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Fineco vs IqOption: qual è il broker migliore?

Fineco vs IqOption: due broker autorizzati completamente diversi. La prima è una banca italiana in senso letterale, che concepisce il trading online come un servizio aggiuntivo e si presta pure come broker forex, cfd e di opzioni binarie. La seconda è una società che si dedica quasi esclusivamente al trading online opzioni binarie. Questa natura così tanto difforme pone in essere differenze per ciò che concerne l’offerta riservata ai trader? Ecco una breve ma esaustiva analisi comparata di Fineco e IqOption.

Fineco vs IqOption: le piattaforme trading

Tra gli elementi da prendere in considerazione spicca l’offerta di piattaforme trading. In entrambi i casi, i broker opzioni binarie mettono a disposizione piattaforme web proprietarie. Il punto in comune è la presenza di piattaforme di stampo classico, che richiedono l’installazione di un software, piattaforme web, e di piattaforme per il mobile trading.

Fineco, in particolare, offre una piattaforma di trading per opzioni binarie piuttosto tipica (Logos Time) e una piattaforma utilizzabile su smartphone e tablet (Logos app). La prima offre book verticale a 10 livello e grafici professionali con 5 anni di storico. La seconda consente di visualizzare grafici intraday e prevede un book a 5 livelli.

IqOtion offre l’innovativa piattaforma IqOption 4.0, rilasciata a dicembre 2015, compatibile con tutti i sistemi operativi Windows dal 7 al 10 e con il Mac OS X. Richiede una memoria RAM di 2 giga, una scheda grafica con supporto Open GL ES 2.0, uno spazio su hard disk di 17.3 mb. IqOption mette a disposizione anche una versione mobile, praticamente identica a quella desktop.

Fineco vs IqOption: opzioni binarie

Per quanto riguarda il rendimento delle opzioni binarie con Fineco, si segnalano solo buone notizie:

  • Il rendimento medio per le opzioni binarie CALL/PUT si aggira intorno all’80%
  • Il rendimento massimo è invece dell’85%
  • L'investimento minimo con Fineco è di 25 euro

Iqoption invece non fa pagare costi di gestione o di giacenza. Il rendimento, poi, è leggermente più alto. La media è la stessa di Fineco ma il rendimento massimo corrisponde al 91%.

  • rendimento medio 85%
  • rendimento massimo 91%
  • investimento minimo di 1 euro (visita il sito www.iqoption.com)
  • deposito minimo di 10 euro

Differenze Fineco e IqOption

Anche per ciò che concerne l’offerta si segnalano importanti differenze. L’alternativa di Fineco, pur garantendo performance elevate, non offre molta scelta. L’unica tipologia di opzione disponibile è la CALL/PUT, che impone al trader di stabilire se il prezzo scenderà o salirà alla scadenza dell’operazione. Più ampia l’offerta di IqOption, che consente al trader di scegliere tra le CALL/PUT e le opzioni binarie Turbo. Queste ultime prevedono infatti scadenze davvero brevi e che vanno dai 60 secondi ai 3 minuti. Insomma, offrono l’opportunità di praticare il “trading veloce”.

Confronto broker iqoption vs Fineco
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Conto Demo GRATIS e illimitato Nessun Conto Demo
Trading da 1 euro Trading minimo 25 euro
Deposito da 10 euro Deposito da 100 euro
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Rendimenti fino a 91% Rendimenti tra 70% e 80%
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Si segnalano differenze, infine, anche per quanto riguarda le soglie minime. Con Fineco, ogni trade deve mettere sul piatto almeno 25 euro, che è comunque molto meno di quanto stabiliscano altre banche. IqOption, però, dà la possibilità di tradare anche con 1 euro.

Tassazione forex e opzioni binarie

I costi di Fineco sono in media più alti. Dopotutto è una banca e in quanto tale sottopone il capital gain direttamente a tassazione. Ciò vuol dire che a fine giornata il trader lamenterà un ammanco pari al 26% di quanto guadagnato. Va detto, però, che a differenza delle altre banche Fineco concede attivazione e negoziazione gratuite.

