora solo per mantenere sé stesso e raccogliere capitali da riversare a disoccupati e assistiti probabilmente farà molta fatica ad aumentare le proprie aliquote per incrementare le entrate. 

Sarebbe quindi possibile determinare l'efficienza di un governo in funzione della pressione fiscale reale che riesce ad applicare… peccato che da una parte questi processi richiedano anni per essere applicati, anni nei quali i governi stessi cambiano; dall'altra l'impatto fiscale è dato da una quantità di fattori che se nell'insieme costituiscono la pressione complessiva, nelle singole parti hanno effetti diversi, con percezioni diverse da parte di chi è stato tassato.

+500

Antonio

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