IqOption, di contro, non sottopone i trader a tassazione automatica.

Bitcoin cosa sono i Bitcoin e la Blockchain

Con il termine “Bitcoin” si intende la più celebre valuta elettronica (criptovaluta) attualmente in circolazione. Rappresenta una case study molto particolare, in quanto è la prima moneta di questo tipo a ricoprire una certa importanza e offrire opportunità di investimento degne di nota. La sua caratteristica principale è la decentralizzazione. Non esiste un ente che in qualche modo ne regola il valore, dunque un equivalente della banca centrale. Il Bitcoin è in totale balìa della legge della domanda e dell’offerta.

Il Bitcoin è salito alla ribalta a causa della sua volatilità, che innesca spesso trend rialzisti particolarmente intensi. E’ sufficiente osservare il grafico a un anno per rendersene conto. Attualmente, un Bitcoin vale circa 736 euro. Sei mesi fa, tuttavia, ne valeva 685; un anno fa “solo” 305. 

Nel 2013 il suo valore superò i 1000 dollari, ovvero valeva più dell'Oro. 

Fare trading di bitcoin: come iniziare

Il Bitcoin è molto utilizzato dai trader che amano la volatilità e anche i broker forex stanno iniziando ad offrire le quotazioni della criptovaluta. Tra i broker innovatori troviamo:

  • IQoption con opzioni binarie bitcoin
  • Plus500 con le quotazioni di bitcoin e litecoin
  • TheRockTrading (broker specializzato nel trading di criptovalute con servizi aggiuntivi come Carta Prepagata e eWallet) – visita il sito ufficiale QUI

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Bitcoin mining e altre particolarità

Il Bitcoin è nato nel 2009 da un informatico praticamente sconosciuto, di cui è noto solo lo pseudonimo: Satoshi Nakamoto. L’idea di base è geniale: creare una valuta priva di padrone, che quindi fosse in mano – certo da un punto di vista meramente teorico – solo dei suoi utilizzatori. L’idea è sostenibile perché viene declinata in un modello tutto sommato equilibrato, che coinvolge il concetto di “emissione della moneta su basi logaritmiche”. Ciascun Bitcoin, infatti, viene creato a seguito di un processo di calcolo molto complesso, secondo dei ritmi prevedibili. La quantità di moneta, come ha dichiarato lo stesso creatore, tende asintoticamente a 21 milioni.

Come si fa a ottenere dei Bitcoin?

Le strade sono due. E’ possibile acquistarlo, come si fa per le altre valute. E’ possibile, tuttavia, anche “estrarlo”. Dal momento che ogni unità viene generata a partire da un calcolo, quindi è coperta da un codice, si può in linea teorica individuare il codice per mezzo di un computer. E’ necessaria, tuttavia, una potenza di calcolo di gran lunga superiore a quella di qualsiasi pc domestico. Per tale motivo, si formano con regolarità dei gruppi di “mining” che condividono le proprie risorse e letteralmente “estrapolano” le monete.

Blockchain: una soluzione all’instabilità

La natura stessa del Bitcoin pone in essere alcuni rischi. Il nodo principale è la sicurezza delle transazioni, quindi la loro tracciabilità. Il tema è emerso a partire dal 2014, anno in cui sono scoppiati alcuni scandali. In uno dei più rilevanti il CEO di una società di scambio di moneta viruale, Mark Karpeles, è riuscito letteralmente a “fregare” l’equivalente di 350 milioni di dollari in Bitcoin.

Per questo motivo, è stato affinato il meccanismo della Blockchain (“catena di sant’Antonio in inglese), un sistema che offrirebbe svariate garanzie di sicurezza. E’, in estrema sintesi, un registro pubblico delle transizioni che segue un ordine cronologico, il libro contabile della valuta virtuale. Si è dimostrato molto efficace nella prevenzione del double spending, ossia dell’illecito per mezzo del quale un utente spende due volte lo stesso Bitcoin (e che sta alla base degli scandali).

Blockchain funziona in modo abbastanza semplice. E’ disponibile sotto forma di database, viene condiviso in peer-to-perr. Ciascun utente può scaricarlo e, proprio come succede in Torrent, diventare un nodo della rete. E’ un modo intelligente di garantire affidabilità e sicurezza in quanto assegna agli stessi utenti il ruolo di controllore.

L'intera rete di nodi è distribuita nel mondo e collegata e non modificabile. Nessun Hacker avrà la possibilità di modificare i nodi. Sulla base di questo elevato standand di sicurezza sono nati diversi progetti bancari legati alla blockchain.

Banche, istituti di moneta e diversi investitori della finanza e dell'informatica stanno creando strutture basate sulla blockchain ma con finalità differenti come:

  • banche dati sicure per informazioni mediche
  • banche dati sicure per il trasferimento di denaro in tutto il mondo e a bassi costi (oggi trasferire denaro nel mondo è ancora molto costoso perchè esistono diversi circuiti bancari che non dialogano tra loro)
  • banche dati per il trasferimento o la conservazione di dati personali

EuroProfTrader: truffa o sistema miracoloso?

Navigando nella rete, ci si imbatte spesso nelle assillanti pubblicità di EuroProfTrader, un software che promette ai suoi utenti guadagni ingenti, per giunta in poco tempo. Ci si può fidare?

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Internet è pieno di sistemi di opzioni binarie che promettono di guadagnare online. Tutto legittimo e, in linea teorica, nemmeno sorprendente. Si tratta di broker opzioni binarie di comprovata esperienza che propongono sistemi, in genere “a base di segnali”, in grado di rendere più semplici le attività degli investitori. Uno su tutti il famoso broker 24Option.

EuroProfTrader: puzza di truffa e scam

Un aspetto positivo, e che gioca a favore di EuroProfTrader, e che a disposizione della curiosità degli utenti non c’è solo una landing page, ma un intero sito. Se si indaga un po’, tuttavia, emergono candidamente alcuni elementi poco convincenti. In primo luogo, la natura del messaggio.

Il consiglio che tutti i trader principianti imparano ad adottare è che bisogna diffidare da chi promette la luna.

Ed EuroProfTrader promette esattamente questo: come giudichereste un guadagno di 9.000 euro già al primo mese e con un capitale di partenza di poche centinaia di euro? A “sostegno” di tale promessa, il sito riporta l’esperienza di un signore che nella sua “vita precedente” (precedente all’acquisto del software, ovviamente) era un operaio. Ebbene, già solo questo basterebbe per tenersi alla larga da EuroProf Trader.

Un altro aspetto del messaggio pubblicitario che convince ben poco riguarda la scadenza della promozione. Il programma viene dato in promozione: costa in realtà solo 400 euro, ma per ora viene consegnato gratuitamente. E’ una formula di vendita ormai abusata, degna del miglior – o peggior – Giorgio Mastrota e che non depone certamente a favore.

Ma le bizzarrie non finiscono certo qui. Nella versione italiana del sito si legge che il software è stato sviluppato da un tal dei tali che ripone al nome di Pietro Mazzotta, che tra le altre cose introduce il funzionamento del programma. Peccato che nella versione tedesca l’italianissimo Pietro Mazzotta si trasformi in Stephan Klossingen e, ci possiamo giurare, in tante altre persone a seconda della versione del sito. E’ evidente che siamo di fronte a un deficit di trasparenza colossale.

Attenzione ai broker sconosciuti e senza licenze

La vera ragion d’essere di EuroProfTrader la si scopre indagando sul funzionamento. L’utente si iscrive gratuitamente, certo, ma prima di installare il programma è obbligato ad aprire un conto presso uno dei broker consigliati dal software stesso. Broker totalmente sconosciuti, totalmente estranei al circuito informativo. Broker-truffa, è lecito suppore. Ecco che lo spesso strato di menzogne si dissolve come neve al sole: EuroProfTrader è semplicemente un metodo per obbligare internauti con poca esperienza a depositare denaro in broker di ultima categoria, potenzialmente molto pericolosi.

Non fatevi ingannare dalle recensioni. Sono molto positive ma, come si evince chiaramente dai toni e da lessico utilizzai (seguono tutte lo stesso schema) sono fasulle. Quelle negative, che sono varie in quanto vergate da persone reali che, purtroppo per loro, hanno utilizzato il programma, sono da considerarsi veritiere. E dicono tutte la stessa cosa: EuroprofTrader è una truffa, quindi è bene tenersi alla larga.

Broker truffa e ingannevoli

Vi ricordiamo che Guidatrading ha sempre messo alla luce i peggior broker del web. I broker truffa, i broker senza licenza, i finti broker. Soprattutto grazie alle numerose segnalazioni che ci sono arrivate da voi lettori.

Vi preghiamo di continuare a mandarci altre segnalazioni in modo da poterle inserire nel nostro elenco di broker truffa scam che è disponibile qui: http://guidatrading.com/truffa-agf-markets-conto-gestito-opzioni-binarie-altri-sviluppi/

Sistemi e strategie opzioni binarie funzionanti e sicure

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Se siete degli appassionati di trading opzioni binarie e volete costruire un robot per il trading automatico opzioni binarie allora la vostra scelta deve ricadere sul broker IQoption. Come vi avevamo già detto in precedenza, IQoption è il primo broker a offrire ai trader uno strumento di programmazione semplice e immediato per creare i robot opzioni binarie.

Il trader può costruire in pochi passi il proprio personale sistema di trading opzioni binarie oppure può utilizzare GRATIS una delle tante strategie opzioni binarie già presenti e create da altri trader. L'elenco dei robot opzioni binarie è in costante aggiornamento:

  1. puoi vedere lo storico, le performance e il capitale minimo richiesto
  2. puoi simulare uno storico personalizzato sulle coppie di valute, azioni o indici che ti interessano
  3. puoi modificare il tuo robot in ogni momento e aggiornarlo e migliorarlo
  4. puoi applicare il robot su conti demo per verificare il corretto funzionamento

Trading oro: tutto quello che serve sapere

ll trading oro, nonostante la proliferazione di nuovi strumenti finanziari e la crescente importanza di altri asset com i diamanti e il platino, è un investimento ancora molto apprezzato. Il favore che detiene presso gli investitori non dipende solo da una questione ideologica, dalla sua fama e dalla reputazione pregressa. Il trading oro, specialmente durante periodi circoscritti, può essere redditizio. Le finalità sono due: investire per risparmiare, investire per speculare. A seconda di quale obiettivo si stabilisce si adotteranno certi comportamenti piuttosto che altri.

L’oro è un bene rifugio così come l'argento. Su questo compete con il dollaro, al limite – e solo a determinate condizioni – con l’euro, ma non c’è dubbio: quando il mercato è in crisi, l’oro è sempre una scelta saggia. Questo vale soprattutto nei periodi in cui le monete entrano in sofferenze, sono sull’orlo o stanno combattendo la cosiddetta guerra delle valute. Il legame tra trading oro e valute è assai volatile, anche perché i tempi del Gold Standard (il regime di cambi fissi dollaro-oro) sono finiti da un pezzo, dunque foriero di opportunità dal punto di vista speculativo.

Oro fisico vs trading oro finanziario

La prima scelta che chi vuole investire in oro è costretto a compiere riguarda l’essenza stessa del metallo giallo. Le strade sono due: oro fisico, trading oro finanziario. A dispetto di quanto possa suggerire il senso comune, chi commercia in “gold” di dorato non ha proprio nulla, e in genere si ritrova con un pezzo di carta, dunque un titolo che rappresenta l'oro. Si definisce trading oro finanziario, un prodotto che ha l’oro come sottostante o che è comunque fortemente legato ad esso. Il riferimento più frequente è agli Etf (ad esempio ETFS PHYSICAL GOLD), dei fondi particolari in cui il matallo viene negoziato. Un modo alternativo per il trading oro finanziario è utilizzare i futures. Strumento molto difficile da maneggiare, poco adatto ai principianti. Consiste in una sorta di contratto che vincola una parta a cedere l’asset all’altra a un determinato prezzo e a una precisa data. L’oro fisico è invece il classico lingotto. Che differenza c’è tra i due? L’oro finanziario ha costi di transazione quasi nulli, ciò è dovuto al fatto che è immateriale, dunque non deve essere concretamente trasferito. L’oro fisico invece impone spese di questo tipo, nonché costi per il deposito in tutta sicurezza (es. nei caveu). Il lingotto, poi, con il tempo si deteriora, sebbene a un ritmo minore rispetto agli altri metalli, perdendo il suo valore.

trading oro

Prezzo dell’oro: quando scende e quando sale

L’abbiamo già anticipato. L’oro fa gola agli investitori soprattutto durante i periodi di crisi. Ne consegue che quando il contesto entra in sofferenza (crisi economica, finanziaria etc.) il prezzo dell’oro sale proprio perché c’è più domanda del bene rifugio. Nello specifico, l’oro “sale” quando i competitor come dollaro o euro per un motivo o per un altro si indeboliscono. Può accadere che a seguito di un crollo della crescita economica della zona euro aumenta a dismisura l’offerta di moneta, causando sia su basi tecniche che di sentiment un deprezzamento della valuta. Una politica monetaria espansiva, in linea teorica, porta a una svalutazione. Non è un caso che il dollaro sia crollato, principalmente rispetto all’euro, durante il Quantitative Easing della Fed.

Tornando all’oro, se una valuta si indebolisce, gli investitori corrono ai riparo puntando su qualcos’altro. E l’oro è sempre lì, in grado di dare certezze, oggi come ieri, anche nei periodi più tempestosi. Un esempio di questo meccanismo è il trend positivo che ha raggiunto il suo apice a Febbraio 2016. In quei mesi, gli Stati Uniti hanno tradito le loro attese di crescita economica, mostrando in modo chiaro che la crescita sostenuta era una chimera e che l’America, ma il mondo in generale, avrebbe fatto i conti per ancora molto tempo con un aumento del Pil sì costante, ma anche piuttosto moderato.

Riepilogando possiamo dire:

  • l'Oro sale se le borse azionarie scendono
  • l'Oro sale se si accentua la crisi economica
  • l'Oro sale se le banche centrali tagliano i tassi di interesse 
  • l'Oro sale se aumentano le riserve auree mondiali

Le riserve auree

Un elemento che influenza il prezzo dell’oro e allo stesso tempo ne risulta influenzato è costituito alle riserve auree. Ogni stato, certo in misura diversa, detiene una riserva in oro. E’ un modo per coprire il bisogno di liquidità in caso di eventi eccezionali, come l’esplosione dell’inflazione. Non è un caso che l’Italia sia il terzo paese al mondo per deposito aureo: 2451 tonnellate a settembre 2014 contro le 3384 della Germania e le 8133 degli Stati Uniti. L’Italia e la Germania, infatti, hanno attraversato periodi di forte inflazioni in passato e ciò ha incoraggiato l’accumulo di oro. Per la cronaca, appena sotto il Bel Paese in questa speciale classifica si trovano la Francia con 2435 e la Cina con 1161. Come mai il colosso asiatico possiede così poco oro? Il motivo risiede in un semplice fatto: Pechino, anche per ragioni di competitività economica e opportunità politica, ha deciso di puntare sulle riserve in valuta estera (in merito alla quale primeggia).

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Il prezzo dell’oro influenza la grandezza delle riserve: se le quotazioni sono in crescita, gli Stati acquistano oro in modo da coprire una liquidità maggiore. A sua volta, il prezzo dell’oro è influenzato dai movimenti e dai cambiamenti nelle riserve: quando uno Stato acquista grandi quantità d’oro, il suo prezzo sale perché, fatalmente, si restringe l’offerta.

E’ possibile trovare dati sulle riserve auree in molti siti ufficiali e non. Il più frequentato, in quanto molto completo (oltre ai dati nudi e puri propone anche notizie e approfondimenti) è Gold.org, gestito dalla World Gold Council.

Google e Facebook pronti per l’acquisto di Twitter?

Può esistere un social network di nicchia? La risposta è positiva, se si punta a una redditività bassa. E’ quanto ha sperimentato Twitter, che nell’ultimo anno si è scoperto “meno di massa” rispetto a quanto sperasse. Gli utenti non stanno crescendo, gli introiti nemmeno, sicché la piattaforma cinguettante sembra ormai appannaggio di un pubblico ben definito e circoscritto, forse troppo. Se questa è la dimensione che spetta a Twitter, allora emerge chiaro un problema di competitività, soprattutto rispetto a Facebook, che ha fatto dell’approccio generalista il suo cavallo di battaglia.

Aggiornamento del 19 Ottobre: Google rinuncia all'acquisto e adesso il processo di vendita sembra essere messo in pausa. Il CEO Dorsey dovrà pensare ad altre strategie per rendere Twitter di nuovo un social appetibile per la vendita. Dovrà sfruttare le elezioni presidenziali USA e affrontare gli azionisti il 27 Ottobre, giorno in cui presenterà i suoi dati.

Twitter: bilancio deludente

A pesare è anche un modello economico che non sta portano i risultati sperati e che semplicemente impallidisce rispetto a quelli – efficienti e in grado di muovere grandi volumi di denaro – targati Facebook e Google. Sicché non stupisce che in seno al management si sia fatto largo l’ipotesi della vendita. Meglio abbandonare la nave quando è ancora in buone condizioni, incassare e pensare magari a un altro progetto. Tale ipotesi ha acquisito forza a un anno dall’investitura a Ceo di Jack Dorsey, giudicato da alcuni analisti, piuttosto scettici a dire il vero, come l’ultima carta da giocare per far compiere il salto di qualità a Twitter. A spingere i piani alti alla vendita vi è anche il palese interessamento di alcuni importanti nomi. Su tutti Google, Facebook e SaleForce. Quest’ultimo, a dire il vero, ha abbandonato l'idea di acquisto di Twitter. Il costo dell’operazione si aggirerebbe sui 20 miliardi, un po’ troppo per un’azienda che, nonostante sia un colosso del cloud, ha recentemente ricapitalizzato per 49 miliardi. Nello specifico, lo stop sarebbe arrivato da Fidelity Investment, l’azionista di maggioranza.

Facebook: monopolista dei social network

Dunque, se Disney non sarà della partita (si era fatto anche questo nome) la sfida si giocherà tra Google e Facebook. Sarebbero palesi, a questo punto, i piani di Zuckemberg. In primo luogo, concorrere con Big G per il predominio del mondo di internet, ancora in mano al colosso di Mountain View. Secondariamente, diventare una specie di monopolista dei social network. Va ricordato, infatti, che Facebook possiede Whatsapp. Forse sarebbe meglio non tifare per Zuckemberg, almeno a giudicare dall’uso che sta facendo dall’inaspettata liaison. Si vocifera, infatti, che sarebbe in cantiere un collegamento tra gli account Whatsapp e i profili Facebook. Lo scopo sarebbe quello di mostrare agli utenti del social inserzioni più pertinenti. Ciononostante, i rischi sul fronte della privacy sono evidenti. Per adesso, tuttavia, si è assistito solo a un cambiamento dei termini di servizio in senso non restrittivo.

Twitter, FB e Google in borsa

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Le azioni Twitter sono quasi ai minimi storici e recentemente hanno nuovamente violato il primo importante supporto di 17.60 dollari. Se non si registra un ritorno veloce sopra tale valore allora si rischia di rivedere le quotazioni anche verso 14 dollari. La sensazione è che i possibili acquirenti interessati stiano aspettando un miglior prezzo per lanciare un'opa e contrattare un miglior prezzo.

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Le azioni Facebook invece continuano a mostrare un chiaro trend rialzista che si è attualmente stabilizzato tra 125 e 132 dollari. Dal grafico weekly si evidenzia il primo supporto a 118 dollari circa. Sul supporto sarebbe molto interessante rientrare al rialzo.

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Anche per le azioni Google (Alphabet inc.) mostrano un rallentamento del trend rialzista nelle ultime settimane e un supporto (ideale per un possibile nuovo acquisto di lungo periodo) intorno a 735 dollari.